Abbiamo immaginato questo incontro seminariale di lunedì come l’avvio di un percorso di lavoro. Vedremo se e dove ci porterà. Siamo fiduciosi. Intanto per le prime risposte che abbiamo raccolto e che sono già nei nomi di coloro che hanno raccolto l’appello: insieme si ritroveranno donne e uomini impegnati prioritariamente in un lavoro di riflessione e di ricerca intellettuale e donne e uomini impegnati prioritariamente in percorsi di pratiche innovative nel cuore della società. E che tutte e tuti vogliamo ringraziare. Ve ne sono tante altre e tanti altri che abbiamo in animo di coinvolgere nelle tappe successive.

Siamo convinti che non possa esistere un pensiero utile che si separi dalla pratica così come in ogni pratica utile c’è un pensiero incorporato che diventa da potenza atto.

Già questo è un primo punto di impostazione su cui verificare gradi di consenso nell’analisi: sviluppare nuovi e sempre maggior canali di relazione e di pratiche comuni anche tra questi due mondi che separati non sono e che però separati si vorrebbe tenere.

Sapere creativo e protagonisti di pratiche di costruzione di socialità e di comunità, dai luoghi di lavoro ai territori, è questo il nucleo che pensiamo debba diventare sempre più centrale.

Debba prendere coscienza di se’, del proprio possibile ruolo, del bisogno di nuovi livelli di politicità del suo pensare e del suo fare: e questo salire di grado politico, attenzione, non rappresenta una esigenza esogena rispetto ai vissuti di queste esperienze, ma un bisogno vitale per esse se non vogliono rimanere prigioniere o di una dimensione frantumata del sapere, che toglie autonomia, o di una dimensione corporativizzata del ‘fare società’ che toglie carica critica e soffoca le esperienze ivi impegnate.

Perchè?

Perchè questo terreno può rappresentare uno di quelli, seppur non esclusivi, certo fondamentali per rispondere al problema acuto di questo nostro tempo: come dare forza alle idee di giustizia e di cambiamento e ai mondi sociali che le esprimono quando la politica reale, anche quella dei partiti che dovrebbero invece essere di riferimento, o sta da un’altra parte o comunque non ce la fa.

E qui viene un secondo punto di verifica nel confronto: siamo d’accordo con questo giudizio politico? Dal tipo di risposta che si da’ cambia non poco del che fare: se pensi che quelle forme vadano agite perchè abbiano dentro di se’ condizioni possibili di una loro evoluzione positiva è un conto, se pensi che invece questo non sia nel novero delle cose possibili, allora utilizzi la risorsa scarsissima del tempo in altra direzione.

Che è esattamente l’idea che sta dentro questa riflessione: dai partiti reali non verrà alcunchè di corrispondente alla bisogna.

Ovviamente questo non vuol dire fare rinunciando alla interlocuzione con loro; non vederne il ruolo necessario nella vicenda quotidiana; sottovalutare il loro ruolo, nonostante tutto, di argine verso una destra sempre più arrogante e pericolosa, quasi sfrontata.

Ma invece immaginarsi in netta autonomia da essi, animatori di nuovi percorsi, di nuovi linguaggi perfino, di nuovi protagonismi sociali nella dimensione politica come di nuova politicità nella dimensione sociale.

E’ una necessità di fronte alla crisi democratica che viviamo. Serve mobilitare energie nuove, oggi in larga misura rifluite anche nel non voto, disilluse e distaccate da una democrazia che non le rappresenta. Senza queste energie la partita con la destra e con la disgregazione della società non si vince.

Questa è l’urgenza e la politicità di questo discorso.

Vediamo quanto accade in queste ore.

La risposta sui fatti di Torino non potrebbe essere più netta: condanna senza equivoci. Quel tipo di violenza lì è contro ogni ragione positiva. Ma è possibile che non venga forte al tempo stesso una reazione politica che denunci l’incapacità del governo di garantire la sicurezza pubblica e il fatto che 20.000 manifestanti pacifici possano farlo senza diventare oggetto dell’azione di gruppi ristretti violenti?

La vicenda di Niscemi vede impegnato tutto il mega sistema mediatico controllato o ispirato dal Governo, con protagonista anche un Servizio che è sempre meno Pubblico, nella pragmatica ( usano molto questo aggettivo ) riduzione della crisi climatica a incidente puntiforme, qui Niscemi, in una sorta di microfisica dell’emergenza che toglie ad essa ogni carattere sistemico; un negazionismo esplicito che tutto riduce a singole responsabilità personali e, magari, a nuovi decreti di inasprimento delle pene. E non si sente quasi da nessuna parte.

