di Pasquale Iorio

Una bella fotografia della mancata industrializzazione del Mezzogiorno d’Italia. E’ stato pubblicato nei mesi scorsi il volume-dossier “ La grande illusione” di Bruno Ranucci, Vercelli 2019
In una terra dove c’è poca attenzione e non si parla molto delle lotte sociali, della storia (per tanti versi gloriosa) del movimento operaio e sindacale, va salutato con interesse il nuovo saggio “La grande illusione” di Bruno Ranucci, sindacalista Cisl dell’antica scuola di Giulio Pastore, Pierre Carniti e Franco Marini, che oggi vive da pensionato attivo a Vercelli, dove è stato Segretario generale della Cisl Territoriale.

L’autore è nato nel 1948 a Sparanise in provincia di Caserta. A quelle terre della Campania Felix è rimasto profondamente legato e soprattutto ha portato nel suo cuore di migrante e di sindacalista cislino il suo paese natale, la sua piccola patria, cui oggi rende omaggio con questo denso, ponderoso volume (oltre quattrocento pagine) che ci racconta la storia della Manifattura Ceramica Pozzi. Come è stato recensito su L’Etruria, emerge dal saggio una storia che doveva essere di modernizzazione e di progresso industriale del nostro mezzogiorno d’Italia ed invece si è rivelata una scommessa fallita, una “ grande illusione” spazzata via dalla globalizzazione di fine Novecento e dai nuovi processi industriali della rivoluzione tecnologica iniziata nei primi anni del XXI secolo ed in via di consolidamento nonostante tutti i bradisismi, i terremoti che oggi si abbattono non solo nel nostro Sud , ma nell’intera Italia. Una storia che con questo articolato e documentato dossier Bruno Ranucci ripropone allo studio e alla memoria collettiva non solo della sua città natia, ma a tutti gli italiani che hanno a cuore l’uscita dal tunnel morale, civico e politico in cui il nostro Paese è precipitato con la crisi mondiale della prima globalizzazione del 2008 e che oggi viene acuita e drammatizzata dalla pandemia Covid-19.

Come è stato ben sottolineato su giornale on line L’Etruria.it, si tratta di una narrazione di grande attualità, se si tiene conto che quell’angolo di Terra Laboris, in cui nacque Bruno, oggi sembra essere sepolto sotto le ceneri di uno sviluppo speculativo e predatorio ( che ancora oggi in modo carsico riemerge, nonostante i suoi fallimenti e i suoi delitti ). Basti pensare che nella ex area industriale si trova una delle più grandi e devastanti discariche d’Europa di rifiuti industriali e tossici. Questo libro di Ranucci, con il suo denso e interessante archivio di documentazione di atti e immagini, si riconnette alle lotte dei giovani e di riviste come Caleno24ore.com, che da anni si battono per la bonifica ed il risanamento di quel’area molto vasta. Il saggio ci ripropone questa realtà come come monito politico e sindacale per guardare ancora avanti con speranza e coraggio in un’ Italia che dovrà pur uscire presto da questo inverno istituzionale, secondo anche gli insegnamenti di Giulio Pastore, richiamati nel libro alle pagine 62-66 sul “ fattore umano” come la chiave di un nuovo sviluppo, di un nuovo domani che sappia impegnare sindacati e partiti per avere nuovamente un progresso costruito con “ l’uomo al centro di ogni preoccupazione”.

In sintesi vi riferiamo il contenuto di quest’interessante e prezioso libro di Bruno Ranucci, che ci dà un “ focus” indispensabile per capire perché una terra agricola, ricca di civiltà contadina e di felicità pastorale, si sia trasformata prima nella cosiddetta “ Brianza del Sud” e quindi in “Terra dei Fuochi”. Il volume si compone di tredici capitoli in cui vengono narrate le vicende politiche e sindacali che portarono alla realizzazione dello stabilimento Ceramica Pozzi di Sparanise, il più importante del Mezzogiorno in quel periodo, in una grande area lungo la via Appia. Dal primo capitolo al quinto si ricostruisce la storia dell’insediamento, che fu fattore di sviluppo industriale con una buona crescita di occupazione operaia e di tecnici (più di 2.000 lavoratori), grazie ai fondi dell’intervento straordinario della Cassa per il Mezzogiorno. I capitoli dedicati alle varie iniziative ed attività promosse dalle organizzazioni sindacali rappresentano una lettura di interesse sociale: da quelle per la battaglia sulle “150 ore” ai seminari di formazione continua sul salario, sul cottimo e sull’organizzazione del lavoro. Anche le sintesi essenziali dei capitoli sei e sette ( pagina 179 e seguenti) dedicate a vicende di storia italiana ormai nota e ricostruita sono di grande importanza per inquadrare la vicenda industriale di Sparanise nel più ampio quadro del fallimento dello sviluppo industriale del Mezzogiorno d’Italia che fu senz’altro dovuto al ruolo delinquenziale dell’affarismo, coperto dalla P2, di alcuni protagonisti del mondo imprenditoriale, che furono anche noti a livello internazionale come Michele Sindona, Raffaele Ursini e Salvatore Ligresti. Nella parte conclusiva, il libro di Ranucci ci racconta la fase decadente dello sviluppo industriale dell’Asi Sparanise. Una fase avviata negli anni 1970 e segnata da grandi lotte operaie e da manifestazioni, che coinvolsero anche i movimenti giovanili e gli artisti a livello dell’intera provincia di Caserta. Da tutto il volume emerge un prezioso racconto storico, ricco di un corredo archivistico di grande valore di manifesti, verbali vari, di documenti e di foto, che rendono visive le speranze e le contraddizioni di una delle storie più emblematiche della “mancata modernizzazione” del Mezzogiorno. Ma anche un racconto, una bella fotografia, che non nasconde l’amarezza dell’autore rispetto ad una classe dirigente che non si è dimostrata all’altezza dei nuovi processi di innovazione produttiva e di trasformazione su larga scala, aiutando così a spazzar via quella “grande illusione” che anche il giovane Bruno Ranucci aveva coltivato assieme ai suoi conterranei in quei lontani decenni di metà Novecento.

Per saperne di più: Bruno Ranucci, “La grande illusione. L’industrializzazione del mezzogiorno: la manifattura Ceramica Pozzi di Sparanise”, Vercelli,2019.

Pasquale Iorio, le Piazze del Sapere


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