L’articolo di Paolo Gentiloni su Repubblica, 1-6-26, non può essere lasciato cadere senza che su di esso si sviluppi un confronto di idee interno alla sinistra ed in generale nel Paese dal momento che esso tocca un nodo cruciale, l’ingresso dell’Ucraina nella Ue, non solo per la prospettiva di un Governo di centro sinistra ma anche per il futuro della Unione Europea.
La tesi di Gentiloni è che finora abbiamo sempre sostenuto l’ingresso della Ucraina in EU e non si capisce cosa sia cambiato visto che il Governo non sostiene più questa proposta. Cosa sia cambiato è sotto gli occhi di tutti. Da 4 anni l’Ucraina è un Paese in guerra, certo una guerra di aggressione da parte della Russia. Ma, comunque, in guerra, e proporre l’ingresso di un Paese in guerra, in UE, è contrario alle norme del Trattato perchè l’articolo 42 al punto 7 prevede il coinvolgimento di tutti gli Stati della UE nella guerra in atto. Il che significa che l’intera unione viene trascinata in guerra contro la Russia. Stupisce che Gentiloni non tenga conto di questa norma giuridica tassativa.
E stupisce ancora di più se si confrontano le affermazioni attuali con quelle che il Ministro degli Esteri Gentiloni rese davanti alle Commissioni Esteri di Senato E Camera il 13 febbraio del 2015: Comunicazioni del Governo sul Vertice di Minsk. Tale vertice si concluse, appunto, con l’accordo di Minsk il 12 febbraio che, secondo A.Merkel (Corsera 16-12-2022)e F.Hollande (Kyiv Independent 28-12-2022), furono utilizzati per dare tempo all’Ucraina di armarsi ed attrezzarsi per la guerra di riconquista contro la Russia
Il punto(11) più rilevante di quell’accordo, come il Ministro rilevò, era la Riforma Costituzionale da approvare in Ucraina entro il 2015 per dare uno Status Speciale alle Regioni dell’Est ed elezioni locali che lo stesso Ministro definì ”una apertura di credito verso la Russia…un partner importante, non solo perché vogliamo evitare una escalation in quell’area, ma perché lo riteniamo tale contro il terrorismo e in tanti teatri, Siria Iran”. Si soffermò anche sul ruolo della UE nel formato trilaterale Ue-Russia-Kiev per garantire la regolarità delle forniture energetiche dalla Russia alla Ue.
Ma, soprattutto, Gentiloni sottolineò ”il ruolo della UE nella ripresa, in quel formato, dei colloqui sull’IMPATTO CHE L’ACCORDO DI ASSOCIAZIONE FRA UCRAINA E UE HA NEI CONFRONTI DELLA RUSSIA” e che “IL PROTOCOLLO DI ASSOCIAZIONE FRA UE E UCRAINA è UN ACCORDO DEL CUI IMPATTO LA RUSSIA VIENE MESSA A CONOSCENZA ATTRAVERSO MECCANISMI DI DIALOGO”. Una posizione dunque estremamente articolata e del tutto adeguata e consapevole della complessità della questione e della ineludibile partecipazione russa ad ogni decisione riguardante quella area geopolitica. Concetti ribaditi poi anche nella replica in cui ammise che”errori possono essere stati fatti dall’occidente e dalla UE” e che occorre”includere la Russia nella sicurezza europea”,pur ribadendo che “dipende dalla Russia”.
In quella stessa seduta intervenne anche Giorgio Napolitano senatore a vita, non più Presidente, il quale evidenziò l’importanza di quell’accordo a partire “dalla decentralizzazione e riconoscimento di specificità di regioni ”.Ma si soffermò soprattutto sui negoziati trilaterali ”che dovrebbero innanzitutto riguardare le questioni energetiche, ma non solo, perché…in questa sede si dovrebbero ricercare SOLUZIONI PRATICHE ALLE PREOCCUPAZIONI ESPRESSE DALLA RUSSIA IN RELAZIONE ALL’ACCORDO DI ASSOCIAZIONE TRA UCRAINA E UNIONE EUROPEA”.
