L’intervento di Alfonso De Nardo su InfinitiMondi.eu centra un tema fondamentale per un’efficace gestione delle politiche pubbliche d’intervento per la ripresa dell’economia. Certo è presto, in assenza di un documento ufficiale, del Governo o delle forze politiche che lo sostengono, emettere un giudizio definitivo sulle sue politiche ma, dai frammenti di analisi apparsi sulla stampa, sembra emergere un’opzione, se non una predilezione, per una politica economica basata sulla distribuzione d’incentivi alle imprese in relazione a diversi obiettivi. Questo metodo è stato per lungo tempo adottato dalle politiche di sviluppo, in particolare nel Mezzogiorno, senza produrre grandi risultati.
La critica di De Nardo parte dall’elargizione degli incentivi finalizzati a ristorare le imprese che hanno subito perdite consistenti durante il lockdown interno e il blocco dei trasporti internazionali che ha frenato i flussi di esportazioni. Passa poi ad analizzare le politiche di risanamento ambientale, evidenziando come il salto qualitativo del sistema produttivo in direzione green richieda interventi territoriali da parte di tecnici e competenze già presenti nelle istituzioni regionali – o eventualmente da formare – che monitorizzino lo stato ambientale nei territori, rilevino comportamenti scorretti o illegali da parte delle imprese, favoriscano l’applicazione di sanzioni.


Certamente questo, nella Regione Campania, sarebbe un sistema molto più efficiente del mero intervento repressivo delle forze dell’ordine che, per contrastare gli incendi di rifiuti all’aperto devono solo sorprendere l’incendiario con il cerino in mano. Un metodo inefficace perché interviene solo a valle del problema, quando sarebbe opportuno invertire questo processo partendo a monte dalle motivazioni che generano questi comportamenti illegali e criminali per i loro effetti sulla salute delle popolazioni locali.

La realtà è che la crisi finanziaria del 2008, su cui si è poi innestata la crisi del debito sovrano, ha prodotto una caduta della domanda interna ed europea, mettendo le PMI meridionali di fronte alla necessità di spostare i loro mercati di riferimento verso destinazioni extra-europee. Questo cambio di orizzonte non è stato seguito da tutte le imprese meridionali ma, prevalentemente, dalle imprese di dimensione media che hanno trascinato anche quelle piccole, se in rete e disposte a cooperare. Una quota d’imprese micro e piccole del settore tradizionale è rimasta sull’asfittico mercato interno perseguendo una strategia di prezzo per competere con produzioni similari di bassa qualità provenienti da economie emergenti.

La cosiddetta “Terra dei Fuochi” in Campania nasce proprio da quest’opzione strategica, con imprese che alimentano l’economia sommersa e di contraffazione, utilizzando lavoro irregolare, non rispettando le normative sulla sicurezza del lavoro e smaltendo illegalmente i rifiuti industriali. Né, ovviamente, tali imprese hanno adottato innovazioni di processo utilizzando il Piano Industria 4.Affrontare una problematica così complessa, semplicemente elargendo incentivi, non inciderebbe nel vivo del tessuto produttivo, poiché micro e piccole imprese rappresentano la quota maggiore d’imprese meridionali. Si tratta di partire dai territori disponendo d’istituzioni intermedie e tecnici qualificati, sia per il trasferimento e l’adattamento delle innovazioni tecnologiche, sia per un salto qualitativo green delle tecnologie utilizzate.
Non è cosa semplice, me ne rendo conto. D. Rodrick (2004) ha identificato il problema dell’adattamento di nuove tecnologie in produzioni tradizionali, come un caso di fallimento del mercato, poiché non vi sono incentivi ad attuarlo da parte degli imprenditori. Se qualcuno lo attua per primo, gli altri imprenditori attenderanno il risultato e se è negativo, il danno sarà solo per il primo sperimentatore. Gli altri seguiranno solo in caso di successo. Se nessuno lo avvia, quel sistema produttivo rimarrà fermo alle vecchie e inquinanti tecnologie.
Cura dell’ambiente e adozione di nuove tecnologie, richiedono quindi un approccio territoriale delle politiche, tese ad immetter innovazione, favorendo la crescita dei vantaggi derivanti da economie di agglomerazione, particolarmente deboli nel Mezzogiorno. Si tratta di tornare a “sporcarsi le scarpe” seguendo il metodo di rossi-doriana memoria, per capire le problematiche locali e proporre soluzioni e favorire la crescita di coesione sociale nei territori, ricordando che costruire comunità territoriali può rappresentare un formidabile presidio contro l’illegalità ambientale diffusa, oltre che la base costitutiva per un nuovo rapporto tra l’uomo e il suo ambiente fisico, costruito ed antropico, ricostruendo questo rapporto identitario, sulla base di un progetto di risanamento ambientale e produttivo, oltre che di valorizzazione delle risorse note o nascoste.
Achille Flora Università degli Studi L’Orientale

Riferimenti:
Rodrick D.,2004, Industrial Policy for the Twenty-First Century, KSG Faculty Research Working Paper Series RWP04-047, November.

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1 commento

  1. Come ho sempre sostenuto ,avendo vissuto parecchio in quelle zone, la TERRA DEI FUOCHI e’ erroneamente classificata. In effetti i FUOCHI vengono accesi da diversi ROM ,presenti nei paraggi per bruciare la ricopertura di plastica dei fili di RAME ,che per loro sono ORO.

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