
Il reddito di permanenza, di restanza , oggi di CONTADINANZA di ROSA PEPE
Questa è una proposta che nasce dal basso e attraversa un decennio di lavoro nelle aree interne
Il reddito di permanenza – o di restanza oggi di CONTADINANZA – è al centro di una proposta di iniziativa popolare regionale. Ma la sua storia non inizia nei palazzi istituzionali: nasce molto prima, nelle aree interne del Cilento, dentro comunità agricole che da anni vivono condizioni sempre più difficili e che, proprio per questo, hanno saputo elaborare una risposta nuova e profondamente radicata nel territorio.
Già dal 2012, dinanzi allo spopolamento, al calo del numero delle aziende agricole, alla mancanza di servizi essenziali, all’invasione della fauna selvatica e all’isolamento crescente, agricoltori e tecnici del Cilento hanno iniziato a interrogarsi su quali strumenti potessero evitare il collasso delle aree interne. Da questa riflessione nasce il Comitato promotore dei Distretti Rurali delle Aree Interne e Protette, con sede a Castel San Lorenzo, e al suo interno il Gruppo Operativo “La Cesta della Biodiversità”, composto da agricoltori custodi e da persone impegnate nella difesa della biodiversità agricola locale.
È proprio in questo gruppo che prende forma la prima intuizione del reddito di permanenza: un concetto elaborato attraverso l’esperienza quotidiana di chi vive territori difficili e al tempo stesso preziosissimi. Un’idea costruita dal basso, definita da molti come pensiero contadino cilentano, perché scaturisce dalla vita concreta delle persone e non da un intervento calato dall’alto.
Il primo risultato politico di questo lavoro collettivo del Comitato arriva nel 2014, quando la Regione Campania, anche grazie alla lunga animazione territoriale avviata negli anni precedenti, approva la legge sui DIR (Distretti Rurali) e sui DAQ (Distretti Agroalimentari di Qualità). Tuttavia, nonostante la cornice normativa, solo dopo il 2020 alcuni DAQ (Distretti Agroalimentari di Qualità) hanno mosso i primi passi, mentre per i DIR (Distretti Rurali) – proprio quelli pensati per le aree interne – non si è ancora avuta alcuna attuazione concreta.
Intanto, la vita reale degli agricoltori peggiora: i redditi crollano; la meccanizzazione resta quasi inesistente per i costi elevati e le piccole superfici o non rispondono alle esigenze e alla caratteristiche aziendali, dove servono piccole attrezzature e non grandi trattori; i territori perdono continuamente persone e servizi; la fauna selvatica danneggia campi, muri, colture; le strade e la connettività digitale restano in condizioni critiche o non accessibile o percorribile. In questo contesto, molti piccoli imprenditori agricoli si trovano senza prospettive, spesso soli e senza alcun sostegno strutturale. È così che matura la consapevolezza che nessun modello di sviluppo può funzionare se le persone non sono messe nelle condizioni di restare.
Da questa certezza nasce la proposta del reddito di permanenza: uno strumento pensato non come assistenza, ma come riconoscimento del valore pubblico, sociale, culturale, ambientale, di conservazione e protezione del lavoro agricolo nelle aree interne. Il contadino cilentano, come tutti quelli delle aree interne, non è solo un produttore: è un custode del paesaggio, un presidio contro l’abbandono, un guardiano della biodiversità, un portatore di cultura e identità. Il suo lavoro genera benefici collettivi – ambientali, sociali, culturali – che il mercato non remunera. Da qui l’esigenza di un reddito che compensi almeno in parte questi servizi ecosistemici e che consenta alle famiglie di continuare a vivere nel territorio.
Nel 2022, per dare forza istituzionale alla proposta, nasce la petizione su Change.org promossa dal gruppo GOI La Cesta della Biodiversità e dal Capofila del Comitato promotore dei Distretti Rurali ed Agroalimentari di Qualità delle Aree Interne e Protette: Ente per lo Sviluppo Sostenibile I Piccoli Campi Srl . La petizione viene inviata all’Assessorato all’Agricoltura, alla stampa e ai rappresentanti politici: tutti manifestano interesse, ma nessuna azione concreta viene avviata. Nel frattempo, il tema entra anche nel dibattito culturale nazionale, grazie al lavoro di studiosi come Fimiano Crucianelli che, nel 2024, con il suo libro sul reddito di contadinanza, contribuisce a ridefinire il ruolo etico e politico dell’agricoltura rurale.