“Questo accenno (di Gentiloni) è importante, aggiungeva NAPOLITANO, perché, PER ESPRIMERE CON FRANCHEZZA IL MIO PENSIERO CHE HO ESPRESSO ANCHE IN SEDE INTERNAZIONALE,LA CRISI ACUTA NON è NATA CON IL FATTO COMPIUTO,GRAVISSIMO E INAMMISSIBILE,DELL’ANNESSIONE DELLA CRIMEA. LA CRISI è NATA DAL CONTRASTO SULLA FIRMA DELL’ACCORDO FRA UNIONE EUROPEA E UCRAINA, ACCORDO DI PARTNERSHIP GENERALE”. Napolitano aggiunse che in una riunione di Capi di Stato a Cracovia nell’ottobre 2013 si rese conto, come “ci fosse una forte pressione da parte di alcuni esponenti per una conclusione frettolosa di quell’accordo da cui ERA STATA ESCLUSA OGNI CONSULTAZIONE CON LA RUSSIA…..ANCHE SU ACCORDI DI LIBERO SCAMBIO TRA UCRAINA E UE, INDIPENDENTEMENTE DAL FATTO CHE ESISTESSE UN SISTEMA DI RAPPORTI FRA UCRAINA E RUSSIA CHE IN QUESTO MODO VENIVA MESSO IN MORA”. Da parte della UE e della Commissione ”si commise UN ERRORE DI NOTEVOLE PORTATA, non considerando l’esigenza di una consultazione trilaterale ”. Poco più avanti Napolitano criticò anche un altro aspetto introdotto in quella seduta da Fabrizio Cicchitto e da Vincenzo Amendola e cioè “il disegno di Eurasia della Russia in collisione con la UE”. Egli concluse che ”non bisogna considerare esaurita una strategia condotta con successo dall’occidente nei rapporti con la Russia per almeno 15 anni”.
Sul tema dei rapporti internazionali Napolitano ritornò nella seduta plenaria del Senato del 22 aprile 2015 affermando : ”è il momento, come non mai, dopo l’89, in cui si impone, come materia di riflessione e di impegno, la costruzione di un nuovo ordine mondiale….cosa che non si è fatta perché dopo l’89 si sparse e si diffuse l’illusione, che dalla fine della guerra fredda potesse nascere un ordine mondiale magari unipolare e pacificato nel suo seno”
Il 29 ottobre 2015 Napolitano nelle Commissioni Esteri di Camera e Senato ritornò con grande nettezza sul tema dei rapporti internazionali e del ruolo della Russia: ”Siamo arrivati addirittura a sentire prima le dichiarazioni e poi le smentite della Presidenza alle dichiarazioni di un’alta personalità militare degli Stati Uniti che ha indicato alcune settimane fa nella Russia l’avversario strategico degli USA” e notò che “c’è una oscillazione fra esigenza di una collaborazione di fronte a minacce e sfide comuni con la Russia,rapporto senza dubbio profondamente deviato dalla crisi ucraina e da comportamenti russi nella crisi ucraina,e quello che “giudico un pò una sorta di DELIRIO del vedere una MINACCIA ESPANSIONISTICA della Russia come quella di cui parlava Kennan nel 1946…Ha perfino del GROTTESCO stabilire questi paralleli”. Fa certo impressione raffrontare lo spessore di queste valutazioni che tengono conto della “complessità” e le semplificazioni e i semplicismi pronunciati in ambito Europeo e nazionale anche da parte di esponenti del PSE e del mondo democratico e riformistico. In realtà si tratta più propriamente di posizioni e valutazioni di ispirazione liberaldemocratica, liberalsocialista o radicale, componenti, certo, importanti del fronte democratico, ma non proprie delle dottrine di politica estera della migliore Storia del PCI e della stessa DC, nella sua maggioranza popolare, o della SPD di Brandt e di Schmidt e della stessa Merkel.
