L’area attorno a Pozzuoli vive da vent’anni una crisi del bradisismo che ha visto il terreno alzarsi di oltre un metro e mezzo. E a partire dal 2023 i terremoti sono aumentati di frequenza e intensità. Undici volte in due anni e mezzo hanno superato la magnitudo 4, in un contesto previsionale – quello almeno comunicato – che la soglia che si poteva raggiungere poteva toccare magnitudo 4.4. Certamente inquietante, ma con effetti di disagio e di pericolo fondamentalmente contenibili, in un contesto complesso in cui insistono servizi importanti, a partire dallo stadio, e ora i lavori della bonifica e della Coppa America. Con la scossa giunta a magnitudo 4.7 siamo largamente in area di pre-disastrosità, e si è purtroppo visto. Le previsioni sismiche hanno strutturalmente un margine aleatorio, e tuttavia, proprio per questo, ci chiedono sempre di ipotizzare lo scenario meno favorevole, sulla scia di quello che in etica della scienza e della tecnica va sotto il nome di “principio di responsabilità” (H. Jonas), nella cui struttura logica e argomentativa trova utilmente spazio, anche se fastidiosa da gestire, “l’euristica della paura”.
Un’istanza che reputo ineludibile dopo la “botta” sismica di venerdì sera, e soprattutto dopo le dichiarazioni di Lucia Pappalardo, direttrice dell’Osservatorio vesuviano dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, a Repubblica che la magnitudo a Pozzuoli può arrivare a 5.1, sostanzialmente in piena area, quanto agli effetti, di disastrosità, ben oltre la paura, qualche crollo e qualche sfortunato ferito. Nello stesso articolo si leggono dichiarazioni di esperti che nella zona rossa, la più vicina a Pozzuoli, «l’evacuazione sarebbe l’unica misura possibile», perché l’area potrebbe essere sottoposta «al rischio di flussi piroclastici, il fenomeno più pericoloso per le sue temperature e velocità molto alte». Se non si è in grado di smentire questi scenari, è forse giunto il momento per il Governo, la Regione e la Città metropolitana, a cominciare dai comuni più direttamente interessati, ivi inclusa Napoli, di prendere in considerazione la ricollocazione abitativa dei residenti almeno in questa zona: è una priorità urbanistica che dovrebbe far ripensare a livello nazionale e locale tutti i flussi di spesa e di progettualità sulla zona. E per continuare in consigli urbanistici e di programmazione territoriali magari non richiesti e forse ingenui, vorrei sollecitare la riflessione pubblica e politica su un’altra emergenza strategica, che certo non coinvolge solo l’area napoletana, ma altrettanto certamente la include. L’emergenza climatica.
A questo proposito, Madrid ha avviato grandi progetti di forestazione urbana, tra cui il Bosque Metropolitano, una cintura verde di 75 chilometri con circa mezzo milione di nuovi alberi, inserita in un patrimonio cittadino che supera complessivamente 1,5 milioni di esemplari per combattere l’isola di calore, con benefici considerevoli.
Meno calore. I parchi e le zone alberate riducono la temperatura percepita, con differenze fino a 8-10°C tra le aree verdi (come il Parco del Retiro) e i quartieri più cementificati del centro.
Aria pulita. Le piante assorbono grandi quantità di anidride carbonica e trattengono le polveri sottili. Considerato il combinato disposto delle previsioni dell’aumento delle temperature medie e del venir meno nella sola Napoli per la crisi demografica di circa duecentomila abitanti da qui a 50 anni, non sarebbe opportuno – per una politica di programmazione urbana effettivamente di lungo periodo – anche solo copiare (le buone idee non hanno copyright) l’idea di Madrid?
Tra Bagnoli, area est, aree edificate a dismettersi nell’area metropolitana non sarebbe opportuno decementificare e piantumare? Per una strategia di contenimento della crisi climatica e dare ai (meno in futuro) cittadini napoletani e viciniori territori più abitabili? Tra l’altro su questo abbiamo a Firenze un’autorità mondiale, Stefano Mancuso. Se non è stata fatta, una telefonata io la farei. Per chiudere con una celia, un intervento preoccupato, e spinoso, una telefonata può allungare se non la vita, l’aria.
Eugenio Mazzarella

