L’intelligenza delle prede. I poteri dei vulnerabili cambieranno il mondo
Valter Tucci
Biologia
Bompiani Giunti Firenze Milano
Pag. 286 euro 19
2026

Ecosistema terrestre ed ecosistemi locali. Dalle prime forme di vita al futuro
prossimo o remoto. Come si sopravvive in un mondo che premia (anche) la
forza, la velocità, l’aggressività, la capacità di imporsi? Forse non basta essere
buoni, comportarsi bene, acquisire competenze, avere “ragione”. Forse bisogna
imparare la logica (bio-logica) della preda. La predazione in biologia è
l’interazione in cui un organismo ne uccide e consuma un altro per ottenere
energia e si elimina uno dei due termini della relazione. I predatori non sono
infallibili, dipendono da condizioni favorevoli e hanno bisogno di stabilità e di
leggibilità; la loro efficacia cresce quando il contesto resta sufficientemente
prevedibile. Le prede, al contrario, vivono esposte e non possono permettersi
l’illusione del controllo; spesso sviluppano perciò strategie più distribuite, più
flessibili e anticipatrici, più sensibili alla variazione, che puntano alla continuità
e non alla dominazione. E quando in un sistema la logica predatoria si spinge
troppo in là, finisce per consumare le condizioni stesse che rendono possibile
quel sistema; un predatore che consuma troppo il proprio habitat riduce il
proprio futuro; vale in ecologia, in economia, in politica, nella tecnologia. Non
si tratta di morale o di diritti: la logica della preda consiste nel costruire forme
di sopravvivenza compatibili con l’instabilità e forme di forza compatibili con i
limiti del sistema; piccoli cambiamenti e comportamenti adattivi possono
incrinare la regolarità apparente delle catene predatore-preda, binarie o
gerarchiche. Ciò che appare vulnerabile non è necessariamente debole; ciò che
appare forte non è necessariamente stabile. La preda non è il contrario del
predatore, piuttosto esprime altre forme di intelligenza e di abilità, meno
appariscenti e più adatte alla durata. Non ragioniamo “evolutivamente” sugli
sconfitti, piuttosto sugli esposti potenzialmente vulnerabili (da cui il titolo).
Valter Tucci (Castrovillari, Cosenza, 1976), laureato in psicologia a Padova, si è
specializzato in medicina e neurobiologia negli Stati Uniti e nel Regno Unito, dal
2008 dirige il Laboratorio di Genetica ed epigenetica del comportamento
dell’Istituto Italiano di Tecnologia di Genova. Il filo conduttore dell’ultimo
interessante originale volume sulle dinamiche non lineari della predazione è la
biologia evoluzionistica, pur se nei due preliminari capitoli della prima parte (“Il
mito del predatore”) l’autore affronta i miti e le metafore connesse a quanto
abbiamo introiettato sull’individuo, sui gruppi, sulle specie che predano, in
base alla quantità di vita che riescono davvero a intercettare e non alla
quantità totale di vita presente nel sistema. Capita spesso che alla parola
“predazione” accostiamo fenomeni diversi, ogni squilibrio e ogni asimmetria. La
predazione biologica riguarda l’energia e il consumo diretto del corpo di un
altro, irreversibile e unidirezionale, diversa da quella strutturale o simbolica.
Non tutto, quindi, è predazione o competizione o cooperazione, la
sopravvivenza non comincia nel momento dello scontro o dell’incontro, ma
molto prima: nel modo (metodi) in cui un organismo, o un sistema, impara a
leggere il rischio prima che diventi irreversibile. Tutti gli otto capitoli della
seconda parte (“Dove inizia la sopravvivenza”) sono dedicati proprio alla
capacità (soprattutto delle tendenziali prede) di riconoscere abbastanza presto
che il pericolo sta cambiando forma e che va anticipato, rilevando segnali e
tracce chimiche, costruendo una mappa del rischio nel proprio o altro habitat
ed ecosistema, lavorando su limiti ed equilibri, nelle difese pagando qualche
prezzo e “negoziando” qualche compromesso (rispetto sia alle strategie che
alle tattiche), diversificandosi e talora operando in comunità. Ma cosa accade
quando anche il collettivo non è più sufficiente? I cinque capitoli della terza
parte (“Oltre la predazione: alla ricerca di un nuovo paradigma”) affrontano i
collassi delle logiche (“bio-logiche”) e dei sistemi, concentrandosi sul mondo
umano. “Noi condividiamo con gli altri animali una base biologica, una storia
evolutiva, una vulnerabilità corporea e alcune dinamiche profonde di
interazione con l’ambiente, ma introduciamo anche una discontinuità radicale:
istituzioni, memoria storica, linguaggio simbolico, tecnologia, immaginazione
morale e politica”. Ottimo e chiaro testo scientifico, frasi secche e varia
punteggiatura scarsa. Molti esempi riferiti al mondo soprattutto animale.
Pochissime note (definitorie) e bibliografia solo dei saggi specialistici.
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Domenica
Georges Simenon
Traduzione di Daniela Salomoni
Romanzo
Adelphi Milano
2026 (orig. 1959, 1° ed. Adelphi italiana)
Pag. 161 euro 18
Bastide, ai piedi del massiccio dell’Estérel, Costa Azzurra e relativo entroterra,
Mediterraneo. Una domenica di fine maggio al termine degli anni Cinquanta.