Ora naturalmente la situazione è profondamente cambiata dopo 4 anni di guerra. Questa è in una fase di stallo contrassegnato da azioni e reazioni sempre più cruente che però non significano, come ritiene Gentiloni “un recupero di terreno da parte ucraina” se non in misura insignificante e controvertibile. Di fatto, la guerra, da un punto di vista strategico, si è fermata alla conclusione della controffensiva ucraina del 2023 e nel Kursk 2024-25. Da qui lo stallo: né sfondamento russo né recupero ucraino. Allora tornano gli interrogativi cui fanno da sfondo le considerazioni sopra riportate. Quale ruolo vuole giocare la EU, quale ruolo in particolare i Governi Italiano, Francese, Tedesco? Quale è l’obiettivo strategico che si vuole perseguire nel continuo sostegno finanziario e bellico all’Ucraina? Si ritiene possibile una vittoria militare dopo 4 anni? Con quali risorse finanziarie si può sostenere questo sforzo se non compromettendo il welfare europeo che assorbe il 27-30%del PIL e la tenuta economica dei nostri Paesi? L’Europa ha fatto sforzi enormi, anche da sola, per sostenere il popolo Ucraino nella difesa dalla aggressione Russa ma una riflessione ora si impone. ”Non abbiamo una definizione di cosa sia una vittoria ucraina” disse Claudia Major del German Marshall Fund al Corriere 21-4-26… “non è una strategia tenere Kiev in partita fino a quando qualcosa cambi a Mosca,qualcuno muore o viene cacciato o l’economia collassi”.Questa situazione non è sostenibile, pena, anche, una deriva politica assai rischiosa per le nostre democrazie ed in particolare in Francia e Germania.
Ecco perché è necessaria una decisa azione diplomatica di Italia, Francia e Germania per porre fine alla guerra ed affrontare tutte le questioni relative alla sicurezza europea ripartendo dalle gravi lacune evidenziate negli Atti Parlamentari Italiani. Il tema dell’Ucraina nella UE non può essere isolato, come mostra di credere Gentiloni, astraendo dalle considerazioni che lui stesso faceva correttamente nella sua veste di Ministro. E’un tema che si porrà come parte del nuovo assetto di sicurezza in Europa. Questo va discusso con tutte le parti in conflitto, inclusi gli USA, a conclusione della guerra, dopo la firma di un Trattato di Pace che consolidi i nuovi equilibri EU dopo l’illusione dell’89.
Nessuna Bussola Strategica, né Riarmo, né porcospino d’acciaio, affermazioni azzardate e imprudenti, sentite in questi anni a Bruxelles, potranno caratterizzare il profilo della UE. La GUERRA NON è UNA OPZIONE per l’Europa, non lo è mai stata con la conclusione della seconda guerra mondiale, perché questa opzione comporta inevitabilmente la distruzione di Italia Francia Germania. Una Difesa Forte, pur opportuna, è cosa diversa dalla preparazione alla guerra contro la Russia, potenza vincitrice, ad Est, della più grande armata della Storia. Il rapporto con gli USA è indispensabile sul piano militare e di deterrenza ed è solo velleitario pensare di poterne fare a meno. Sempre ammesso, come superficialmente viene affermato, che gli USA vogliano abbandonare l’Europa, quella Europa occidentale che con il D-DAY hanno liberato ”impedendo che vi si parlasse solo tedesco ”, come fu ricordato, non a caso, al deputato francese Glucksmann e a Merz in visita alla Casa Bianca.
Occorre ripartire con un approccio diverso che tenga conto della Storia. Come ricordava, interloquendo con Amendola, la senatrice democratica Emma Fattorini Docente di Storia alla Sapienza: “la Storia non è riducibile ai Princìpi di Intransigenza, per quanto nobili”.Quando si toccano questioni geopolitiche relative alle TERRE DI SANGUE (Timoty Snyder,Rizzoli), le terre orientali dove si sono consumate le più grandi tragedie umane, con milioni di morti è necessaria grande prudenza. Purtroppo la UE ha affrontato la questione orientale dopo l’89 con molta disinvoltura, dalla ex Yugoslavia, ai Balcani, alla guerra attuale, scegliendo la strada del coinvolgimento piuttosto che la via diplomatica. Ora è di fronte a scelte difficili ma inevitabili: la fine della guerra. Da questo dipende il suo stesso futuro.
Arturo Marzano

