E’ dedicato ai temi di un mondo che cambia e all’iniziativa politica per il disarmo e la pace questo intervento di Francesco De Martino a cui è dedicato il nuovo volume della Collana discorsi Meridiani di Infinitimondi.

Il Psi è saldamente nelle mani di Bettino Craxi, il rapporto di alleanza competitiva con la DC attraverso la contesa del governo torna centrale nella strategia del partito.

Francesco De Martino non rinuncia a battersi.

Questo intervento, di cui anticipiamo un passo, è largamente dedicato ai temi internazionali ed è possibile apprezzarne quasi il valore profetico. Ed è uno dei tre suoi che compongono questo nuovo volume della collana DISCORSI MERIDIANI accompagnati da un ricco corredo di immagini e di riflessioni critiche: gli altri due, su Antonio Gramsci e sulla Sinistra meridionale.

Il 5 giugno si presenta a Napoli.

Il volume è disponibile su tutte le piattaforme, ordinabvile nella tua libreria o direttamente sul nostro sito.

Dall’intervento di Francesco al Comitato Centrale del PSI 14-17 gennaio 1980 Roma

“…Può darsi che le cose che io dico ai compagni del comitato centrale, ai più giovani siano considerate cose di altri tempi, e che oggi invece bisogna prendere atto di certe dure realtà del mondo attuale. Mi sia consentito, compagni, di dire che se c’è una ragione di essere socialisti è perché vi è in fondo in ciascuno di noi qualcosa dell’utopia.

È una grande utopia credere che vi sono altre forze al di là delle armi, per salvaguardare la pace e i diritti dei popoli, e vorrei augurarmi che il partito socialista unitariamente, fosse in grado di essere un fattore positivo per la ripresa della distensione che si presenta così estremamente difficile, in questo complicato intreccio di interessi di potenza che oggi non sta più tra sovietici ed americani, ma implica la presenza della Cina e di altri stati.

Che il partito socialista si ponga in grado in questo mondo mutato, di dire le sue verità traendole in parte dalla sua storia, ma anche dalla sua capacità originale di dare una risposta ai problemi dei tempi nuovi.

Vorrei dire a tutti che non siamo in un’epoca di ordinaria amministrazione perché mi pare di vedere che un’epoca, un periodo storico tramonta, se non è già tramontato, e ne sta nascendo un altro, in cui i caratteri materiali e morali sono profondamente diversi da quelli di allora.

Mutata è la base materiale; certo, ha ragione Lombardi che una civiltà non muore per mancanza di petrolio, ma è anche vero che la mancanza di petrolio può determinare trasformazioni profonde nel nostro modo di vita, se non siamo in grado mediante la genialità, la fantasia e la politica di trovare i mezzi necessari e le forze necessarie per alimentare il nostro sistema economico, che poi vuol dire il nostro sistema di vita. Un’epoca in cui il mondo occidentale industrializzato, non ha più il controllo, il possesso di queste fonti, un’epoca in cui divampa il fanatismo islamico di cui abbiamo, per esempio, nell’Iran, una così eloquente manifestazione.

Ma non solo nell’Iran, il mondo è divenuto così diverso da quello di un tempo, quando eravamo abituati a considerare le cose dall’angolo visuale di una contrapposizione Stati Uniti e Unione Sovietica.

Oggi è tutto più complesso, più travagliato e in aggiunta a questo sappiamo che i vecchi miti, compagni, sono caduti; è caduto il mito in cui abbiamo creduto, forse i giovani no, ma noi sì, e Nenni ci credeva, non l’ha mai rinnegato, è caduto il mito dell’Unione Sovietica, patria del socialismo. La vediamo adoperare i metodi della politica di potenza, metodi degni del principe di Metternich. E’ caduto il mito dell’unità del movimento operaio internazionale; dove va a finire, oggi possiamo dirlo, l’utopistica invocazione di Marx «proletari di tutti i paesi unitevi»! Abbiamo uno scontro di potenza, fra Unione Sovietica e Cina e non voglio sapere se le ragioni stanno dall’una o dall’altra parte, probabilmente i cinesi ne hanno qualcuna di più, ma il fatto è questo! Abbiamo avuto persino un conflitto militare tra il Vietnam, che è stato al centro delle nostre lotte, delle nostre speranze, che ha ispirato il ’68 e la contestazione giovanile ed altri stati dell’Asia. Il Vietnam lo abbiamo veduto invadere la Cambogia e a sua volta essere invaso dalla Cina.