Oggi il reddito di permanenza è parte integrante della proposta di iniziativa popolare “reddito di CONTADINANZA” sostenuta da Slow Food Campania ed all’interno della legge “RIGENERA” di iniziativa popolare presso la Regione Campania, ma è fondamentale ricordare che questa iniziativa non nasce dall’alto: nasce dal territorio, dai contadini, dalle loro difficoltà e dalla loro capacità di immaginare un futuro diverso.
Il confronto con il passato è emblematico: negli anni ’60, nel Cilento, una famiglia di quattro persone viveva dignitosamente con quattro ettari di terra. Oggi, con gli stessi quattro ettari, una famiglia è spesso in condizioni di povertà. La combinazione tra globalizzazione, mancanza di infrastrutture, concorrenza internazionale, assenza di manodopera, vincoli paesaggistici e pressioni della fauna selvatica ha reso la sopravvivenza delle piccole aziende agricole quasi impossibile.
Il reddito di permanenza è la risposta a tutto questo: uno strumento che permette di restare, di continuare a presidiare il territorio e di non abbandonare le aree interne al loro destino.
Non un sussidio, ma un investimento.
Non un privilegio, ma un atto di giustizia territoriale.
È la voce del Cilento che parla.
Una voce che chiede solo una cosa: di poter continuare a vivere dove è sempre vissuta.
Si allega alla presente le motivazioni che hanno portato nel 2022 a lanciare la petizione sul CHANG.ORG, anche in considerazione di rivedere la programmazione del PSR- Programma di Sviluppo Rurale (2022) o CSR – Complemento di Sviluppo Rurale (2026) a livello regionale e nazionale :
“ PSR e programmazione per il Cilento e le Aree interne commisurate alle reali esigenze “
Link petizione: https://www.change.org/p/psr-e-programmazione-per-il-cilento-e-le-aree-interne-commisurate-alle-reali-esigenze
Il Cilento e le aree interne hanno bisogno di un PSR e di una programmazione locale, regionale e nazionale commisurati alle esigenze reali dei propri abitanti.
Questo è possibile se si mettono in atto strategie mirate a:
- ridurre lo spopolamento;
- la conservazione del territorio;
- la valorizzazione del capitale umano
- la valorizzazione della biodiversità e della sua messa in coltivazione;
- la riduzione del dissesto idrogeologico,
- la gestione e il contenimento della fauna selvatica,
- il miglioramento reale della viabilità
- favorire in maniera concreta lo sviluppo del turismo enogastronomico.
- Ridurre il divario del prezzo di vendita in azienda (produttore) e il prezzo al consumatore finale
- reddito di Permanenza.
Leggendo il nostro manifesto, spero tu possa diventare un portavoce delle esigenze del territorio cilentano, delle aree interne della Campania e di chi li vive.
Grazie, se firmi la presente petizione e la giri ai tuoi contatti, daremo voce a chi si sente sempre ultimo e spesso è considerato ultimo, ma questi ultimi sono quelli che conservano il territorio e producono il buon cibo per noi.
Manifesto del pensiero comune Cilentano e non solo
Premessa
Per chi decide di vivere in Cilento e nelle aree interne campane, ogni giorno fa una scelta di vita e ogni giorno deve confermare questa scelta: “rimanere in questa terra e non andare via”, come hanno fatto e fanno almeno il 40% della popolazione cilentana. La scelta di andare via è una sconfitta amara, ma spesso necessaria. Iniziamo a vederne i motivi. Vai via dal Cilento o dalle aree interne campane soprattutto se sei un piccolo agricoltore. Perché ti sei stancato di lavorare da solo. E, se sei anche imprenditore, devi superare tanti vincoli burocratici, che richiedono lunghissimi tempi di attesa.
