di Pasquale Iorio

Una petizione per fermare un altro scempio a Castel Volturno
In una terra come quella di Castel Volturno
– da decenni alle prese con problemi di inquinamento e di speculazione – sarebbe difficile immaginare altri impianti come quelli per lo smaltimento dei rifiuti (anche tossici). Invece non la pensa così la Regione Campania, che ancora continua a considerare questa zona come una sorta di “sfogatoio” dei problemi di una grande area metropolitana. Infatti, nell’Albo Pretorio del Comune è stata affissa una nota per avviare il “procedimento per la realizzazione e la gestione di un impianto di rifiuti pericolosi e non pericolosi” in una zona destinata ad uso agricolo.
Finora il sindaco L. Petrella ancora non si è espresso in merito. A maggior ragione è necessario che le forze democratiche – a partire dai movimenti e dalle associazioni impegnate sui temi del’ambiente e della vivibilità – si facciano sentire. Per scongiurare questo nuovo rischio si sta mettendo in moto un movimento intorno ad una petizione, che ha già raccolto diverse e significative adesioni, a partire da quelle dell’ex sindaco Mario Luise. Per capire l’assurdità del nuovo provvedimento, bisogna tener conto che la zona individuata per il nuovo impianto si trova nel Basso Volturno, area a forte vocazione agricola, nel cuore della Campania Felix e dei “Mazzoni”. Di conseguenza la “realizzazione e la gestione di un impianto di questi tipo” andrebbe ad impattare e a contaminare una vasta superficie rurale e a compromettere l’attività e il reddito degli allevatori e dei produttori, a partire da quelli della mozzarella di bufala (per cui sarebbe utile anche un intervento del Consorzio di tutela DOP). In questo modo, non solo si stravolge e si compromette l’economia della zona, ma si aggrava il degrado/dell’intero/territorio/comunale. Come si legge nella petizione, basta uno sguardo d’insieme al territorio per capire lo scenario disastroso, in alcune zone di ero e propri disastro ambientale. Come sostengono alcuni ambientalisti, se questo ulteriore intervento viene realizzato toglierebbe ogni speranza di una efficace ripresa produttiva e turistica ad una area fondamentale della nostra Regione. Basta vedere i tanti casi di dissesto idrogeologico già prodotti, di speculazione selvaggia e di inquinamento devastante: dall’erosione della costa, in particolare nella zona di Bagnara, ai veleni scaricati dalle acque dei Regi Lagni e del fiume Volturno che stanno distruggendo una delle risorse fondamentali, come quelle del mare e della pineta. Con tutto questo carico di diffusa degradazione ambientale non è assolutamente ipotizzabile in loco un ampliamento delle attività per il trattamento dei rifiuti già esistenti, tanto meno con un altro impianto (visto che qui già ne sono in funzioni altri per la raccolta e lavorazioni industriali).

Giustamente la petizione si rivolge ai cittadini, ma anche alle altre associazioni del territorio, per sollecitare una mobilitazione ed anche per ribadire che Castel Volturno ha già dato troppo. Come è noto a tutti il territorio è ammalato per intero in superficie e nella falda sottostante, ed ha bisogno urgente di essere recuperato e “risanato” con interventi efficaci: oggi si impone un dovere di salvaguardia nel nome del prevalente interesse pubblico e del recupero di una corretta e idonea gestione del suolo ancora libero. E’ questa l’occasione per passare dagli annunci, tante volte sbandierati dalla Regione Campania e dal Comune, ad una politica coerente di tutela e di reale di risanamento. C’è in natura una simbiosi imprescindibile: quando l’ambiente in cui si vive è ammalato, si ammala anche la gente. Qui le malattie infettive e i casi di tumore sono diffusissimi e si sviluppano senza rimedio, a danno della popolazione locale. Inoltre, nella petizione si chiede con forza alle istituzioni di fare la loro parte, in quanto gli Enti interessati, a partire dall’Amministrazione Comunale fino alla Provincia e Regione Campania, hanno il potere e il dovere nei confronti della collettività di bloccare quest’altra sciagurata iniziativa, a tutela esclusiva del territorio e della salute dei cittadini. Giustamente si sottolinea che l’area domiziana ha già pagato un alto prezzo al degrado e al cattivo uso del suolo con interventi e impianti non compatibili con la vocazione naturale del territorio. Da qui discende l’invito rivolto all’’amministrazione comunale di tenere conto – soprattutto in una fase di emergenza sanitaria (covid) – che oggi i provvedimenti di cui c’è urgente bisogno nella piana e sulla costiera sono “unicamente quelli relativi al risanamento igienico e sanitario, alla bonifica, al recupero e alla tutela dei beni ambientali e culturali”.

Pasquale Iorio




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