Siamo stati in dubbio fino alla fine sul se dare notizia di questo giustissimo passo assunto settimana scorsa. Le vicende internazionali e i venti di guerra così forti indurrebbero ad assumere altre priorità. E questo sicuramente rimane il tema: come fare in modo che i popoli riprendano parola di pace tanto forte da sopravanzare la follia di classi dirigenti che stanno portando l’umanità in una condizione forse mai così difficile e incerta.
Alla fine scegliamo di darne conto. Comunque. Rimaniamo convinti infatti che la forza di una risposta di popolo per la pace si fondi anche sulla capacità di questo popolo di coltivare la memoria delle lotte pacifiste di intere generazioni che l’hanno preceduto e di poter avere anche spazi fisici di organizzazione della lotta per la pace oggi, che comincia anche semplicemente dal potersi ritrovare insieme, appunto, in uno spazio condiviso.
E allora, se volete, eccola invece l’urgenza, anche in queste ore, proprio in queste ore, di dare conto pubblico di questa iniziativa.
Ed eccoci a darvene conto.

LA DICHIARAZIONE DI DIEGO BELLIAZZI E GIANFRANCO NAPPI. 26 febbraio
“ Abbiamo inviato ieri una Diffida formale al Presidente della Fondazione Gerardo Chiaromonte e, per conoscenza, alla Regione Campania e alla Soprintendenza Archivistica e per le Biblioteche della Campania. Siamo giunti a questa decisione grave dopo aver esperito, inutilmente, tutti i tentativi possibili per giungere ad un confronto trasparente volto a garantire un accesso libero ad uno straordinario patrimonio archivistico, parte essenziale della più ampia memoria civile e democratica della città e della regione: lettere, mail, articoli di giornale non sono serviti negli ultimi quattro anni a smuovere i responsabili della Fondazione che non hanno mai fornito alcuna risposta.
Al tempo stesso abbiamo posto il tema della gestione di un patrimonio immobiliare significativo, quello dell’ex PCI, acquisito all’uso sociale grazie ai sacrifici di intere generazioni di militanti del PCI e della sinistra e esposto ora, al meglio, all’abbandono, quando non anche a pure operazioni di mercato. Il tutto in aree urbane dove la disgregazione sociale è cresciuta e dove spesso per associazioni, movimenti, esperienze che si rifanno alla stessa memoria della sinistra, non hanno neanche uno spazio dove riunirsi.
E, in ogni caso, il tutto, al di fuori di ogni trasparenza nella gestione.
Da qui questo nostro passo che come si vede ha ben poco di nostalgia o di bega ma pone una grande questione di democrazia e di trasparenza: se ti richiami ad una memoria, non puoi poi muoverti in modo opposto a quel che essa, ancora oggi, rappresenta. Infinitmondi, con le sue attività volontarie proprio su quella memoria ha fondato non poco del suo impegno verificandone la vitalità e dedicando peraltro proprio a Gerardo Chiaromonte una delle sue pubblicazioni più significative .
La Diffida è solo un passo. Ad esso, se non verranno risposte chiare, seguiranno tutti gli altri già immaginabili chiamando in causa anche chi dovrebbe vigilare e chi mantiene la responsabilità della cura pubblica degli Archivi di valore storico-culturale. “

IL TESTO DELLA DIFFIDA 25 febbraio

Opera di Mariano Sommella

