Biagio De Giovanni ha rappresentato in tutta la sua lunga vita una delle più belle espressioni della cultura italiana in Europa con un chiaro e mai dismesso segno meridionale e meridionalista.
Proprio a questo segno, peraltro, ha dedicato una delle sue ultime e più orgogliose opere – Giordano Bruno, Giambattista Vico e la filosofia meridionale, – dove ha riflettuto sull’apporto assolutamente di primaria importanza del pensiero napoletano e della filosofia meridionale nel panorama del pensiero italiano ed europeo: da Bruno a Vico.
E ha saputo portare questa costante ispirazione e vocazione europea della cultura napoletana fin dentro l’esperienza del Parlamento europeo che l’ha visto protagonista in anni densi di impegno.
Filosofo. Studioso profondo di Marx e di Gramsci. Una delle figure più autorevoli nel rilanciare il confronto e la riscoperta di Giordano Bruno e di riflessione su Giambattista Vico, fino alla fine appunto.
Negli ultimi anni aveva maturato uno sguardo più disincantato e scettico sulla trasformazione, fino ad assumere posizioni anche fortemente polemiche con prospettive del genere, sulle quali certo non convenivamo.
E però, anche in questo, egli rimane espressione fortissima della cultura napoletana e di quell’originale rapporto che la sinistra e il PCI hanno saputo costruire con il mondo intellettuale, fin dalla svolta del partito nuovo di Togliatti, anzi, proprio in virtù di quella svolta.
E così, lui, giovanissimo professore ordinario, nel pieno della rottura del ’68-’69 aderisce al PCI.


Tanti i ricordi di momenti di incontro e di discussione con lui.
Dal 1983, quando da poco eletto Segretario della FGCI di Napoli, nel mentre la Giunta Valenzi viveva l’ultima fase della sua parabola, promuovemmo una riflessione critica sul rapporto tra giovani-città. suo governo: e scegliemmo lui come interlocutore di questa riflessione. E con la FGCI a tutti i livelli seppe mantenere sempre un rapporto forte…

…Al 2004 quando i DS promossero un importante convegno su Giordano Bruno a Nola, con tanti interlocutori, con Michele Mezza, Nuccio Ordine, con Aldo Masullo ( e come poteva essere diversamente? ), e con lui, per poi passare una bella serata in una osteria popolare nolana davanti a un bel pezzo di baccalà in cassuola…

…Alla fine del 2008 quando, in una fase delicatissima dell’esperienza del suo governo, Bassolino mi chiese di costruire un canale di rapporto diretto con alcune delle migliori espressioni della cultura napoletana per capire dove cambiare e innovare in metodi e contenuti di quel governo. Una scelta coraggiosa, forse neanche mai venuta alla luce pubblicamente, non saprei dire. E Gino fu protagonista, con la sua sempre grande disponibilità, culturale, politica e umana, di quella verifica e di quell’ascolto che pure produsse qualcosa di importante. Proprio grazie molto a lui.
E con lui mi sono ritrovato poi a lavorare, nel 2009, per dare una soluzione al grande problema del destino della biblioteca dell’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici, così giustamente sollecitato da Gerardo Marotta in tantissimi colloqui e incontri avuti: gettammo così le basi della Regione Campania per dare quella soluzione giusta che poi attese ancora diversi anni.
E ancora Gino scelsi come interlocutore per discutere, sempre in quel 2009, del saggio critico sull’esperienza del governo in Campania, insieme a Mario Tronti e a Paolo Macry, oltre allo stesso Bassolino.
E poi, in belle occasioni a Ischia ospiti del nostro comune amico e compagno Franco Iacono.
Tanti ricordi.
Da ultimo ricordo ancora poco più di un anno fa, quando al Circolo Artistico e Politecnico presentammo lo Speciale Infinitimondi dedicato al suo grande amico Gerardo Chiaromonte, e lui volle essere presente, pur già duramente provato, accompagnato amorevolmente da Silvana: ci dicemmo che proprio sul suo lavoro appena uscito allora – Giordano Bruno, Giambattista Vico e la filosofia meridionale – avremmo provato a costruire in interlocuzione con lui, una raccolta ampia di contributi e di riflessioni.
Non siamo poi riusciti. E’ rimasta solo una riflessione mia riportata proprio in queste settimane in un volume edito da Infinitimondi.
Ciao Gino
Gianfranco Nappi