Fabbisogni:
- Assistenza tecnica: Purtroppo, se sei piccolo, non hai assistenza neppure dal tuo CAF, perché gli impiegati hanno troppo carte da sbrigare, non hanno il tempo di parlare con te. Spesso ti fanno trovare i documenti già compilati e tu devi solo firmare e, se chiedi, ti dicono non preoccuparti. Se vai da un tecnico per una pratica del PSR o per altri finanziamenti, chiedono il valore del progetto, se troppo piccolo o al disotto dei 400/500 mila €, ti dicono che a loro non conviene, perché il lavoro è lo stesso e preferiscono fare progetti di almeno un milione di € per portare a casa, il 10 /12%. E anche in questo caso salti ad ostacoli per individuare il tecnico ancora disponibile a presentare un miglioramento per la tua azienda. Infatti, se si fa una ricognizione di chi accede ai bandi del PSR, sono già aziende ben strutturate. Per noi Cilentani, servirebbero bandi sull’idea progettuale dell’agricoltore, non solo sulle potenzialità reali e sulla fattibilità oggettive.
- Prestiti sull’idea progettuale e non sui titoli aziendali: In Africa concedono prestiti alle donne, sulla loro idea progettuale e la restituzione del prestito parte dal quinto anno. Perché non creare opportunità simili anche qui? Troppo spesso, prende lo sconforto perché ci si rende conto di non riuscire ad andare avanti nonostante la buona volontà, perché non è stata pensata una misura ad hoc per te del PSR o del GAL. E se non è stata pensata è perché chi programma e progetta non conosce la realtà delle cose.
- Viabilità: È necessario ripristinare la viabilità provinciale e comunale, anche per una sicurezza di percorribilità e riduzioni di incidenti. Il tutto aggravato dal limite fisico delle nostre aziende suddivise in più corpi e ognuno distante anche 4/5 KM dalla sede aziendale. Tratti non sempre percorribili con le auto normali, in quando le nostre strade interne sono piene di frane, sconnesse e piene di buche. Quindi i tempi di percorrenza diventano lunghi e complicati.
- Approvvigionamento idrico: Approvvigionamento dell’acqua di irrigazione, poche sono le zone servite dai consorzi d’irrigazione, servono pozzi, laghetti collinari, interventi mirati ad accumulare e conservare l’acqua piovana del periodo invernale. Oggi, l’irrigazione per le nostre colture è indispensabile, non solo per produrre ma per far superare loro i periodi critici.
- Contenimento fauna selvatica: Nel nostro Cilento ricco di biodiversità, di culture, colture e tradizioni, le persone non posso fare più l’orto. Vivono nel Cilento, ma vanno al supermercato a comprare gli ortaggi. Perché, se l’orto non è opportunamente recintato, arrivano a mangiare i cinghiali, i cervi, le gazze, i merli. Non possiamo sparare o distruggerli tutti. Ma è necessario creare equilibrio tra le specie e dare spazio e valore anche alla specie umana cilentana. Si è visto, ad esempio, che i Sele -controllori non riescono a contenere la presenza di cinghiali. Pertanto, è necessario individuare nuove soluzioni. La più incisiva è quella di finanziare le recinzioni dei campi: almeno l’80% della superficie deve essere recintata o elettrificata; il rimanente 20% della superficie aziendale va coltivato e destinato all’alimentazione delle specie selvatiche. Si può convivere se si approntano le misure giuste. Occorre dare la certezza ai produttori che possono raccogliere i loro prodotti, preservandoli dalla fauna selvatica.
- Meccanizzazione adeguata alle esigenze delle aziende multifunzionali: Oggi nelle aree interne, mancano le macchine agricole adatte e studiate per lavorare il terreno; Le macchine in agricoltura sono studiate e prodotte per le grandi aziende specializzate a discapito delle piccole aziende, in cui ancora si praticano le colture miste, olivo-cereali-leguminose-produzioni foraggere e dove si praticano le consociazioni. Servono macchine idonee: piccole per lavorare nelle aziende miste e multifunzionali. La mancanza di meccanizzazione idonea per queste aree è un altro deterrente a favore dell’abbandono dei terreni. Quindi si devono creare finanziamenti per l’acquisto di macchine per lavorare all’interno delle piccole aziende multifunzionali e non specializzati, dove la conservazione della biodiversità è il punto di forza e il valore vero e reale.
