IL FIUME SCOMPARSO
Vittorio del Tufo
2025 Lit Edizioni s.a.s.
Castelvecchi
Euro/20
Pagine 304



Copertina che ti riporta agli Inferi di memoria scolastica, immaginati prima attraverso i versi di Omero, poi con le dettagliate descrizioni tramandate da Virgilio. Al prologo e trovo “Caronte scivolò nel pozzo” e già mi preparo a un thriller ma subito intuisco che è un thriller urbano leggendo: (ANSA), Napoli 11 gennaio 2016. Scoprirò la vera identità di Caronte, personaggio tenace nel suo essere percepito folle soltanto alla pagina 197.
Rivolgo, come mia consuetudine, l’attenzione all’indice e mi colpisce la singolare architettura narrativa strutturata in quattro parti con definizioni intriganti e un susseguirsi di brevi capitoli, pochissimi con titolo.



PRIMA PARTE. GLI INCHINI DEL MAESTRO TANGE.
1. Napoli 1982
2. Un anno prima
3. Un anno dopo
SECONDA PARTE. LILITH, LA LUNA NERA
4. Napoli, oggi
5. 6.7.8.9.10.11.12.13.14.15.16.17.18.19.20.21.22.23.24: nessun titolo
25. Napoli, 1980
26. Napoli, oggi
27.
TERZA PARTE. MADAME PETROVNA
28.1343
29.1942
30. senza titolo
QUARTA PARTE. IL BRUSIO DI TAOS
31. Napoli, oggi
32.33.34.35.36.37.38.39.40.41.42.43.44.45.46.47.48.49.45.46.47.48.49.50.51.53.54.55.56.57.58.59.60.61.62.63.64.65.66.67.68.69.70.71.72.73.74: nessun titolo.

La mia prima lettura dell’intero romanzo si è trasformata in un impegno stimolante di una napoletana che vuole saperne sempre di più della sua città: nessuna interruzione posticipando l’esigenza di conoscere/capire meglio fatti di cronaca ormai storici oltre il romanzato, di discernere con più attenzione i personaggi più volte menzionati, di approfondire quanto eventi e situazioni vissuti come reali nella lettura conservino oggettività tra le trecento pagine.
Il romanzo di Vittorio del Tufo è avvincente anche per i diversi ritmi di scrittura – a volte incalzanti nel creare suspense, a volte diversamente efficaci nelle accurate descrizioni di luoghi o situazioni, nell’inserimento di nuovi personaggi o nel creare suggestioni nell’accennare a segreti e miti nascosti nel territorio. Coinvolgente è la peculiare coerenza narrativa anche nelle complesse esposizioni tecno-scientifiche indispensabili soprattutto nelle comunicazioni tra geologi e politici impegnati ad arginare pericoli imminenti, per individuare cose non fatte e cose da fare, per definire interventi/ progetti necessari da realizzare con urgenza. Tra le pagine non domina una cronologia lineare dei fatti, ma padroneggia la Torre più alta del Centro Direzionale e, soprattutto, fa da padrona l’acqua nelle sue dimensioni più allarmanti nel sottosuolo con il potere di creare gravi pericoli e permanente instabilità in vaste aree della metropoli.
Vittorio del Tufo in modo magistrale evidenzia il potere inquietante dell’ acqua del sottosuolo nel collocare il giallo del pericoloso innalzamento della falda ( causa di continui allagamenti e inattesi crolli) soprattutto al Centro Direzionale, quando Napoli acquista una centralità mediatica mondiale perché sede dei lavori del G20 la partecipazione di Papa Francesco e i capi di Stato riuniti per affrontare e dare soluzioni all’emergenza climatica del mondo intero. Si aprono anche squarci di luce sul lavoro non sempre decifrabile della Security e della costante collaborazione con funzionari di Enti e Istituzioni non solo locali.


Arrivata alla pagina 299, ancora una volta mi è venuto in aiuto ITALO CALVINO:


“oggi esiste un bisogno di letture che non si esauriscono in una direzione sola, un bisogno che non viene sfamato da tante opere magari perfette ma che hanno la loro perfezione proprio nella loro rigorosa unidimensionalità. Ad esse è possibile contrapporre una non vasta serie di libri contemporanei la cui lettura e rilettura ci ha dato un particolare nutrimento proprio perché ci possiamo immergere in essi verticalmente (cioè perpendicolarmente alla direzione della vicenda) con continue scoperte ad ogni strato o livello, quello di commedia umana, quello di quadro storico, quello lirico o visionario, quello dello scandaglio psicologico, quello allegorico e simbolico, (delle allegorie e dei simbolismi più diversi), quello dell’invenzione d’un proprio sistema linguistico autonomo, quello della rete di riferimenti culturali, ecc …(1) ed io aggiungo quello dei riferimenti alla politica più lontana, a quella più vicina, a quella attuale e alla politica rivolta al futuro.
Prima di immergermi nella seconda lettura di “IL FIUME SCOMPARSO” di Vittorio del Tufo ho ritrovato adeguata e incisiva la definizione dello stesso Calvino: “ il romanzo è: un’opera narrativa fruibile e significante su molti piani che si intersecano. […] È anzi la nostra un’epoca in cui la plurileggibilità della realtà è un dato di fatto fuori del quale nessuna realtà può essere accostata. (2)