Grandi miti del passato sono finiti, e, permettetemi di dirlo, è finito anche il mito della socialdemocrazia che cambia il sistema, perché il meglio della socialdemocrazia europea, non parlo di quella italiana, è riuscito a rendere un po’ meno ingiusto ed aspro il sistema capitalistico, ma non certo a modificarlo e trasformarlo in socialista. Quando sento Craxi dire: «sono un incallito riformista», dico: vorrei augurarmi che tutti noi fossimo dei riformisti come erano quelli che ci hanno preceduto, a cominciare da Turati che sostenevano la via delle riforme, ma non credevano che la funzione dei partiti socialisti fosse quella di fare una buona amministrazione, tutto sommato, del sistema. Quello che poi nel corso di questi trent’anni abbiamo finito col fare un po’ tutti noi, e anche i compagni comunisti.

Vogliamo porci l’esigenza, compagni, nel riaffermare la nostra funzione originale e positiva, nel campo della sinistra, vogliamo porci il compito di essere una forza stimolatrice che chiama tutta la sinistra italiana, tutto il movimento operaio, a cominciare dai comunisti che sono naturalmente, per la loro forza, il più importante di questi partiti, il compito di meditare sulle cose di oggi, sui problemi di oggi e di dare risposte di oggi, o vogliamo continuare nella polemica sul leninismo e la socialdemocrazia, come fossero cose di oggi e non cose che ormai appartengono alla storia in cui lasciamo pure agli storici, o agli storici della politica, di esprimere le loro opinioni e le loro convinzioni.

A me pare che sarebbe una cosa assolutamente più importante, più positiva se noi spingessimo tutto il movimento operaio a meditare sui problemi di quest’epoca che si apre con tante nubi che si addensano sull’avvenire dell’umanità, sulla nostra esistenza, ma più ancora sull’esistenza delle generazioni che verranno, alle quali non possiamo lasciare in eredità un mondo così inquieto, così incerto, un mondo in cui la pace sia fondata su quello che Nenni chiamava il precario equilibrio del terrore.

Ecco, quello che mi pare, sì, in modo unitario, il nostro compito, quello di essere forza originale, non epigoni del passato, a cominciare da me stesso, che ripetono cose di vecchie scuole, importanti, ma proprie d’altre epoche.

Forse ho commesso talvolta l’errore di apparire troppo legato al pensiero marxista, in modo schematico, non sono riuscito a far comprendere che il marxismo nel quale credevo e credo era una teoria politica, che implica la lotta di classe, l’abbattimento del capitalismo, non certo l’accettazione di qualunque dei giudizi, profezie, o anche di tutte le leggi del sistema capitalistico scoperte da Marx ai suoi tempi. Ma altri compagni sono andati alla ricerca di maestri del passato e diventiamo tutti degli epigoni, ripetitori di cose vecchie, perché sono vecchie rispetto al mondo di oggi e non ci accorgiamo che intorno a noi nasce una generazione giovane, che ha sfiducia perché non sente grandi parole di incitamento, non vede prospettare lotte ideali, ma vede un sistema politico dibattersi tra intrighi, manovre e impotenza, per non parlare poi degli scandali che scoppiano via via…”

Alcune delle tante immagini del volume

Con Sandro Pertini

Primo maggio napoletano con Gerardo Chiaromonte, Giorgio Amendola, Abdon Alinovi
Con Willy Brandt
Con Enrico Berlinguer

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