di Gianfranco Nappi
Sembra davvero paradossale il fatto che di fronte alla più grave crisi sanitaria, sociale ed economica che ha investito l’Europa, e il Mondo, stentino ancora ad emergere le consapevolezze necessarie per affrontare la situazione nuova.
Abbiamo scritto nei giorni scorsi che il di più di sofferenza a cui siamo esposti è il portato diretto della risposta neoliberista alla crisi del neoliberismo: ieri con parole naturalmente più efficaci Moni Ovadia e Francesco Magris dalle colonne de il Manifesto hanno sottolineato la follia di aver preteso ”  di correggere le defaillances del neoliberismo iniettando nel sistema una dosa ancor più massiccia di neoliberismo…”.
Finalmente la BCE ha deciso di mettere in campo un intervento forte teso a fronteggiare le spinte speculative che già si stavano addensando contro alcuni paesi, Italia in primis: i 750 mld di euro per il QE fino alla fine dell’anno.
In questo modo si terrà l’euro al riparo dai pericoli di deflagrazione.
Ma questo è solo un aspetto del problema. E forse neanche il più risolutivo.
Il tema di fondo è come mettere a disposizione quote rilevantissime di risorse europee, fresche, direttamente del circuito economico, produttivo, sociale : il QE non risponde a questa esigenza, come si è visto già nel recente passato.
E questo non riguarda questo o quel paese ( come se il problema fosse italiano oggi, francese domani, magari tedesco solo dopodomani…), a cui magari consentire quote controllate di sforamento del deficit, sospensioni dei parametri e dei vincoli del 3%…
In questa direzione va appunto la scelta, pur così rilevante, della Commissione Europea, annunciata ieri dalla sua Presidente Ursula Von Der Leyen che ha sostanzialmente detto: sospesi i vincoli del Patto di stabilità, ciascun paese si muove per rispondere alle proprie esigenze.            Il punto è esattamente questo, non di sola possibilità per i singoli Stati si dovrebbe  trattare . La questione non è di festeggiare perché ci vengono consentiti nuovi livelli di indebitamento, che poi peseranno comunque su di noi.

Il tema di fondo, ineludibile, è quello  di  una politica europea, di  una strategia comune per risorse comunitarie aggiuntive, sottratte al debito e alle potenziali azioni speculative,  da investire nei singoli paesi: quella strategia bloccata dai rigoristi.
Saranno Eurobond, saranno le risorse del Meccanismo Europeo Salvastati, saranno le seconde poste a garanzia dei primi: ma se non è di questo che parliamo, di cosa allora si discute?
Certo, il MES andrebbe preso  solo come  riferimento per uno strumento necessario oggi del tutto nuovo e diverso rispetto a quello esistente e  che del vecchio può conservare giusto il nome: e sì che di salvezza degli Stati stiamo parlando.
Ma nell’ottica di oggi non ci sono troike da insediare, maltolti da restituire poi, controllati e controllori…..Nell’ottica di oggi c’è un grande investimento da mettere in campo, di svariate centinaia di miliardi,  che valga per tutta l’Europa e sia indirizzato verso gli Stati più esposti nella lotta al coronavirus: tra un po’ , praticamente tutti quelli europei.
La Germania lo capisce? I paesi del Nord Europa lo capiscono?
E’ evidente che o si capisce questo o non so cosa potrà succedere. Nessuno si illuda però che, superata la crisi, se ci si riesce in ordine sparso, poi ci si ritrovi un panorama europeo dal quale ripartire più o meno tranquillamente: dopo, ci sarebbero solo macerie tante e pochissime speranze.
Segnalo su questi nodi economici e di strategia europea, tre contributi importanti: il primo di Andrea Fumagalli da Effimera :  http://effimera.org/la-vendetta-del-welfare-di-andrea-fumagalli/
il secondo da il Manifesto di Laura Pennacchi :   https://ilmanifesto.it/eurobond-e-mutualizzazione-del-debito-per-cambiare-la-rotta/#
Il terzo invece ci spinge a riflettere sui guasti generati dalle politiche di austerità e di tagli allo Stato Sociale, mentre peraltro le spese militari continuavano a crescere. Alfio Nicotra segnala questo studio da Altraeconomia:   https://altreconomia.it/tagli-alla-sanita-spesa-militare/

Emerge anche un altro grande tema di fondo rispetto alla diffusione del coronavirus che tende a legarne la forza diffusiva e letale anche agli effetti del degrado ambientale.                                                                                       Vittorio Mazzone segnala questo contributo di Gianni Tamino, storico ambientalista, http://www.ilcambiamento.it/articoli/gianni-tamino-cosa-ci-sta-insegnando-questa-pandemia                                                                   mentre ieri su il Manifesto è comparsa una interessantissima riflessione di Piero Bevilacqua :      https://ilmanifesto.it/ambiente-e-pandemia-il-drammatico-connubio-della-pianura-padana/

Infine, segnalo da Ytali.com questo contributo di Michele Mezza che apre uno scenario di riflessione, e di possibile azione, di non secondaria importanza e dalle conseguenze non piccole. https://ytali.com/2020/03/20/la-viralita-della-rete-contro-il-coronavirus/

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