Sbaglierò, ma mi pare netta la sensazione che se riesce al centrodesta la forzatura sulla legge elettorale, la spinta a votare agli inizi del 2027 sarà fortissima. Per bloccare l’insidia Vannacci sul lato destro estremo e per provar a cogliere il centrosinistra ancora in stato di incertezza su linea e visione per il paese e su propria leadership.

Quello che è certo è che tutti gli elementi di dinamizzazione si svolgono sul lato destro dello schieramento politico ( e questo vuol dire anche attenzione dei media e capacità di dettare l’agenda del confronto ), mentre manca ogni azione eguale e contraria sul lato sinistro: risultato, un progressivo scivolamento sul piano tutto inclinato verso destra.

A fronte di ciò, appunto, il centrosinistra sembra prigioniero del proprio ritmo lento, delle proprie incertezze, delle proprie competizioni interne non portate limpidamente alla luce ma compresse in una logica di dinamica da ceto politico.

Di fronte all’insidia rappresentata dalla destra, da questa destra che compete al suo interno su chi è più espellente/deportante; su chi corre meglio verso il nucleare e il riarmo…

E di fronte ad una destra che in modo sempre più chiaro compirà un nuovo salto nella evocazione delle paure degli italiani per rispondere ad esse non con un più alto livello di sviluppo sociale ma illusoriamente con più ordine e disciplina, con il disegno di sempre nuovi reati e di incremento dei carcerati: e più saranno evidenti contraddizioni e fallimento di una intera linea di politcia economica e di politica estera della destra, più il richiamo alla pancia, agli istinti immediati, alla radicalizzazione di una visione disperata delle società si faranno forti.

C’è una pulsione di fondo delle società in rapida crisi e rapida trasformazione che tende a travolgere larghi settori sociali coinvolti passivamente nei cambiamenti se lasciati senza rappresentanza. E’ già accaduto: spaventa il solo ricordare il mondo tra prima e seconda guerra mondiale. Il fenomeno si sta ripresentando, certo in forme nuove. La forza del vento di destra è in questa assenza di rappresentanza che trae alimento.

E allora, di fronte a tutto questo, ma davvero il centrosinistra può pensare di rispondere con un po’ di centro in più, miscelando sapientemente Renzi con Calenda e con il Partito Civico Italiano ( acronimo che dovrebbe portare alla condanna per furto e appropriazione indebita i suoi creatori ), degli amministratori; con AVS che giocherà la sua partita ‘di sinistra’ radicalizzando un po’ comunicati e dichiarazioni; e con il raggiungimento di un punto di equilbrio al ribasso tra PD e M5S, come compromesso successivo al compromesso sulla leadership, tutto da individuare?

A me sembra proprio questa l’inerzia da spezzare.

A volte mi chiedo, con un meccanismo introiettato di autocensura che sento anche su di me, se però non sia un errore porsi il tema: ma come, con questa destra, tu continui a sottoporre a critica le scelte del centrosinistra proprio invece quando è il momento di unirsi per batterla?

Io vedo tutta la pericolosità della destra: senza ricorrere all’orbace mi pare già più che preoccupante la sua pratica di occupazione delle istituzioni, di ogni ganglo di potere, di controllo sui media, di invelenimento del confronto pubblico, di caccia all’untore ( si guardi il tono raccapricciante dei suoi quotidiani di riferimento ), di connessione molteplice all’internazionale di destra estrema alimentata dai potenti della terra.

Ma è proprio da questo che nasce ancor più forte la mia preoccupazione: non si è lungamente consumato in quel 50% di non voto il richiamo mobilitante del pericolo della destra, declinato in questo ultimo trentennio in tutte le forme possibili: da Berlusconi ai Governi tecnici per salvare l’Italia, alle emergenze globali?

Non c’è già una fiducia concessa e largamente disattesa?

E come ti misuri con questa sfiducia diventata strutturale?

Certo, va fatto ogni appello alla comprensione della posta in gioco.

Occorrerà mettere in campo ogni atteggiamento realmente unitario.

Ma è sufficiente questo?

E’ questo il dato con cui Schlein, Conte, Bonelli e Fratoianni, e ci metto pure Renzi, Magi, Calenda, sembrano non volersi in alcun modo misurare.

E davvero se non si spezza questa inerzia, se non si chiamano all’azione nuovi protagonismi, se non si susciteranno nuove passioni, se non si alimenteranno nuove visioni dell’Italia e del suo futuro, quella foto di gruppo, temo, non ha il carattere espansivo necessario alla bisogna.

Serve un messaggio forte alla società civile, alle realtà organizzate e di movimento, al sindacato, fino alle singole persone: tu conti per noi. La tua passione è fondamentale per il futuro del paese e quindi lo è per noi. Decidiamo insieme. Costruiamo insieme le scelte fondamentali per un Progetto di nuova Italia in una nuova Europa.

Serve rompere con i residui di un neoliberalismo ancora depositato nella cultura politica media del centrosinistra.

