Non aveva neanche finito il suo discorso il Presidente Mattarella dove invitava a non continuare sulla linea di esasperazione del confronto politico di una campagna elettorale inopinatamente anticipata, che di fronte alle notizie da Ceuta, la Presidente del Consiglio italiana si è precipitata a dichiarare nei fatti una crisi diplomatica con la Spagna, chiusura delle frontiere, sosprenzione di Schenghen…

Ora, tra Italia e Spagna ci sono 2000 chilometri di terra e grosso modo, lo stssso in miglia marine; non ci sono frontiere comuni: cosa significa annunciare la volontà di sospendere Schenghen con la Spagna? Propaganda allo stato puro. Campagna elettorale. Eccitazione degli animi, supportata da termini quali minaccia invasione, sicurezza della frontiere.

E non è un caso che il signore americano molto interessato all’Europa Musk si è precipitato a denunciare l’invasione in atto.

Si, quindi, i disperati di Ceuta si preparano ad attraversare le colonne d’Ercole per poi attraversare Spagna e Francia e venire ad invadere l’Italia. O arrivarci a nuoto….tragico, non solo ridicolo.

Questo è.

Il Papa, poco più di un mese fa è stato da quelle parti, alle Canarie, l’11 giugno, simbolo della ricerca di approdo ad una nuova terra promessa, anche a costo della vita in tanti casi, ha usato parole che ancora dovrebbero risuonare nella coscienza di tutti noi, per la loro forza:

Cari migranti: prima di dirvi qualsiasi altra parola, voglio inchinarmi davanti alla vostra dignità. Non siete numeri, né fascicoli! Siete persone con una famiglia e una casa che vi siete lasciata alle spalle, con sogni che nessuno ha il diritto di disprezzare. Ma voglio anche dirvi che la vostra vita deve essere protetta. Non consegnate la vostra esistenza a chi la mercanteggia. Non credete a chi promette paradisi facili, in cambio del vostro corpo, del denaro, del silenzio o della vostra libertà. Quelle false promesse sono “canti delle sirene”, sono industrie di morte.

Il vostro dramma deve diventare un esame di coscienza: per le nazioni di origine, che devono creare condizioni di pace, giustizia e sviluppo; per le nazioni di transito, chiamate a proteggere e a non lasciare i deboli nelle mani di reti criminali; per l’Europa, che non può proclamare la dignità umana e abituarsi a che il Mediterraneo e l’Atlantico siano cimiteri senza lapidi; per la comunità internazionale, chiamata a una cooperazione efficace e perseverante.

C’è un abisso tra questa umanità e visione, e lo spettacolo di una destra che si avventa con ” il sangue agli occhi”, come si dice a Napoli, per strappare ogni brandello di consenso scavando nelle paure, nelle ansie che sono reali, e bisogna guardare ad esse con rispetto e capacità di comprensione , ma che sono anche gonfiate e irrancorite da una propaganda politica e da una filosofia politica che non hanno bisogno di costruire soluzione dei problemi ( e quindi rimuovere le radici da cui nascono ansie e paure legittime ), ma invece di tenerle sempre aperte, richiami permanenti per una risposta immediata d’ordine che non mette ordine e non crea sicurezza.

Ma, come si risponde questo? Come lo si contrasta? Come lo si batte?

E, consentitemi, in quale stanza del centrosinistra si riunisce un gruppo di lavoro aperto che cerca di misurarsi con queste domande e di costruire le necessarie risposte?

Perchè, questo rimane il punto. Il muro su cui devi sbattere la testa fino a quando non passi.

Le insicurezze sono talmente profonde nella società – con tutto quel che è derivato dalla diffusione di precarizzazioni estreme, frantumazione individualista e desolidarizzazione – che il messaggio rozzo, immediato e violento della cultura securitaria corre il rischio di affermarsi se ad esso non si contrappone un discorso tanto alto, profondo,concreto, forte da nutrire un’altra idea di società e di mondo. Tanto forte da parlare alla testa e al cuore di persone spesso smarrite.

Visione e pratiche fondate su altri canoni.

Ci sono? E’ possibile immaginare una idea di società inclusiva e sicura? Più sicura perchè più inclusiva? Nella quale il rispetto delle regole sia effettivamente un dovere per tutti essendo praticati per tutti i diritti fondamentali di umanità?

Non voglio farla facile avendo appena detto che ci vuole profondità e quindi non la risposta delle facili risposte.

Ma io trovo facile in modo disarmante individuare il punto di partenza di questa ricerca difficile: sono centinaia in Italia le esperienze, le pratiche, le progettualità che costruiscono socialità, inclusione, accoglienza, sicurezza, nuova qualità del vivere in tantissimi territori marginali, in quelle periferie dove ribolle il malessere sociale. Cattoliche o di altre religioni e laiche. In forma di impresa sociale come di volontariato puro. Espressione di grandi organizzazioni e associazioni come di movilemti locali, di realtà associative territoriali. Molte di esse vivono anche nei beni confiscati alla camorra e alla mafia.

Ma le vogliamo mettere insieme? Vogliamo dare loro la possibilità di raccontarsi e di raccontare a tutte e tutti? Vogliamo capire come fare in modo che questo tessuto costruisca senso comune nuovo contrapposto alla sanguinolenta pulsione della destra? Come lanciare un messaggio a tutta la società di fiducia?

Non è una visione irenica quella che propugno. So bene che nella deflagrazione della società si sono liberate pulsioni negative, conflitti e tendenze a individuare nel più prossimo a te il concorrente o nell’ultimo arrivato,tanto più se di colore, una minaccia.

Ma è questo il campo dal quale non posso uscire, non ho s-campo, la destra non mi lascia margine: è qui che devo ricostruire una nuova fiducia nella politica, che poi vuol dire fiducia nel fatto che insieme si può cambiare la propria vita in meglio. che anzi, è il solo modo per farlo.

E farlo con chi vive in quartieri e territori socialmente devastati dalla crisi; con chi appena fa buio si chiude in casa; e anche con chi invece nel buio si gioca il futuro della propria gioventù.

Il tuo messaggio deve arrivare fin qui.

E’ difficile?

E’ molto più che difficile.

Ma tu dimostrami che senza restituire alla politica questa immediata leggibilità, senza a rendere evidente che su questo tu scommetti e cominci un percorso nuovo che avrà certo i suoi tempi, tu ce la fai.

Io penso che sarà difficile perfino immaginare di vincere una elezione.

Mi ripeterò, ma questa massima di Francesco Guicciardini, continua a parlarmi con forza:

Mentre le cose sono dubie ed difficili, bisogna fermare lo animo ed sforzarsi di vincere le difficultà, che collo andargli incontro, spesso si vincono; col cedere, si raddoppiano più presto che si fugghino 

Gianfranco Nappi

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