È un periodo di leggera euforia che ci pervade. Questa cosiddetta Fase 2 con buone notizie di diminuzione dei contagi sembra contagiare di euforia, scusate il gioco di parole, un po’ tutti. Incontro tante persone senza mascherina, gruppi di persone che parlano amorevolmente per strada, ragazze e ragazzi in tenuta estiva e infine i camorristi che tornano a sparare e a inquinare la nostra aria, terra e mare.

Leggendo sui social e i giornali, ho saputo che a pochi metri da casa mia, abito ai Quartieri spagnoli, hanno fatto una “stesa” intorno alle 23.00 e abitando al primo piano la notizia mi ha inquietato visto che durante la quarantena per fare le videochiamate la sera mi mettevo alle spalle la finestra che affaccia sul quel tratto di strada. Quindi paradossalmente questa abitudine e serenità a stare vicino ai balconi che avevo acquisito in questi giorni di segregazione a casa dovrà terminare.

Ripartire con le attività lavorative è dura. Nel mio piccolo gli stessi impianti e macchine hanno avuto difficoltà, mi è capitato allo Sfizzicariello un accidente che oltre al danno economico è stato un principio di incendio in una presa elettrica. Subito siamo intervenuti con l’estintore e presenza di spirito. Questa ci ha provocato una terribile paura. Infine il registratore di cassa che abbiamo trovato rotto e quindi abbiamo dovuto farlo riparare, con altri costi.

A questo si associa l’esplosione della fabbrica ad Ottaviano, con la morte di un lavoratore. Una vicenda terribile che ci fa pensare che il “fermo” ha fatto danni terribili anche di natura impiantistica con conseguenze sulla vita dei lavoratori con grande paura e ulteriore segregazione in casa delle persone che abitano in quelle zone.

Non nascondo che ha dato anche a me una sensazione di rilassamento, ma la parte mia razionale e anche di sesto senso mi ha messo in allarme. Troppo facile e bello per essere vero. Ma la cosa che più mi preoccupa con cognizione di causa sono varie cose: la prima è che si pensa di tornare alla vita di prima, la “normalità”, senza aver preso nuovi metodi e strumenti precauzionali; la seconda trascurando e semplificando il contraccolpo che per sintesi chiamo psicologico dovuta alla segregazione in casa, alla paura di respirare l’aria e il controllo ripetuto delle forze dell’ordine, quest’ultimi sebbene facciano il loro lavoro anche con garbo, è sempre ansiogena una persona armata che ti chiede dove vai, perché vai e cosa dichiari come la battuta del “fiorino” di Troisi e Benigni.

Il contraccolpo psicologico continua a essere trascurato e nascosto,
con la tipica frase “non ci pensare, tanto passa”. Ma rimuovere come se fossero dei files difettosi le nostre ansie, paure, momenti depressivi avrà una ricaduta sulla nostra vita enorme causando tragedie personali e familiari incommensurabili. Questo perché siamo una società che non fa mai i conti con le proprie fragilità e senza rendersi conto che la conseguente non relazionalità con le altre persone causa il crollo dell’economia reale e la sfiducia nelle istituzioni pubbliche e politiche.

Infine vorrei ricordare nella maniera più rispettosa la persona che si è tolto la vita a Barra. I giornali hanno parlato di imprenditore, cercando implicitamente la causa nei motivi finanziari. Naturalmente i familiari, a cui va tutta la mia vicinanza, hanno sottolineato che il congiunto soffriva da tempo di depressione e il gesto non era dovuto a problemi di natura economica. Dico questo perché l’approccio comune è sempre di tipo materiale e non si riesce a vedere l’aspetto più intimo e relazionale di tutti quanti noi, causando una lettura distorta delle reali conseguenze di questa maledetta pandemia di Covid-19.

Carlo Falcone Presidente Arte Musica e Caffè Cooperativa Sociale (Sfizzicariello) . Presidente Associazione Sudd



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