Ora inoltriamoci nel testo del thriller urbano di “IL FIUME SCOMPARSO” con mie annotazioni, alcune estrapolate dal volume senza alterare “suspense, impegno civile, storia geologica e tensione apocalittiche” come è scritto nella IV di copertina, sempre nera con un segmento inclinato rosso.

– Napoli, 1982: capitolo con sua specifica importanza per i fatti che troveranno chiarezza negli ultimi capitoli del volume, qui credo opportuno trascriverne un
passo come in-put alla lettura attenta “Maurizio Valenzi che capeggiava la prima giunta a guida comunista della città, stava illustrando alla stampa il progetto che avrebbe cambiato per sempre il volto di Napoli. La squadra di governo era disposta diligentemente alle sue spalle, davanti a tutti il braccio destro del sindaco, l’affascinante ed elegantissimo Andrea Geremicca. Ma gli sguardi del pubblico e i flash dei fotografi erano tutti per un piccolo uomo cresciuto a Imabari, sull’isola di ShiKoKu. Si chiamava Kenzo Tange e accompagnava le parole del sindaco con piccoli inchini” ( pag.10 ).
– Un anno primo: Emerge l’impegno costante dell’Assise dei geologi della Campania che si riuniva regolarmente nella sede a Largo San Marcellino.
In un particolare giorno, l’ordine del giorno “Approvazione della nuova variante al piano regolatore di Napoli” determinò una grande partecipazione di cittadini.
Da evidenziare : “Insomma – riprese il giovane geologo con il pizzetto che si avviava a concludere – tutte le operazioni eseguite nel sottosuolo sono perfettamente conoscibili. Sappiamo che ci sono vari tipi di interventi eseguiti nel passato per vari usi, di tipo verticale, di tipo orizzontale, storici e recenti. Abbiamo quindi la possibilità di prevedere che lo sbarramento della falda verso il mare determina il suo sollevamento. Interventi in galleria nel sottosuolo, dunque, possono provocare subsidenze, ovvero danneggiamenti delle strutture in elevazione” […] Le cosiddette <> aveva sottolineato Ennio Giangrande, ex ordinario di geologia alla Federico II e storico leader dell’associazionismo ambientalista Italia Nostra, non sono “sorprese” <>. […] “Uno sbarramento fatto da centinaia di pali ha come conseguenza il sollevamento della falda a monte. Abbiamo il dovere morale e civile di impedirlo” fu la conclusione del giovane geologo con il pizzetto.(pag.12-13)
La conclusione del capitolo coincide con un’azione abominevole. Fatto scellerato che diventa altro elemento del groviglio dei misteri, delle non verità e degli atti impuniti: la verità emerge solo nella pagina 239. L’epilogo definitivo è nel capitolo 68.

La geologa Viola Rinaldi irrompe nel capitolo 5 “orgogliosa del nuovo contratto firmato con la sopraintendenza, più vantaggioso dei precedenti. […] Specializzata in geologia subacquea…era stata inserita nel gruppo di lavoro formato del Comune per aggiornare la mappa del sottosuolo, risalente a molti decenni prima” (pag.25) Il suo vivere la professione con coraggio etico e le valide competenze accumulate negli anni precedenti di lavoro precario l’hanno resa determinata a non fermarsi di fronte a un inedito ostacolo. “ i livelli di falda si erano innalzati in modo uniforme in tutta l’area dal Centro Direzionale a Gianturco “Perché – si chiese – gli impianti idrovori non riescono più a pompare l’acqua”. Tenace, coraggiosa e instancabile ha saputo dar vita a un gruppo di lavoro autonomo, leale nella forza delle proprie competenze convergenti nel raggiungimento di precisi obiettivi validi soprattutto per gli abitanti di periferie
malcurate (es: Rione Luzzatti) poco distanti dalla acclamata cittadella futuristica coincidente con il Centro Direzionale.
Viola, Liam suo compagno di vita e giornalista, Alex Smith agente della Sicurezza inviato dal Governo, Carlo Siniparoli geologo cieco ma di inconfutabile professionalità costituiscono il nucleo promotore che, sostenuto a volte da altre persone che prendono forma nelle differenti situazioni a volte inaspettate, riesce a dipanare ogni singolo filo del terribile malaffare nato per creare gravi danni alla città e a molti napoletani. Anche con impreviste perdite umane.
Tra le trecento pagine a volte s’incontra Sylvain Bellenger, l’ex direttore del museo di Capodimonte, nel ruolo di simpatico e prezioso amico, ma più volte prende spazio il personaggio Squalo: soltanto a pag.293 lo Squalo abbandona ogni resistenza e si frantuma la maschera della sua identità e del terribile crimine che preparava da anni. Al di fuori di ogni organizzazione camorrista.