Lotta intransigente alle ingiustizie sociali e alla povertà, alle precarietà e alle solitudini, per il diritto alla salute e, insieme, lotta alle grandi concentrazioni di potere economico e finanziario; una idea di società che punta a fare forte nei territori l’armatura civile e di inclusione sociale, a costruire percorsi di interazione e modelli inclusivi con i mondi migranti; un programma di riforma fiscale incentrato sulla progressività che chieda di meno a chi sta già dando troppo da troppo tempo e chieda di più a chi, con le sue grandi ricchezze, da’ troppo poco o, addirittura con l’evasione, non da’ niente; una idea di incentivazione della sobrietà dei consumi, della conversione ecologica, dal suolo all’agricoltura, della autosufficienza energetica da costruire in 5 anni con lo sviluppo massimo delle fonti rinnovabili, altro che nucleare del passato; una idea della ricchezza della scuola, della formazione, dell’innovazione; una idea di ruolo in Europa e nel mondo come fattore di pace e di disarmo con una solidarietà attiva a livello internazionale a cominciare dal dramma di Gaza.

Intorno a questi pur scarni titoli ci sono esperienze, percorsi, pratiche, vertenze, lotte, movimenti, associazioni. C’è un tessuto di vita e di speranze. Qualche milione di donne e uomini.

Luciana Castellina ci parla sempre dell’esperienza del Quarticciolo a Roma: ma non è forse un modello più generale da prendere a riferimento? ( https://www.facebook.com/quarticciolo.ribelle/?locale=it_IT ). Quanti sono i Quarticciolo d’Italia da censire?

Come si connette a questo tessuto la foto di gruppo, pur la più larga possibile oggi, dei partiti del centrosinistra?

Oggi stento a vedere perfino il se, non dico neanche il come.

E però, è proprio da qui che occorrerebbe muovere immaginando, perchè no,dei Consigli Sociali per l’Alternativa, che raccolgano, territorio per territorio, tutte queste esperienze, le connettano, diano voce ad esse. E si immaginino in una moderna versione consiliare territoriale come interlocutori riconosciuti dalle forze politiche del centrosinistra.

E allora, alla mappa del rancore e della rabbia che Vannacci e compagni vanno costruendo nelle piazze d’Italia, mentre la destra al governo la alimenta in modo più raffinato ma non meno gravido di conseguenze, si potrebbe contrapporre, già oggi, in poco tempo, la rete delle Piazze della speranza e della fiducia, fatta dai protagonisti di tutte queste esperienze.

E’ questa l’Italia più vcina alle reali condizioni di sofferenza sociale e di volontà di speranza, ed è quindi anche quella che ha più possibilità concrete di bloccare la penetrazione della sfiducia nelle realtà socialmente più difficili ed esposte.

Proviamo ad immaginarlo un percorso del genere.

E un percorso a cui unirne un altro: sono migliaia, sottolineo migliaia, i ricercatori, dottorandi, docenti precari, docenti di ruolo che nelle Università e nei Centri di Ricerca, rifuitano ogni logica aziendalista della formazione e sono già oggi elaboratori di nuove visioni di giustizia e di libertà, di economia politica, di progettualità innovative; producono libri, progetti, proposte immediatamente utilizzabili in chiave di governo a tutti i livelli. Dagli studi sociali e sulle classi di Pier Giorgio Ardeni agli ultimi lavori di economia politica sul contrasto alla tendenza alla concentrazione e centralizzazione del capitale di Emiliano Brancaccio , alla strategia di politica industriale nazionale per raggiungere l’autonomia energetica con le rinnovabili che uno scienziato del livello Federico Butera propone sul nuovo numero di Infinitimondi ( https://www.infinitimondi.eu/2026/06/29/contro-linganno-del-ritorno-al-nucleare-un-saggio-di-federico-butera-leggetelo-inviatelo-alle-vostre-liste-di-contatti-pubblicatelo-sulle-vostre-pagine-social-un-modo-concreto-per-organizzare-l/), solo per citarne i tre con cui abbiamo avuto modo di recente di dialogare e discutere.

Se volete, è anche in questo sforzo ed esperienza amplissimo che ricade il lavoro de L’Ultima Generazione di Enrico Berlinguer con, da ultimo, il SILLABARIO DELLA SINISTRA ( https://www.infinitimondi.eu/2026/06/28/sillabario-della-sinistra/ )

Ci sono nuove generazioni dei mondi dei saperi che si organizzano anche in network informali alternativi; che producono informazione, riviste, centri di elaborazione, del tutto avvertite dei rischi e delle possibilità delle innovazioni tencologiche estreme in cui siamo immersi ed è inimmaginabile senza il loro sapere e la loro passione affrontare le sfide della rivoluzione tecnologica e della crisi climatica.

Altre energie da far entrare in campo.

Attenzione, come si capisce, non sto parlando della risposta strutturale alla crisi della politica, e della sinistra ( chi segue un po’ le cose che vado scrivendo sa che sono un po’ ossessivo su questo ).

No. Sto parlando di quel che serve qui ed ora. Per battere la destra.

Quello che è certo è che se non matura l’avvio di un discorso nuovo nella società e con la società ( e qui necessariamente risposta della contingenza si deve saldare a visione strategica ), ben difficilmente la partita sarà ad armi pari.

Dovrebbe essere questa la priorità individuando percorsi, momenti,occasioni.

E chi sa che non possa partire dal basso un percorso del genere. Magari unendo percorsi universitari a percorsi territoriali.

Oppure, perchè i più importanti spazi associativi in cui vive una sinistra sociale e culturale non potrebbero assumere essi l’inziativa?

Arci, Slow Food, Legambiente, Libera. Solo per citarne alcune. Il Manifesto: perchè no?

E il Sindacato può mettersi in rete oltre la sua dimensione di ‘mestiere’?

Vedete quante strade realizzative potrebbe assumere una spinta del genere.

Se c’è da farsi avanti, ora è il momento.

Gianfranco Nappi

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