per partecipare mercoledì collegati al link:

http://meet.google.com/gse-gdvm-jpa

Su la Repubblica di Venerdì 8 maggio Alberto Asor Rosa ha scritto sulla Scuola il suo ‘Elogio della classe‘.

Sulla sua pagina FB Michele Mezza è intervenuto in modo critico contestando ad Asor Rosa di sottovalutare il fatto che ” L’eLearning in questi due mesi ha mostrato nell’ambito del permanente scambio fra quello che si perde e quello che si acquista tipico della modernità, quali nuove frontiere può raggiungere una esperienza didattica con Infiniti ospiti, con orizzonti filmati imprevedibili, e suggestioni continue che permettono allo studente di sorprendere il professore” .

In questa discussione è intervenuto anche Pietro Folena che mercoledì pomeriggio dalle 16 discuterà con Nuccio Ordine e con tutti i partecipanti al VIDEOFORUM, tra l’altro ha sostenuto:

” …Il tema non è la potenza innovativa del sapere a distanza -che fra l’altro nell’ultima parte dell’articolo Alberto Asor Rosa riconosce- né la funzione sociale della didattica dell’emergenza (come giustamente qualcuno la chiama). E neppure quello di ripensare le modalità organizzative della scuola fisica. I temi di cui discutiamo sono l’età dell’infanzia e quella dell’adolescenza, che non possono vivere il sapere come un mero tema di trasmissioni di nozioni, ma che hanno bisogno di una comunità fisica, materiale, in cui siano misurabili fattori emozionali, e in cui ci siano dinamiche non misurabili. La gerarchia della scuola -per la verità divenuta fortemente orizzontale in questi anni- e le figure di autorità degli insegnanti sono decisive come bilanciamento e alternative delle figure genitoriali. Un luogo fisico nella quarantena scolastica oggi c’è, ed è la casa, l’appartamento, talvolta piccolo e angusto, con l’autorità e il controllo dei genitori che fisicamente si sostituiscono agli insegnanti.

L’elogio della classe, come comunità umana, di Asor Rosa non mi sembra nostalgia del passato ma indicazione di cosa ci dobbiamo portare nel futuro. Di questo discuteremo con Nuccio Ordine nel seminario promosso da Gianfranco Nappi e da Infiniti Mondi il 13 maggio, insieme a Nuccio Ordine.”

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2 commenti

  1. Il ragionamento di Mezza trascura la fondamentale dimensione educativa della scuola in presenza, che si sostanzia anche nella gestione dei corpi, il proprio in relazione a quelli degli altri e delle altre, della voce, della mediazione necessaria tra l’affermazione di sé (delle proprie idee) e il riconoscimento degli/le altri/e, dell’addestramento ad affrontare il conflitto che la scuola, per il fatto stesso di far convivere nello stesso (esiguo) spazio i corpi e le intelligenze più diversi, offre.

  2. Spesso i commenti sintetici possono creare semplificazioni che alimentano equivoci.
    Io accolgo volentieri tutte e quattro le osservazioni e, la lettura attenta dell’articolo di Asor Rosa non mi sollecita critiche negative perché contestualizzo la visione di un nostro grande studioso contemporaneo, anche coraggioso nei decenni precedenti. Questo periodo “impone” un’importante e direi radicale complessiva Riforma del Sistema Scolastico Italiano, non interventi frammentari e contingenti, dando spazio veramente all’ascolto e alle proposte degli artefici competenti e appassionati/appassionanti (al di fuori di riconoscimenti economici e di prestigio sociale): i docenti e i dirigenti scolastici che vivono quotidianamente la scuola. Dopo la laurea ero avviata (con riconoscimento concreti) alla Ricerca Universitaria ( Tesi: Psicologia del Lavoro in Unione Sovietica,base per un cammino di studi veramente accattivante ) ma poi il Terremoto dell’80 ha cancellato tutto per me. Ho scelto la scuola … ma mai come ripiego e la metodologia della ricerca è stato veicolo per appassionarmi all’insegnamento adottando, con studio costante, strumenti di analisi e metodologie ( e quindi contenuti ) didatticamente innovativi. So di essere stata un’insegnante coraggiosa (per cui ho pagato prezzi anche nel mondo della sinistra) il mio lavoro mi è piaciuto tanto e credo di averlo svolto bene, ma mi sono sempre chiesta: perché sulla scuola parlano troppo e teorizzano molto coloro che non sono mai stati immersi nei quotidiani lavori di classe (sempre inseriti in una progettualità dinamica) in istituti spesso con situazioni di dirigenza autoritaria , con proclami ministeriali di rinnovamento ma in condizione di precarietà materiale e con tentativi di imposizioni didattiche conservatrici. L’energia richiesta e le ore di lavoro non sono state mai quantificate perché era prioritario l’obiettivo della qualità. Tante volte sono state consapevolmente sacrificate carriere personali. Credetemi, c’è tuttora una miriade di esperienze esemplari ( molto disperse) e la mia breve narrazione personale, spero non noiosa, ha un solo scopo: Progettazione futura interdisciplinare con esperti in più campi ma, soprattutto, con docenti per scelta appassionati /appassionanti. La passione pretende competenze da accrescere, l’appassionante è l’empatìa che cresce anche con le competenze.

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