E si capisce anche perchè emerge con difficoltà una risposta forte. Il consumo di suolo è un acceleratore di cambiamenti climatici. E quanto a consumo di suolo, ad esempio, tutta la Campania è tra le prime d’Italia, con Napoli anche. E su questo, non ci sono differenze tra gli ultimi dieci anni di governo regionale e gli ultimi quattro di amministrazione del Comune. E Bagnoli, se ne discuterà sempre lunedì alle 15 sempre con Luciana per iniziativa di Assise Bagnoli, con America’s Cup si avvia a diventare esempio clamoroso di uso del suolo ai fini della rendita globale di finanza e territorio che trasforma le città in spazi gentrificati. E ancora si attendono le risposte del Sindaco alle domande che in modo stringente le Associazioni della città, noi compresi hanno posto.

E sulla Giustizia,si avverte una difficoltà di direzione politica della campagna per il Referendum con il rischio che, di fronte alla aggressività sempre più esplicita della destra che punta a colpire l’autonomia della magistratura, si affermi o un discorso solo tecnicistico o che per altro verso riproponga oggi, dopo le conseguenze passate già non positive, una idea di ruolo della magistratura di avanguardia del rinnovamento, in supplenza alla politica. Mentre occorrerebbe una forte iniziativa politica che rilanciasse il tema del bisogno del funzionamento della giustizia, e oggi non funziona, a garanzia dei diritti di tutti superando la situazione che già è di oggi di forza con i deboli e di debolezza con i forti: situazione accentuata dalle scelte di (contro)riforma del Governo.

Per non parlare delle emergenze internazionali su pace e guerra che richiamano invece una attenzione e una capacità di mobilitazione crescenti.

E allora vedo due o tre cose per cominciare.

Immaginare un lavoro di riflessione, di ricerca ed anche di inchiesta sociale che, costruito con il protagonismo di chi nei territori e nei luoghi di lavoro opera, fornisca ad essi e a tutti noi strumenti progressivamente più alti di comprensione e di conoscenza critica utili per l’agire. Da dove cominciare? Come? Il lavoro e i suoi luoghi così come il territorio abbiamo detto come priorità. E, insieme, la riflessione su tutto un nuovo spettro di proposte ed esperienze che amplino l’orizzonte della partecipazione e della democrazia : su questo il Movimento Rigenera ha avviato un lavoro che proprio nelle prossime settimane conoscerà nuovi sviluppi con Massimo Villone.

Immaginare uno scambio di conoscenze, di confronto tra le esperienze principali di ‘fare società’ presenti a Napoli e in Campania. C’è stato un tentativo non insignificante nella dinamica delle scorse regionali che ha portato ad un confronto tra queste esperienze, a cominciare dal sindacato e dalla CGIL, in modo diretto con l’attuale Presidente della REgione. Si potrebbe perfino dire che quel confronto oggi esprime un Assessore in Giunta nella persona di Andrea Mormiroli, del Forum Disuguaglianze, a cui facciamo tanti auguri. Altri grandi risultati non li ha prodotti, al momento. Come si rilancia quella iniziativa?

Infine, un percorso di movimento e di organizzazione nella società, non una sorta di interpartitico associativo che risulterebbe non meno pernicioso di quelli effettivamente partitici. Quali percorsi sono in campo? Come rafforzarli ed estenderli? Arci, Libera, Slow Food, per citare solo le Associazioni più grandi con la CGIL. Il percorso di Rigenera al tempo stesso che intorno alla richiesta ferma di una rapida messa all’ordine del giorno della discussione in Consiglio Regionale della sua Proposta che lì è rimasta attualissima, unita a quella delle 40 Associazioni e alle nuove in costruzione di Reddito di Contadinanza e di Referendum Consultivo, rappresenta sicuramente uno snodo fondamentale di questo fare prossimo.

Con Luciana Castellina, che rappresenta un riferimento essenziale per la sua forza politica e generosità intellettuale ed umana, e insieme ai più di noi napoletani e campani qui ancora operanti, anche altri contributi riferiti ad esperienze ed organizzazioni nazionali saranno presenti al confronto: il Prof. Carlo Cellamare, attivamente impegnato nei percorsi reali di rigenerazione sociale e urbana; Massimo Serafini storico fondatore di Legambiente; Pietro Folena, oggi Presidente dell’Associazione Metamorfosi, Claudio De Fiores Presidente del CRS. Solo per dire come questo confronto nasca in una dimensione radicata nella nostra realtà ma per i temi che pone, incrocia immediatamente anche tematiche più generali.

Ci vediamo lunedì.

Gianfranco Nappi

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