È importante dare attenzione a:

• cap. 28. 1343. Era l’anno in cui Francesco Petrarca era a Napoli: visse l’orrore di un forte terremoto e lo spavento di un violento maremoto che travolse circa duecento chilometri di costa seminando distruzioni e morti.
• cap. 28 1942 e cap. 29: in pieno fascismo circoli esoterici a Napoli erano perseguitati e avevano introdotto propri modi di resistenza… la Società napoletana di studi esoterici era importante perché una delle più antiche ed organizzava incontri con i suoi fedelissimi ( non tutti! ) nella dimora di Irina Petrova, un’ebrea circassa fuggita con la famiglia in Europa dopo la conquista della Circassia da parte della Russia. Benestante, dotata di dichiarate capacità extrasensoriali, Irina era diventata antifascista convinta e continuava i suoi studi di teosofisica e le attività esoteriche. Nella sera del 4 dicembre 1942 erano in tanti perché dovevano essere distribuiti cento libricini dal titolo “I quattro pozzi” attinenti al sottosuolo di Napoli. Una squadraccia fascista invase con violenza gran parte della casa sita in un palazzo di Via Cariati, distrusse tutto e portò via quasi tutti i presenti. Si salvò un solo libricino che, in modo rocambolesco, arrivò nelle mani di Viola e Liam. Si è rivelato utile.

• Che cosa è LILITH, LA LUNA NERA
citata più volte nel libro con la minaccia “ di riprendersi tutto”?
A pag. 104 la risposta: Lilith è la destinataria di una preghiera “una figura leggendaria presente nelle antiche religioni mesopotamiche, ma anche nella prima religione ebraica. Nella religione mesopotamica Lilith, chiamata anche la Luna Nera, era il demone femminile associato alla tempesta, ritenuto portatore di disgrazia, malattia e morte. Per gli antichi ebrei invece Lilith era la prima moglie di Adamo, quindi precedente a Eva, che fu ripudiata e cacciata via perché si rifiutò al marito che pretendeva di sottometterla sessualmente.
Che cosa è il BRUSIO DI TAOS? Più volte, nel romanzo, è ben descritto da cittadini delle zone allagate.
• Infine, la domanda: Il fiume scomparso????
L’indispensabile risposta nelle pagine 170 e 171 con le parole di Carlo
Siniparoli “ un fiume del quale si sono perse le tracce esiste, davvero. Si
chiamava Sebeto e scorreva tanto, tantissimo tempo fa. E scorreva
proprio nella zona delle paludi […] Fiume caro agli dèi, agli scrittori e ai
poeti […] Lo chiamavano anche Ribeolo, Rubus e, affettuosamente,
Sciummitiello. Virgilio gli rese omaggio nel settimo libro dell’Eneide, ai
tempi di Petrarca era già ridotto a un rigagnolo. Fu adorato a lungo e
dimenticato in fretta il Sebeto. Pons Paludi lo chiamavano nei testi antichi
[…] Perché c’è stato un tempo in cui un ampio territorio fuori le mura
della città, compreso tra il Borgo Loreto e Poggioreale, era una continua
alternanza di paludi, grandi orti recintati e tenute di caccia, qua e là
punteggiate di mulini autorizzati a macinare grani. […]
Gonfio d’acqua e pescoso, florido”.

IL FIUME SCOMPARSO non è soltanto un thriller urbano avvincente,
è anche “ il racconto di una città che affonda e resiste, ciò che è nascosto non sempre è perduto ( in IV di copertina) ma è soprattutto portatore di richiami a lucide riflessioni ed azioni per il presente, di messaggi importanti per le responsabilità – a tutti i livelli – verso la nostra Napoli e dintorni.
Di poderosa efficacia le parole che Vittorio del Tufo attribuisce a Papa Francesco a pag. 105 del suo libro :

“ Il tempo per trovare soluzioni globali si sta esaurendo. È necessario offrire una risposta collettiva responsabile, che superi gli interessi e i compartimenti particolari e si sviluppi libera da pressioni politiche ed economiche. La questione ecologica è vitale per la sopravvivenza dell’uomo e ha una dimensione morale che tocca tutti. Non lasciamo che dei presagi di distruzione e di morte riescano a fermare l’avanzata di questo nuovo mondo”. […]
Difendere la pace e promuovere la “cultura dell’incontro”, in contrapposizione alla “cultura dello spreco” […] la Terra come la casa di ciascuno di noi”.


Rosanna Bonsignore







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