Una intelligente riflessione di Sergio Locoratolo su la Repubblica Napoli di domenica mi consente di tornare su temi e questioni che ho avuto modo di affrontare non molti giorni fa ( https://www.infinitimondi.eu/2026/04/27/note-a-margine-72-del-campo-detto-largo-delle-sue-urgenze-e-una-lezione-di-francesco-guicciardini-mentre-le-cose-sono-dubie-et-difficili-bisogna/ ).

Egli si lamenta della torsione movimentista e radicaleggiante che la Segretaria del PD ha impresso al suo partito, consentendogli di riprendere uno spazio nuovo ma anche facendolo entrare in rotta di collisione con le sue ambizioni di governo e ponendo in sofferenza una componente presunta riformista al suo interno. Sofferenza di cui l’abbandono della ex Ministra Madia sarebbe testimonianza eclatante.

Non molti giorni fa Antonio Polito, dalle pagine del Corriere del Mezzogiorno aveva sollecitato l’onorevole Picierno, valida rappresentante del riformismo campano in difficoltà dentro il PD, a manifestare il suo dissenso contro la levata di scudi che c’è stata per il progetto di insediamento di un Centro Per il Rimpatrio a Castel Volturno: 60 ettari, un’altra città dove concentrare centinaia se non alcune migliaia di migranti e contro cui si è levata fortissima la voce della Chiesa in primis con il Vescovo Lagnese. E Polito, sfidava proprio la componente riformistica ad evitare il solito ‘non nel mio giardino’…e si rivolgeva all’onorevole Pina Picierno.

Una sofferenza dei riformisti quindi.

Del resto, prima della ex Ministro Madia, altri due esponenti del Parlamento hanno lasciato il PD in questa chiave. Sofferenza di cui l’abbandono della ex Ministra Madia sarebbe testimonianza eclatante.

E difficoltà dei riformisti all’interno di quel partito a cui a Napoli, per Locoratolo, in particolare fa da contrappunto la scomparsa della cultura riformistica per eccellenza, quella del migliorismo interno al PCI, che ha espresso classe dirigente e alimentato la cultura politica della sinistra per lunghi decenni, a Napoli come a livello nazionale: Maurizio Valenzi, Gerardo Chiaromonte, Andrea Geremicca, Carlo Fermariello, Giorgio Napolitano.

Stento a vedere rapporti possibili, non solo generazionali ma anche di cultura politica, tra figure come quelle di Madia e Picierno e il riformismo socialista e napoletano in particolare.

Basterà chiedere del resto a Umberto Ranieri.

Ad ogni modo, io credo che il tema si ponga in termini diversi: non è il riformismo napoletano ad essere entrato in eclissi, con la scomparsa dei suoi principali esponenti.

E’ la categoria stessa del riformismo che è stata risignificata in questi decenni e di essa si è appropriata la destra mentre per la sinistra è diventata il grimaldello per coprire politiche di neoliberalismo, spesso anche marcato, che in nome dell’essere al governo hanno separato la sinistra da ogni possibile suo retroterra sociale e l’hanno condotta, passo dopo passo, a perdersi in una dimensione di potere e senza popolo.

E riformismo è diventata una parola di destra. Tutti i proclami della Commissione europea sono un inno al riformismo. FMI, BCE lanciano ogni giorno i loro peana al riformismo necessario. La Grecia è stata schiantata in nome del riformismo. Draghi, Giavazzi, Boeri e Cottarelli ci inondano ogni giorno con le loro ricette riformistiche. Il meglio – si fa per dire – di un certo pensiero accademico prono al potere supporta ondate di riformismo che si inseguono infrangendosi sulle spalle, sulle condizioni di vita, sulla sanità, sui redditi, sulle pensioni delle lavoratrici e dei lavoratori italiani….

La destra nazionalista ha trovato nelle politiche riformistiche nuovo alimento e spazio.

