Forse davvero il Governo e le forze piú estreme che lo compongono, praticamente tutte e a cominciare dalla sua guida, hanno esagerato e forzato troppo.
Nonostante tutto ( disgregazione politica e disgregazione sociale, cappa informativa dominante omologante…), quando si tocca il cuore della tenuta democratica del paese, il paese lo percepisce e reagisce.
È quanto sta accadendo.
Il numero e la partecipazione agli appuntamenti di confronto per il NO, è di dimensioni significative e per certi versi sorprendente.
C’è in qualche modo tutto uno spaccato di società che si è messo in movimento. Una riserva democratica si potrebbe definire che lascia ben sperare per l’esito del voto.
E forse è così che si spiegano anche le reazioni così sguaiate e fuori controllo di diversi sostenitori del Si. Peraltro espressione spesso del Governo e di delicate funzioni istituzionali.
Se la mobilitazione continuerà a crescere, a tenere la Costituzione come riferimento essenziale, salendo di livello nella polemica e non inseguendo l’armata Brancaleone avversa nell’abbassarlo, davvero le sorprese nel voto potranno essere importanti. Fino al risultato finale del 22 e 23 marzo.
In ogni caso, il tema delle energie che si stanno manifestando, rimane per l’oggi e per il domani.
Se si saprà scommettere su queste energie, un’altra prospettiva per il paese forse non è compromessa.
Non parlo di larghezza di campi. Ma di profondità di discorso politico.

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