In questo antro, non molto battuto dalle genti, regna un silenzio rumoroso. Ad un passo dal mare che bagna Napoli, al cospetto del grande Vesuvio che tutto guarda e tutto tace, sorge una villa dove dame e regine si sono susseguite. Qui io mi perdo nella sua maestosità; io, che non fui mai regina di un regno incantato, che ho costruito mille castelli poi rovinosamente caduti, io, che non smetto mai di credere alle favole, mi perdo in un silenzio irreale, per certi versi assordante. Mi sento ora regina, ora umile serva di un patrimonio inestimabile, testimone della storia e della vita che è passata scandendo ore, minuti, giorni, mesi, anni e secoli.
In questo silenzio mi aggiro tra un libro e l’altro, tra una statua dalle movenze umane e mille specchi che restituiscono le sembianze sbiadite di un tempo che fu. Cammino, a volte confondendomi tra la folla che assale l’arte e la divora, invece di cullarsi nel suo oblio. Io, invece, non mi abituerò mai: sentirò sempre il sapore dell’antico e il calore di ambienti vissuti. Questa meraviglia del passato oggi si mescola con l’arte moderna, che prova a prendersi la scena impadronendosi delle stanze rimaste vuote — un tempo piene di oggetti e anime — di questa dimora verdeggiante e maestosa che è Villa Pignatelli.
Esiste un’arte che non ha confini d’espressione e non è legata a un singolo periodo, ma sconvolge gli stereotipi, confonde gli animi e li interroga. Essa pone l’osservatore al cospetto del mondo nell’istante stesso in cui l’opera viene creata; porta un messaggio forte di introspezione, denuncia e pronuncia frasi difficili da dire a parole, mentre il messaggio visivo diviene un’icona universale. Ecco che la promiscua fecondità delle idee si fonde in un momento d’arte unico, dove il bello regna sovrano. Il visitatore può scorrere secoli di storia, godendo del mistero che racchiude ogni opera nata dalla creatività e dalla voglia di trasmettere un messaggio d’amore e di vita.


Warhol e Banksy trasmettono una carica emotiva non indifferente: messaggi simili ma opposti, espressi attraverso serigrafie e stencil.
Comunicano concetti dirompenti che lasciano interdetti i visitatori, stimolando l’immaginazione. Splendida è stata la reazione di un gruppo di bambini di un asilo di Napoli, che hanno reso la mia giornata un momento di alta creatività. Hanno saputo dare l’interpretazione giusta anche a ciò che sembra un banale foglio di carta argentata: le “Silver Clouds” di Warhol. Opere non statiche ma fluttuanti, che i bambini hanno colto al volo, vedendovi raggi di sole schermati dalle nuvole. Nulla è come appare, ma tutto può divenire usando l’intelletto e l’immaginazione.
Per questo credo sia di gran valore visitare la Casa Museo di Villa Pignatelli e la mostra di questi due artisti contemporanei. Essi segnano un distacco dall’arte tradizionale creando nuove forme, apprezzate dai giovani ma capaci di attrarre visitatori di ogni età, rendendo questa mostra una delle più visitate attualmente a Napoli.
Ringrazio MetaMorfosi per la bella esperienza e Pietro Folena per aver regalato alla città questo spaccato d’arte contemporanea.

Marialuisa Faella


Vuoi ricevere un avviso sulle novità del nostro sito web?
Iscriviti alla nostra newsletter!

Termini e Condizioni

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *