Se il mondo vive in una dimensione di piena globalizzazione e di intenso movimento, è evidente che la diffusione di malattie, di virus nuovi è parte della condizione della contemporaneità.

COVID 19 non si sottrae a questa elementare evidenza.

E, probabilmente, siamo solo agli inizi di una diffusione che è destinata a crescere a livello mondiale ed in Europa in primo luogo, dopo l’espansione diffusa nelle zone della Cina da cui ha preso le mosse.

Lasciava interdetti l’atteggiamento di ieri nei confronti dei nuovi ‘untori’ cinesi.

Ed oggi lascia allo stesso modo interdetti l’atteggiamento nei confronti dei nuovi ‘untori’ italiani.

E domani lascerà egualmente interdetti lo stesso atteggiamento verso Francesi o Tedeschi, come già si preannuncia, nessuno si illuda.

E, allora, torniamo ad una regola fondamentale di questo mondo contemporaneo: nessuna sfida si vince al di fuori di un quadro concertato e coordinato di politiche, di sforzi, di misure volte alla sicurezza generale.

Se le risorgenti e risorte piccole, o grandi, ‘Patrie’, si dimostrano inefficaci da sole per contrastare fenomeni di questo tempo come i cambiamenti climatici, che poi recano con se’ fenomeni migratori significativi, e se, allo stesso modo, questa strada del ‘Prima me’, è meno che mai utile ad affrontare crisi e contrasti internazionali che invece da essa sono esasperati ed amplificati, anche negli effetti drammatici sulle popolazioni civili, allora si vede bene come ci sarebbe davvero bisogno di una rinnovata capacità di lavoro comune a livello globale e a livello europeo intanto.

Il guasto di populismi e nazionalismi di ritorno già produce i suoi effetti. Prima ce se ne renderà conto e meglio sarà.

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