Émile Fayolle si era trovato in una situazione ben precisa, da cui in un modo o
nell’altro bisognava uscire; gli si era imposta un’unica soluzione, che gli era
parsa evidente. Ha preso da tempo la sua decisione, da undici mesi ha previsto
molto e preparato tutto per quel giorno, ora è arrivato. Da anni era in corso
una partita conflittuale con la bionda moglie Berthe Harnaud, probabilmente
addirittura dal momento della conoscenza (andavano a scuola insieme, lei due
anni più grande e gran lettrice) e poi dall’inizio della relazione. Si erano
frequentati pochissimo, lui (originario della Vandea) apprendista cuoco, lei con
i genitori in un ristorantino ristrutturato nei pressi di Cannes. Nemmeno
ventenne va a fare lo chef da loro. Progressivamente, capiscono che conviene
a entrambi sposarsi; Berthe è di fatto la padrona (c’è anche un contratto di
mezzo, con la madre quando il padre muore), forse innamorata; Émile il
dipendente che si occupa dell’ottima essenziale cucina, abbastanza estraneo
all’amore; non si sa per colpa di chi comunque figli non arrivano. Trascorrono
anni: lui si sente comprato, deve pensare solo a cucinare bene, va solitario a
pesca e gioca a bocce, frequenta prostitute in riva al mare, si lega a una
32enne turista inglese (che, dopo aver fatto sesso di nascosto, viene cacciata
dalla moglie), imbastisce per tre anni una stabile relazione affettiva con la
giovane silenziosa cameriera Ada (neanche maggiorenne e forse con un ritardo
cognitivo). Émile matura vieppiù che deve liberarsi di Berthe, ci pensa di
continuo, pianifica come riuscirci senza lasciare tracce, sperimenta e alla fine
tenta. Perché no, visto che entrambi sanno che la partita è aperta?
Anche questo romanzo è una prova d’autore, giallo a proprio modo, con
sorpresa finale. Di Simenon sappiamo quasi tutto (1903 – 1989, origine
bretone, belga di nascita, francese d’adozione, non solo parigino d’elezione,
oltre trecento romanzi, uno degli autori più letti al mondo) e la grande casa
editrice milanese Adelphi dal 1985 sta ottimamente progressivamente
garantendo la pubblicazione integrale dei suoi scritti, questo romanzo era
inedito e risale all’estate 1958. La narrazione è in terza al passato, quasi una
scena teatrale fissa sull’ossessionato semplice protagonista, sui suoi ricordi,
sull’evoluzione di pensieri e propositi, intervallati da brevi rari dialoghi con gli
altri personaggi. Inizia e finisce quella fatidica mite assolata domenica (da cui il
titolo), in quelle zone di fatto era già piena estate da decenni: “in gioco non
erano più le cause, i moventi, ancor meno le scuse. Era una questione di vita o
di morte che andava risolta fra lui e Berthe”, uno dei due deve vincere. Émile
ha continuato a dormire con la moglie, è riuscito a non far mandare via la
“zingara” Ada, che dorme sopra in un’angusta mansarda e lo incontra
remissivamente al Casolare. In copertina un paesaggio svizzero (dipinto nel
1923), che rende l’idea dell’appetibile locale La Bastide (in Provenza): piatto
consigliato il risotto ai calamari. Vini locali, spesso rosé.
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Le inchieste del commissario Collura
Andrea Camilleri
Otto racconti
Con una nota di Santo Piazzese
Con un’intervista all’autore di Giovanni Capecchi
Sellerio Palermo
2026 (orig. sul quotidiano “La Stampa” estate 1998)
Pag. 151 euro 14
Una nave da crociera in navigazione nel Mediterraneo, quasi tre decenni fa (forse in
epoca di spettacoli berlusconiani, considerato alcuni personaggi). Il commissario di
bordo di nome fa Vincenzo Cecè Collura, “non era omo d’acqua, ma di terraferma”.
In realtà lavorava normalmente come commissario di polizia. Aveva preso una
revorberata al fegato durante una sparatoria con alcuni rapinatori di banche; dopo
cure e convalescenza un suo parente, che aveva interessi nel gruppo armatoriale, gli
aveva proposto di passare una parte del periodo di riposo con una responsabilità
investigativa a bordo. Si era imbarcato pensando ai quasi duemila passeggeri come
“paesani”. E deve affrontare personalità in incognito, indizi e anomalie, fantasmi e
crimini, misteri e furti. Nel 1998 l’immenso Andrea Camilleri (1925 – 2019) aveva
73 anni e pubblicato solo quattro romanzi con Montalbano (peraltro amico di
Collura). “Le inchieste del commissario Collura” sono una vivace raccolta di belle
storie estive.
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Alt!! Pena detentiva e misure alternative
AAVV.
Quaderni di criminologia, vol 5
Università degli studi di San Marino
2026 (cartaceo), 2024 (web)
Pag. 161
Venerdì 10 e sabato 11 giugno 2022 si è svolto a San Marino l’interessante convegno
seminario “Pena detentiva e misure alternative”, con relazioni di vari esperti ed
esperte (AAVV.), aperto da una colta Lectio magistralis di Mauro Palma, allora
garante nazionale italiano dei diritti delle persone private della libertà personale (dal
2016 al 2024). Si possono ora leggere e ripensare i testi scritti rivisti dagli autori,
studiosi e docenti, con acute riflessioni sulla certezza della pena e la Costituzione
italiana, sul sistema carcerario, sulle pene alternative e i diritti umani, e
l’approfondimento del contesto normativo europeo e internazionale, delle questioni
architettoniche, della giustizia riparativa, di alcune storie sanmarinesi, del fenomeno
delle isole carcere, dell’esecuzione della pena a domicilio, delle donne internate in
manicomio, delle comunità e le Rems. A ogni intervento sono seguite domande e
risposte, oltre che dibattiti e tavole rotonde.

