Ricordare
“Vedete questo immondo burattino? Era lì lì per conquistare il mondo.
I popoli hanno vinto l’imbianchino e tutto il suo regime è andato a fondo.
Ma ora non dormite sugli allori e non pensate solo ai fatti vostri.
Il ventre da cui è venuto fuori costui, è ancora gravido di mostri.”
(Bertolt Brecht)
Genocidio
● Quando possiamo parlare di genocidio? Secondo il diritto internazionale, il genocidio è definito dalla Convenzione sulla Prevenzione e Repressione del Crimine di Genocidio (1948) come “atti commessi con l’intenzione di distruggere, in tutto o in parte, un gruppo nazionale, etnico, razziale o religioso, in quanto tale”, e include omicidi, lesioni gravi, imposizione di condizioni di vita miranti alla distruzione, misure per impedire nascite e trasferimento forzato di bambini. L’elemento cruciale è l’intenzione specifica (dolus specialis) di annientare il gruppo come tale, distinguendo il genocidio da altri crimini internazionali come i crimini contro l’umanità.
Elementi chiave per la definizione di genocidio sono:
● Vittime del genocidio. La distruzione deve essere diretta contro un gruppo specifico: nazionale, etnico, razziale o religioso.
● Atti del genocidio. Gli atti specifici includono: Uccisione di membri del gruppo. Lesioni gravi all’integrità fisica o mentale dei membri. Sottoporre deliberatamente il gruppo a condizioni di vita intese a provocarne la distruzione fisica, totale o parziale. Imporre misure volte a impedire le nascite all’interno del gruppo. Trasferimento forzato di bambini da un gruppo a un altro.
● L’Intenzione. L’elemento fondamentale è la volontà (intenzione specifica) di distruggere il gruppo in quanto tale, ovvero per la sua sola esistenza e appartenenza a quella categoria, non solo per motivi militari o politici o per reati specifici.
Una storia di genocidi
● GENOCIDI INDIGENI NELLE AMERICHE. Violenza e sterminio delle popolazioni native durante il colonialismo europeo, sebbene il termine “genocidio” non sia condiviso, in questo caso, da tutti gli storici.
● MASSACRI HAMIDIANI (1894-1896). Massacri di armeni nell’Impero Ottomano, precursori del genocidio.
● POGROM ANTIEBRAICI. Massacri di ebrei in Europa orientale nel XIX e XX secolo.
● GENOCIDIO DEI HERERO E NAMA(1904-1908). Sterminio di quasi tutta la popolazione Herero e Nama da parte della Germania coloniale in Namibia.
● GENOCIDIO ARMENO (1915-1923): Sterminio sistematico di circa 1,5 milioni di armeni da parte dell’Impero Ottomano.
● HOLODOMOR (1932-1933): Carestia artificiale in Ucraina, considerata genocidio dal parlamento ucraino, orchestrata dal regime stalinista. Milioni di ucraini morti per fame a causa di una carestia, conseguenza della politica stalinista di forzata collettivazione e, secondo alcuni, anche dell’intenzione di Stalin di annientare le aspirazioni nazionaliste ucraine.
● SHOAH Nel panorama dei genocidi storici costituisce un unicum perché avviene nel cuore della raffinata cultura europea e soprattutto perché viene attuata sulla base di un meticoloso e scientifico piano di distruzione, esplicitamente dichiarato nel programma nazista (dall’identificazione del nemico alla sua discriminazione mediante leggi ordinarie, al rastrellamento, alla deportazione in appositi campi di sterminio, all’eliminazione secondo un programma definito soluzione finale), con la partecipazione di numerosi collaboratori, che si ritengono coinvolti in un lavoro a beneficio della patria. Numeri approssimativi dello sterminio: 6 milioni di ebrei; 3-4 milioni tra polacchi, ucraini, bielorussi; 3 milioni di prigionieri di guerra sovetici; circa 2 milioni di oppositori politici al nazismo; 320-350 mila serbi; 20-25 mila sloveni;200-300 mila rom; 250-270 mila disabili; 5-15 mila omosessuali; 1900 testimoni di Geova; piccoli gruppi di afro-europei…
● COLLETTIVIZZAZIONE FORZATA IN CINA (1949-1976). Eventi che hanno causato milioni di morti, che alcuni studiosi fanno rientrare nel panorama dei genocidi.