- Terreni incolti e messa a disposizione agli agricoltori: Recuperare i terreni abbandonati dalle persone che vivono all’estero o in altre città, creare forme di affitto e messa a disposizione dei terreni per le persone che vogliono coltivarli. Le Amministrazioni Comunali dovrebbero essere i moderatori di questo percorso, e connettere la domanda di terreni e la potenzialità dell’offerta. Ciò non togliendo il diritto di proprietà – sacro per noi cilentani e non solo. Quindi, messa a disposizione dei terreni, senza diritto di usucapione.
- Biodiversità vegetale, premialità per chi la coltiva: La Regione ha investito molto sul recupero e valorizzazione della biodiversità vegetale sia ortiva che frutticola. Vogliamo augurarci che questo grande patrimonio recuperato e conservato – sia presso le banche del germoplasma che presso i coltivatori custodi della Regione Campania, soprattutto nelle aree interne – possa diventare il punto di forza delle aziende che le coltivano e per tutto il settore dell’enogastronomia e del turismo interno, dando nuove opportunità di reddito e sviluppo. Dare tangibilità, concretezza, valore e importanza ai coltivatori, in particolare ai coltivatori custodi iscritti nell’elenco della Regione Campania, i quali si impegnano a rimettere in coltivazione il patrimonio della biodiversità campana.
- Favorire la nascita dei Mercati locali: Favorire punti vendita dei prodotti dell’aziende delle aree interne, con punti vendita comunali, dove poter anche organizzare lo stoccaggio e la conservazione di prodotti, attraverso la presenza di celle frigo o ambienti condizionati. Creare laboratori di trasformazione, cantine, oleifici e piccoli opifici, dove poter trasformare e lavorare i prodotti.
- Formazione professionale in campo: È importante attivare una formazione professionale vera, non la formazione per attestati, ma una formazione vera e in campo, che va verificata e dimostrata. Perché i nostri contadini sono ragazzi giovani e formati. Ma spesso senza esperienza professionale specifica attiva.
- Piantumazione di alberi: Inoltre nel Cilento, nelle aree interne ed isolane, è necessario compensare con la piantagione di alberi, siepi, la superficie sottratta all’agricoltura per strade, opifici, case oltre che per porre rimedio ai danni provocati dall’agricoltura intensiva dell’agroindustria della Piana del Sele e altre aree. È auspicabile che i singoli comuni valutassero la loro impronta di carbonio e cercare di compensarla. Unico modo per attenuare gli effetti dei cambiamenti climatici. Cercare di trovare soluzione e interventi per ridurre sostanzialmente le emissioni di gas a effetto serra.
- Reddito di permanenza: In assenza di interventi mirati a favorire la produzione, a preservare i raccolti dalla fauna selvatica, dalla non messa a regime della viabilità stradale, da assenza di interventi che favoriscono la conservazione dell’acqua invernale per utilizzarla nel momento del bisogno, da non finanziamenti per una meccanizzazione ad hoc (tipo mietitrici e trebbiatrici per legumi) mietitrebbiatrici all’interno di oliveti, per agevolare l’agricoltore del Cilento a conservare e preservare almeno il territorio, ridurre i dissesti idrogeologici, ridurre il rischio di incendio, si potrebbe pensare al reddito di PERMANENZA. Perché l’agricoltore deve vivere e sostenere la sua famiglia, al di là degli eventi atmosferici, delle invasioni della fauna selvatica. All’imprenditore agricolo in base al suo fascicolo aziendale l’AGEA riconosce (grazie ai TITOLI AZIENDALI), un rimborso per superficie. A questo punto preserviamo il vero capitale UMANO, i nostri cilentani e quelli delle aree interne, riconoscendo il loro valore, veri custodi di un territorio, di storia, tradizione e preservazione di un territorio. Dal 2010, grazie al loro stile di vita, la dieta dei cilentani è stata riconosciuta patrimonio immateriale dell’umanità.
Se quanto detto non verrà accolto, speriamo almeno che lo possiate condividere e quanto detto possa portare tutti noi a riconoscere “il valore e il ruolo e dell’agricoltore, contadino custode cilentano e delle aree interne” .
L’ AGRICOLTORE-CONTADINO CUSTODE CILENATANO è lo stesso per TUTTE LE AREE INTERNE, MONTANE E ISOLANE DELLA CAMPANIA.
Portavoce di questa petizione la dott.ssa Rosa Pepe


Ottimo lavoro,avanti così