La verità semplice è che con il passaggio di secolo, e l’89 si segnava non solo l’esaurimento dell’Est ma anche la fine del compromesso socialdemocratico e degli spazi riformistici che aveva aperto all’Europa.

Da allora, il capitale, sempre più libero da freni, ha rilanciato la sua corsa . E sta travolgendo tutto, fino alla crisi climatica, fino alla guerra. Fino alla guerra ai poveri, di cui proprio la vicenda delle migrazioni è esemplare.

***

Stranamente Sergio Locoratolo, l’altra domenica, proprio sul tema del CPR a Castel Volturno ha proposto una riflessione di grande intensità che voglio riproporre qui di seguito: esattamente un altro modo per affrontare la questione, con cultura di governo ma con radicalità. Vedo ben difficilmente i riformisti del PD in grado di sostenere una linea quale quella da lui proposta…

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E la responsabilità grande della sinistra tutta e massimamente di quella riformistico-governativa è stata quella di aver rinunciato a costruire un altro paradigma critico di riferimento, che andasse oltre appunto quello riformistico, oramai inservibile e senza spazio reale.

Ma questo imponeva esattamente una ricerca critica che reclamava alterità e conflitto nei confronti del capitalismo in corsa, per recuperare anche nuovi margini di influenza e di condizionamento.

Il riformismo di sinistra si è invece illuso che dal governo potesse condizionare, fino ad uscirne largamente condizionato.

E allora, ben venga questo movimentismo ( accusa pesantissima di ogni buon riformista lanciata alla Segretaria del PD ).

Minimo sindacale, davvero.

E la storia e i fatti di questo tempo di tempesta si stanno incaricando di dimostrare che per la sinistra c’è spazio se riapre il conflitto alto sui destini del mondo: perfino a Barcellona e a Toronto se ne è parlato ( e nel nuovo numero di Infinitimondi in allestimento proporremo anche i discorsi integrali tenuti a Barcellona da Lula e Sanchez ).

Non credo che il PD sia attrezzato per questa sfida nè che voglia attrezzarsi. ( Chi avesse voglia di vedere perchè secondo me, può scaricare liberamente questa piccola riflessione : https://www.infinitimondi.eu/archivio/numeris/Nappi_NuovaSperanza.pdf )

Ma è da sinistra che va incalzato – come sulle migrazioni appunto – : è lì, non sul lato riformistico presunto il suo problema.

Al di sotto di questo, rimane lo spazio per una buona amministrazione ( se va bene ), e per una (in)cosciente azione amministrativa, essendo interdetta oggi quella di governo, che fa un salto di qualità nel consegnare lo spazio della metropoli alle logiche della rendita e della valorizzazione dei flussi globali di capitale: le grandi opere edilizie del vecchio Presidente della Regione; acqua e sanità in mani sempre più private; il disegno del futuro di Bagnoli ceduto ai grandi eventi internazionali, di cui quel territorio rimarrà vocato anche dopo il fatidico 2027, si potendo passeggiare in bei viali alberati, con qualche spicchio di mare fruibile, ma sostanzialmente…turisti a casa propria; la zona Orientale senza pace oggetto di una strategia di densificazione urbana che alimenta congestione in una Regione che vede aumentare insieme consumo di suolo nelle aree più urbanizzate e abbandono di suolo in tutta la dorsale appenninica.

E’ questo il riformismo al governo oggi a Napoli e in Campania?

Proprio sulla difesa di Napoli, contro il sacco laurino della città, chi non ricorda quel Carlo Fermariello che in uno dei capolavori di Francesco Rosi, impersonava se stesso e, soprattutto, Luigi Cosenza , il visionario ingegnere comunista amico di Adriano Olivetti?

Chissà che direbbe oggi quel vecchio leone rifomista di Carlo Fermariello…

Gianfranco Nappi

P.S. E comunque, vi aspettiamo tutti alla BERLINGUERIANA2026

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