Il 28 settembre si terrà a Roma la seconda riunione ministeriale sull’acqua dell’Unione per il Mediterraneo e l’On. Letizia Moratti, in vista di questo appuntamento, ha affrontato sulla Stampa del 21agosto u.s. in modo assai lodevole il tema delle risorse idriche nazionali come tema strategico per la vita civile e l’assetto produttivo del Paese.
Da tempo nel nostro Paese la questione delle risorse idriche viene alla ribalta in occasione di eventi calamitosi che hanno creato danni enormi ad intere regioni come il caso dell’Emilia Romagna di qualche anno fa o, come in questo momento, per la grave siccità che colpisce il Po ridotto ad un rigagnolo, con grandi conseguenze sull’agricoltura e sugli allevamenti.
Comunque si guardi al tema dell’acqua, è di immediata evidenza che si tratti di un tema vitale, nel senso letterale del termine, sia che si discuta delle perdite sulla rete delle nostre città, sia che si parli di agricoltura, sia che si parli della captazione delle sorgenti e delle grandi reti di adduzione, sia anche del riutilizzo delle acque di depurazione ad uso agricolo ed industriale.
Ma non è secondaria l’importanza che l’uso delle risorse idriche riveste nella vasta rete di canali costruiti nei decenni, a partire dalle bonifiche, nel sistema delle dighe, e, più in generale, per l’assetto idrologico ed idrogeologico del nostro territorio il cui sistema di sorveglianza e di monitoraggio, che era un vanto del nostro Paese, è stato pressochè smantellato.
Si tratta, dunque, di un SISTEMA che va visto nel suo complesso perché ogni singolo aspetto, anche il più particolare, è solo una parte di esso.
Se così stanno le cose allora la questione della gestione di questa vitale risorsa che consiste nel ciclo integrale delle acque non è un aspetto secondario per due ragioni:1) perché l’acqua è un bene-capitale naturale non del tutto riproducibile, costituzionalmente protetto in quanto proprietà pubblica,2)perché un tale sistema, la sua tenuta, la sua continua manutenzione richiede una notevole mole di investimenti che nessun investitore privato sarebbe, obiettivamente, in grado di sostenere in modo remunerativo. Naturalmente ciò non vuol dire che l’intero costo della risorsa idrica e il suo uso da parte degli utenti debba essere, interamente, a carico dello Stato o del pubblico a livello Regionale e locale, ma vuol dire semplicemente che la risorsa deve essere sottratta alla logica del profitto e restare nella piena disponibilità del pubblico. Una equa politica tributaria da parte dei gestori pubblici, che combatta elusione ed evasione del tributo, copre in modo ragionevole una parte dei costi del servizio.
Si tratta di correggere in modo risoluto l’indirizzo di politica economica degli ultimi trenta anni che ha privatizzato assetti importanti di economia pubblica compresi, ENI ed ENEL, gioielli del nostro Paese, i cui campi di intervento, in altrettanti capitali naturali, tante analogie hanno con l’acqua. E stato un gravissimo errore ridurre la presenza dello Stato in ENI al 31,1%,(il resto UE, USA, Canada); ed ENEL 7,1% Italia( il resto GB 11%, EU 25% USA 46,2% ecc).Tutta la partita privatizzazioni ha fruttato alle casse dello Stato dal 92 al 2007, secondo un rapporto della Corte dei Conti del 2011, 150 miliardi, una goccia nel mare del debito che è passato dal 105,5 del ’92 a quasi il 140% attuale
L’acqua non può e non deve avere lo stesso destino. Ha ragione chi sostiene che il dlgs 201 del 2022 non obbliga, come anche affermato dalla Corte dei Conti, alla rinuncia ad una Azienda Speciale(non è stato abrogato l’art.114 del TUEL) Infatti è data “anche l’ammissibilità dell’Azienda Speciale medesima, o della gestione in economia, in relazione alle gestioni in forma autonoma del Servizio Idrico Integrato ai sensi dell’articolo 33 comma 3 del decreto legislativo n201 del 2022”. (Servizio Studi-Dipartimento Istituzioni-Camera dei Deputati)
L’On. Moratti coglie l’esigenza di una direzione nazionale per la sicurezza idrica ed individua una cabina di regia permanente capace di coordinare Governo, Regioni, Autorità di bacino ecc. Può darsi che questa proposta, se ben incardinata possa rispondere alle esigenze di governo effettivo del sistema, ma io non escluderei la costituzione di un Ente Pubblico Economico sul modello originario di ENI od ENEL, strutture nate agili e con grandi dotazioni di strumenti e personale tecnico. Un Ente così strutturato, di coordinamento dei livelli inferiori ma di direzione operativa nell’approvvigionamento, nella sicurezza delle reti e di tutto ciò che attiene all’intero ciclo delle acque, risponderebbe certamente all’obiettivo di rendere sicura “la prima infrastruttura del Paese, perché senza acqua non esistono agricoltura, energia, industria, innovazione, ecosistema e vita”.
Arturo Marzano

