A seguito di una lunga ricerca ho deciso di scrivere un libro sul sequestro e assassinio di Aldo Moro, dal titolo “Aldo Moro, ti voglio bene“. L’ho fatto in quanto sono convinto che molti non conoscono gli esatti termini di questo drammatico “puzzle”, del quale nuove tessere sono venute fuori negli ultimi decenni a seguito di varie inchieste, testimonianze e documentazioni. Tessere sugli autori della strage di via Fani, sui luoghi dove Moro fu tenuto prigioniero durante i 55 giorni del sequestro e su “dove, da chi e perché” il leader DC venne assassinato il 9 maggio del 1978.
Ho provato a raccontare quanto accaduto mettendo in luce responsabilità e complicità emerse nelle varie fasi di questa drammatica vicenda che ha significativamente “deviato” il corso della storia della nostra Repubblica e che ci aiuta a meglio comprendere la realtà di oggi.


L’assassinio di Moro è stato, infatti, definito non a caso “la cima della montagna della storia tragica dell’Italia del dopoguerra”. Una storia iniziata con la strage di Portella della Ginestra nel 1947, proseguita con l’assassinio di Enrico Mattei nel 1962, le bombe di piazza Fontana a Milano nel 1969 e i successivi atti terroristici e tentativi di restringere la democrazia nel nostro Paese. Una storia terminata poi con il crollo e il dissolvimento dei partiti della cosiddetta “prima Repubblica”. Una storia che contiene tante domande che, ad oggi, non hanno ancora ricevuto risposte convincenti: perché si decise di rapire proprio Aldo Moro, e non altri? perché proprio in quel determinato momento? perché furono scelte quelle modalità? era la morte di Moro il vero obiettivo del suo sequestro? era il suo assassinio davvero inevitabile? se Moro non si fosse comportato da “attore protagonista” nei 55 giorni del sequestro, avrebbe avuto maggiori possibilità di salvarsi?
La mia non è quindi una nuova inchiesta ma solo un tentativo di raccontare in modo organico le varie fasi del rapimento e dell’ assassinio di Aldo Moro. È un racconto che rappresenta lo sforzo di mettere al posto giusto le tessere di un puzzle ad oggi ancora incompleto. Un puzzle riguardante persone coinvolte direttamente o indirettamente in questa tragica vicenda.


Infine, il titolo del libro. Perchè ho scelto questo titolo? Circa cinque mesi prima del sequestro di Aldo Moro, ad ottobre del 1977, venne proiettato nelle nostre sale cinematografiche un film che segnò l’esordio di Roberto Benigni come attore sul grande schermo. Nonostante lo scarso successo, il titolo di quel film, “Berlinguer, ti voglio bene”, è rimasto nella nostra memoria collettiva. Pur non avendo mai neppure lontanamente simpatizzato con i sedicenti rivoluzionari che scelsero nella seconda metà del secolo scorso la lotta armata, devo ammettere che il rapimento di Aldo Moro non turbò significativamente in quei giorni la mia vita, al pari di quella della maggior parte dei giovani che si reputavano di sinistra e che vissero quel periodo storico intensamente. Perchè? Perché Moro era comunque considerato nel nostro immaginario collettivo pur sempre un avversario politico, il leader di quel partito soprannominato “la balena bianca” che avevamo visto sempre al potere dal momento della nostra nascita e che appariva come un mostro inamovibile che temevamo restasse al potere nel corso della intera nostra esistenza.

Il titolo del libro quindi, parafrasando quello del film di Benigni, intende rendere un doveroso omaggio, seppure tardivo, a colui che oggi riconosco essere stato uno dei pochi “grandi statisti” della nostra travagliata Repubblica.

Lello Porta

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