Di fronte al silenzio dell’Europa, e di tanta parte della politica italiana, per gli ultimi gesti criminali di Donald Trump – come l’attacco al Venezuela, il rapimento del suo presidente Maduro, o l’ultimo, inaudito bombardamento effettuato con Benjamin Netanuyau sull’Iran con centinaia di bambini innocenti uccisi senza pietà – si resta davvero increduli. Addirittura, la nostra premier Meloni ha affermato qualche tempo fa (senza un minimo di ritegno) – e contraddicendo, tra l’altro, il suo stesso pensiero politico dell’altro ieri sul diritto universale – che quell’atto (parlando, ci sembra, del Venezuela) è in linea con il diritto internazionale.

Insomma, e questo ormai dovrebbe essere chiaro a tutti, siamo in presenza di un consolidato utilizzo del crimine come strumento “normale” (e legale) per imporre il proprio dominio sull’universo mondo. E allora, se questo è vero, dobbiamo per prima cosa dire parole chiare sul Presidente degli Stati Uniti: egli non solo non va “legittimato” (ritenuto cioè un interlocutore affidabile anche quando parla delle sue proposte di mediazione per il conflitto in Ucraina o in Palestina, o quando crea quella squallida organizzazione internazionale che è il “Board of Peace”), ma va indicato per quello che è: non solo un personaggio megalomane insofferente a qualsiasi regola democratica del vivere civile, ma un razzista ormai conclamato, come, del resto – se ancora ve ne fosse bisogno – anche la riproduzione delle immagini scimmiesche di Barack Obama e di sua moglie Michelle, inequivocabilmente ci confermano; e, soprattutto, il presidente degli Stati Uniti, bisogna assolutamente tenerlo a mente, è un pregiudicato, un condannato impunito che andrebbe assicurato alla giustizia come un qualsiasi altro cittadino del mondo che commette illeciti penali. E lui, condannato dalla giuria della corte penale di New York – giudice Juan Merchan – ne ha davvero tanti di reati sul groppone: dai 130 mila dollari pagati per il silenzio della pornostar Stormy Daniels alla violazione della legge sui finanziamenti elettorali, al ruolo svolto nell’assalto dei suoi seguaci a Capitoll Hill.

In qualsiasi paese civile ad un personaggio del genere, così poco raccomandabile, sarebbe impedito di assumere ruoli di così alto profilo istituzionale. Ma l’America di oggi, nonostante siano sempre più frequenti ed estesi focolai di rivolta contro il suo autoritarismo repressivo, sembra ancora in gran parte il riflesso del suo mondo: un “piccolo mondo” dove la morale, l’etica, non hanno più alcun valore. Vengono semplicemente ritenute “inciampi” della Storia, cose che appartengono al passato tipiche della vecchia Europa. Ciò che ora conta è solo la forza bruta, la volontà di potenza, lo “sdoganamento della criminalità” come forza di governo, la persecuzione dei migranti da qualsiasi parte del mondo essi provengano, e degli ultimi, dei diseredati, di tutti coloro che hanno fatto grande gli Stati Uniti d’America con il loro duro lavoro, subendo nel corso dei secoli umiliazioni e sofferenze indicibili. Ora il tycoon, cancellando per sempre il diritto internazionale, dopo il blitz venezuelano e iraniano di questi giorni, dopo il tentativo di impadronirsi del Canada o della Groenlandia (che gli serve, ha detto, per la sicurezza nazionale), pensa di mettere sotto schiaffo degli Usa anche paesi dell’America latina come Columbia, Messico, Cuba. Il risultato finale di questa sua folle corsa alla conquista del mondo, è che nessun Presidente degli Stati Uniti come lui – ma questo naturalmente potrebbe valere anche per i due suoi soci criminali come Netanyahu e Putin – è riuscito nel capolavoro di sfigurare a tal punto il proprio Paese da ridurne l’immagine a un piccolo centro di provincia chiuso tra le sue mura, meschino, impermeabile a qualsiasi stimolo esterno, e governato dalla politica del Terrore; una legge della sopraffazione senza più limiti, che ricorda molto da vicino quella di don Pietro Savastano, il boss di Gomorra, quando, in un garage di Secondigliano, annuncia ai suoi giovani delinquenti la presa di Napoli: “Mo ce ripigliamm’ tutt’ chell che è ‘o nuost’”. Solo che Trump, nelle sue ultime uscite, sembra andare molto oltre “il cortile di casa”. Lui, nella sua distruttiva volontà di potenza, vuol tornare ad essere, più dei suoi predecessori, il vero, autentico gendarme del mondo, colui che decide chi deve vivere o, al contrario, chi deve soccombere ed essere per sempre cancellato dalle nostre comunità. E davvero non dobbiamo andare molto lontano per vedere all’opera questa nefasta strategia di annullamento dell’Altro.

L’ uccisione a Minneapolis di Renee Nicole Good o del vile assassinio di due cittadini americani da parte dei famigerati agenti dell’ICE (Immigration and Customs Enforcement), il suo esercito personale, ne sono l’esempio più vergognoso ed eclatante. Ma poi, sempre su questa linea “antiumana”, che sfigura irrimediabilmente l’idea degli Stati Uniti come paese democratico, ci sono le sue parole sul Super Boll, che ha visto il trionfo di Bad Bunny, rapper e cantautore portoricano che nel corso dello show che precedeva la gara, ha detto in portoricano che l’unica cosa più potente dell’odio è l’amore: Risposta di Trump: “Spettacolo terribile. Non rappresenta i nostri standard. É uno schiaffo agli USA”. Ci mancherebbe altro… Insomma, per Trump occorre non solo far profitti – e lui, come per l’imposizione dei dazi (bocciati, tra l’altro, dalla Corte Suprema) è bravissimo a farli fin quando qualcuno non gli risponde con la sua stessa moneta – annientando popoli e mettendo le mani sulle loro risorse (dalle terre rare al petrolio). Il punto decisivo di questa strategia del terrore ci sembra dunque, come accennavamo, prima di tutto la distruzione dell’Altro, perché l’Altro, il diverso è il vero nemico, da annientare su scala planetaria. Se questo è Trump, allora, anche di fronte all’ultimo raid effettuato insieme al suo “compare di merenda” Benjamin Netanyahu, che ha portato in Iran all’uccisione della spietata Guida suprema – appare del tutto inadeguata la mobilitazione dei cittadini liberi del mondo e la posizione delle stesse forze di sinistra del nostro Paese e in Europa.

Dobbiamo essere chiari. C’è un solo modo per contrastare questo autoritario disegno neoliberista globalizzato che ci sta portando dritti alla Terza guerra mondiale, e che, per imitazione, sembra diffondersi – salvo poche eccezioni come quella di Sanchez in Spagna – a macchia d’olio anche da noi, nella nostra vecchia Europa storicamente subalterna al potere americano: alimentare in ogni angolo del nostro tormentato pianeta movimenti di resistenza, di lotte per la libertà e la giustizia sociale, per impedire che in questo tragico scorso di secolo l’umanità finisca, come vuole Trump, in un cono d’ombra, regredendo per sempre ad uno stadio primitivo, in cui a dettare legge è solo la forza bruta di un clan criminale che ha solo sete di potere e di morte, proprio come in una fosca puntata televisiva di “Gomorra – La serie”.
Antonio Grieco

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