Scrive Le Goff, storico dell’Ècole des Annales francese: “È comunque sotto forma di duello, di lotta di classe in due campi che si rappresenta la società che Francesco vuole convertire, trasformare”. Il punto di partenza della sua visione è quello di una bipartizione fondata sull’ineguaglianza: da una parte poveri, indigenti e ignoranti, dal lato opposto ricchi, potenti e sapienti.
Lo scopo di Francesco è di sostituire tali antagonismi con una società fondata sui rapporti familiari, in cui le sole ineguaglianze sono quelle naturali, attinenti all’età e al sesso.
Il male sociale per eccellenza è il potere, per combattere il quale bisogna distruggere o almeno neutralizzare le diverse basi su cui esso si fonda: la nascita, il denaro e la cultura, che sono i trampolini di lancio per l’ascesa sociale.
L’ideale sociale cui aspira Francesco è un livellamento, un massimo di uguaglianza nell’umiltà che, benché egli si renda conto sia utopico realizzare nell’insieme della società, tuttavia vuole instaurare nella sua “fraternità”. Sperava in tal senso di creare un modello di società che accogliesse chierici e laici senza divisione-opposizione. Cosa che non gli fu consentito.
Come realizzare questa società senza classi? Con la lotta politica?
Anche se talora pronuncia slogan sovversivi, come quello dell’espressione latina nel titolo di questo paragrafo Io non voglio essere un ladro (che evoca la famosa frase La proprietà è un furto del socialista libertario francese Joseph Proudhon nel saggio del 1840 Che cosa è la proprietà), nei fatti Francesco non ha mai pensato all’uso della forza e neanche del potere politico. L’osservatore critico delle ineguaglianze è anzitutto nel suo ordine un apostolo appassionato dell’obbedienza, su cui si fonda la scelta della sottomissione volontaria.
Una parola, obbedienza, che oggi possiamo chiamare non violenza. Francesco e i suoi sperano di trasformare la società attraverso il carattere sovversivo e rivoluzionario di questa sottomissione volontaria. Una obbedienza vera e santa, non falsa e non cieca, come quella che si mette al servizio del peccato, tanto da potere essere rovesciata talvolta in una opposta, doverosa disobbedienza, così come dice nella Regula non bullata: “Se un ministro prescrive a un fratello qualcosa contro il nostro modo di vivere, il fratello non è tenuto a obbedirgli, poiché non vi è disobbedienza dove vi è crimine o peccato”.
Ancora, se questo ideale di livellamento tende a limitarne l’azione pratica ai suoi fratelli, quale nuovo ordine egli propone alla società?
Le Goff, che si pone la domanda, risponde: “È difficile capirlo con certezza ed è probabile che, come molti riformatori e rivoluzionari, Francesco vedeva molto più chiaramente il male da far scomparire che il bene da instaurare al suo posto”. Ma aggiunge che forse il santo può aver espresso l’essenziale del suo pensiero in una dichiarazione riportata da Tommaso da Celano: “Che ciascuno riceva il suo non secondo la sua autorità, ma secondo il suo lavoro”, in modo da rimpiazzare un ordine fondato sul rango con un ordine fondato sul lavoro. Ancora una volta non è ben chiarito come si debba intendere la parola lavoro. A noi naturalmente, pur consapevoli dell’inopportunità di un richiamo, sia pure suggestivo, alla dottrina socialista dell’Ottocento, fa venire in mente in modo imbarazzante l’espressione di Lenin, leader della rivoluzione russa del 1917: “Da ciascuno secondo le proprie possibilità, a ciascuno secondo le proprie necessità”.
Insomma si riconosce a tutti l’essenziale diritto di vivere liberi e uguali. Come dirà nei suoi Pensieri politici Vincenzo Russo, martire della Rivoluzione napoletana del 1799: “Il fonte di ogni diritto è l’esistenza: l’esistenza è un fatto semplice e per tutti uguale”. Una considerazione che Francesco avrebbe sottoscritto, aggiungendovi certo un richiamo al fatto che, essendo tutti gli uomini figli di Dio, sono tutti fratelli.
Infine, l’episodio che riguarda i ladroni. Ai frati che li vogliono convertire, Francesco chiede: perché sono ladroni? Quali necessità li ha spinti? Poi esorta i frati ad andare da loro chiamandoli “signori ladroni”, offrendo loro buon pane e vino. E il giorno dopo tornino con cacio e uova. Quando saranno rinfrancati, allora parlino loro di Dio.
Sembra quasi di ascoltare la voce di un altro Francesco, il cantautore De Gregori, che nella canzone Chi ruba nei supermercati, rivolgendosi a un fratello, simbolo di tutti gli uomini, destinatari del suo messaggio, dice: Tu da che parte stai? / Stai dalla parte di chi ruba nei supermercati? / O di chi li ha costruiti, rubando?
Un rivoluzionario?
Mariella Marchetti, scrittrice e giornalista, che presenta il Santo di Assisi come un modello di coerenza, rettitudine, ragionevolezza delle idee, bellezza universale, in cui possono trovare ispirazione i giovani di oggi che scendono in piazza per rivendicare il diritto di vivere in un mondo migliore, scrive:
“Francesco, è necessario chiamarlo semplicemente così, per antonomasia, non fosse altro che per far sentire ai giovani che è stato davvero uno di loro, uno dal quale possono, senza esitazione, prendere ispirazione per dare una risposta al senso di frustrazione e impotenza che la politica ha improvvisamente gettato sui loro sogni, è senza dubbio il personaggio più rivoluzionario,, più controcorrente, più meravigliosamente scandaloso del XII secolo, una figura immensa, che non può non piacere ai giovani”.
Nessuno come lui ha svelato le ipocrisie e le contraddizioni della politica, messo in imbarazzo pontefici e clero, contestato perfino l’autorità dei suoi genitori, richiamato migliaia di giovani normali e scontenti associandoli in una comunione di idee e pratica di vita vissuta, ha rispettato la natura, predicato e diffuso la pace. Francesco e i suoi compagni, anticonformisti rispetto al loro tempo, che apparivano degli scalmanati agli occhi dei benpensanti, figli di papà ricchi e benestanti, rinunciarono agli abiti pregiati (in senso reale e metaforico), facendo voto di povertà e mettendosi al servizio degli ultimi.
Una rivoluzione? SI, ma senza distruzione e spargimento di sangue, semplice, pacifica, portatrice di valori universali: la libertà, l’uguaglianza, la solidarietà, l’AMORE.
Pasquale Gerardo Santella

