Due giorni fa, i miagolii di gatti sotto il balcone di casa mi hanno tenuto sveglio per buona parte della notte fino all’alba. Non sapevo all’inizio che fossero miagolii di gatti, perché sembravano lamenti di persone in carne ed ossa. Stavo quasi per affacciarmi alla finestra e vedere chi fosse in difficoltà. Poi mi sono ricordato di mia madre che mi diceva dei gatti innamorati e delle loro serenate fatte di miagolii.
Che strano, i gatti continuano le loro manifestazioni d’amore incuranti di tutte le norme di salvaguardia per tenere lontana la pandemia del coronavirus; mentre per noi, sospese le lezioni nelle scuole, spettacoli pubblici annullati; congressi, meeting, persino manifestazioni sportive a data da destinarsi. Anche alla Messa, niente strette di mano, niente contatti tra i fedeli, almeno tra quei pochi che vanno in chiesa. Insomma tutto è sospeso, si attende solamente che la bufera passi. Vedere, però, quelle immagini delle città in zona rossa, senza la gente per le strade, non è una novità, almeno per chi come me vive in paese. Da tempo, molto prima del coronavirus, ci siamo abituati a vedere paesi irpini vuoti a qualsiasi ora del giorno; anche di domenica, quando una volta la piazza si affollava prima e dopo l’ora della messa in chiesa.
Eppure, per chi ha già vissuto situazioni di emergenza più o meno analoghe, l’impatto con questa pandemia è meno forte. Chi, come me, ha avuto l’esperienza del terremoto del 1980, sa che impostazioni sbagliate del superamento dell’emergenza compromettono gli eventi futuri. Quarant’anni fa, a causa del sisma, le scuole nei paesi gravemente colpiti restarono chiuse per circa due mesi. Poi si riprese l’attività e dignitosamente fu portato a termine l’anno scolastico.
Forse abbiamo perduto la voglia di narrare le nostre esperienze,nel bene e nel male,quali attori, o spettatori, di eventi importanti. Fare, cioè, come fece Michele Giustiniani che raccontò il contagio di Avellino del 1656 “per istruzione della posterità”. La sua narrazione, infatti, rimane; le cronache dei nostri tempi dureranno il tempo di sfogliare un giornale, o digitare “like” su facebook.
Quattro secoli fa l’abate Giustiniani capiva che il problema non era soltanto quello della morte per contagio, ma anche quello di una crisi economica e sociale spaventosa.” Che i cittadini più civili, i quali sogliono vivere d’entrate, essendo elleno quasi tutte nelle nocciuole” a causa dell’eruzione del Vesuvio del 1631,” erano

essi ridotti dall’ora in qua a malissimo termine”. E le entrate “che si traggono dalle pigioni di case, di botteghe, e di magazzini, cessato il commercio, venivano grandemente a diminuirsi e a rendersi poco esigibili”, “e similmente quelle del vino, il quale, per lo medesimo rispetto, non si potea così facilmente smaltire”. Lo stesso accadeva per “i farinari, i quali impiegano il loro avere nella compera de’ grani”. E gli artigiani “perduta l’occasione dello smaltimento delle loro faccende per la proibizione del commercio, si rendeano degni di compassione e d’aiuto”. E tutti gli altri? “La gente bassa, della quale abonda il paese, applicata specialmente all’esercizio della dogana, levata questa per lo divieto del commercio, era esposta non solo a manifesta miseria, ma ad aperto mutinamento di dare in ogni caso il sacco a più commodi cittadini”.
E i ciarlatani dei tempi nostri, hanno avuto degli antenati, degni di essere ricordati dal Giustiniani? Non se ne trovano nelle sue memorie. Sfortunatamente li abbiamo tutti nel tempo nostro.

Virgilio Iandiorio

Docente e Dirigente scolastico. Autore di diverse pubblicazioni su vicende e personaggi del Mezzogiorno. Ha anche curato una traduzione dal latino al volgare del De bello neapolitano dell’umanista napoletano Giovanni Pontano.

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2 commenti

  1. Grazie, “2020 – 1656 ” mi ha coinvolto molto non solo per i riferimenti storici (eruzione del Vesuvio 1631 e Avellino 1656) ma soprattutto ciò che riporto “Eppure, per chi ha già vissuto situazioni di emergenza più o meno analoghe, l’impatto con questa pandemia è meno forte. Chi, come me, ha avuto l’esperienza del terremoto del 1980, sa che impostazioni sbagliate del superamento dell’emergenza compromettono gli eventi futuri” …. Io, da napoletana, sono stata volontaria responsabile dell’ Arci/ragazzi nazionale , per circa due mesi – in trincea – come si dice tanto in questi giorni – e … dopo è stato molto doloroso verificare l’evoluzione, o meglio l’involuzione degli interventi e dei fatti vergognosi che hanno caratterizzato i lunghi anni post terremoto dell’Irpinia. La memoria storica diventa bella retorica negli anniversari, ma di fatto sembra trasformarsi in un involucro superfluo ed in impotenza e solitudine dei terremotati …. e anche gli eventi dell’ultimo decennio ce lo confermano.

  2. Grazie di questo parallelo che ci dimostra come studiare il passato non sia mai inutile, anche se poche volte apprendiamo davvero.

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