● GENOCIDIO CAMBOGIANIO (1975-1979). Massacro di circa 2 milioni di cambogiani (intellettuali, minoranze etniche, religiosi) ad opera dei Khmer Rossi.
● GENOCIDIO DEL RUANDA(1994). Uccisione di circa 800.000 Tutsi e Hutu moderati in 100 giorni.
● DARFUR (dal 2003). Conflitto con violenze e uccisioni sistematiche di gruppi etnici.
● VIOLENZE DELL’ESERCITO ISRAELIANO E DI COLONI ISRAELIANI SULLA POPOLAZIONE PALESTINESE. Bombardamenti di case, scuole, ospedali, con conseguente morte di civili. Strategia della guerra per fame col blocco degli aiuti umanitari alla popolazione. Si può parlare di genocidio?
Vigilare
● Prima vennero per i socialisti, e io non dissi niente, perché non ero socialista. Poi vennero per i sindacalisti, e io non dissi niente, perché non ero un sindacalista. Poi vennero per gli ebrei, e io non dissi niente, perché non ero ebreo. Poi vennero a prendere me. E non c’era più nessuno a protestare per me.
(Martin Niemöller)
● Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.
È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese (art. 3 Costituzione Repubblica Italiana)
● Ad ogni individuo spettano tutti i diritti e tutte le libertà enunciate nella presente Dichiarazione, senza distinzione alcuna, per ragioni di razza, di colore, di sesso, di lingua, di religione, di opinione politica o di altro genere, di origine nazionale o sociale, di ricchezza, di nascita o di altra condizione. Nessuna distinzione sarà inoltre stabilita sulla base dello statuto politico, giuridico o internazionale del paese o del territorio cui una persona appartiene, sia indipendente, o sottoposto ad amministrazione fiduciaria o non autonomo, o soggetto a qualsiasi limitazione di sovranità (art. 2 Dichiarazione Universale dei Diritti Umani)
● La costruzione del nemico
In un contesto economico-sociale che, con la sua materialità, si presta a generare disagio e a diffondere paura, la propaganda, se attuata con metodo, ha buon gioco a costruire un nemico da additare come responsabile di quello che ci fa paura. Conoscere i meccanismi di questa propaganda per neutralizzarli.
1. Identificare l’avversario in un nemico, nell’unico responsabile di tutti i mali.
2. Riunire diversi avversari in una sola categoria o in un solo individuo: sei responsabile non di quello che hai fatto ma di essere uno di quell’etnia, di quel gruppo ecc., a prescindere da quello che fai o pensi.
3. Caricare sull’avversario i propri errori e difetti, rispondendo all’attacco con l’attacco: non riusciamo a realizzare le nostre promesse elettorali non perché non ne abbiamo la capacità o i mezzi, ma perché “loro” (cioè i politici di opposizione, i giudici ecc.) ci mettono i bastoni tra le ruote.
4. Se non puoi negare le cattive notizie, inventane di nuove per distrarre: i femminicidi sono aumentati da quando sono arrivati gli extracomunitari.
5. Trasformare qualunque aneddoto, per piccolo che sia, in minaccia grave: un reato compiuto da un italiano è un reato; un reato compiuto da un extracomunitario è conferma di una tendenza genetica della sua etnia a delinquere.
6. Tutta la propaganda deve essere popolare, adattando il suo livello al meno intelligente degli individui ai quali si rivolge. La capacità ricettiva delle masse è limitata e la loro comprensione media scarsa, così come la loro memoria.
7. La propaganda deve limitarsi a un piccolo numero di idee che devono essere ripetute senza stancarsi, magari presentandole sempre sotto diverse prospettive, insistendo sempre, però, sullo stesso concetto.
8. E’ necessario mettere in campo sempre nuovi argomenti, anche non pertinenti alla questione, in modo che l’avversario non abbia la possibilità di un ragionamento pacato e complessivo sulle accuse e i destinatari della propaganda vengano continuamente distratti da nuovi dettagli.
9. Materiale della propaganda sono, certamente, argomenti fittizi ma questi devono essere presentati in modo da risultare verosimili.
10. Lasciar cadere le domande imbarazzanti e le notizie che potrebbero favorire l’avversario: ad esempio partecipare solo a conferenze stampa pilotate; ripetere che i problemi della gente sono ben altri.
11. La propaganda deve sempre partire da un sostrato precedente di odi e pregiudizi in modo da non apparire una nuova proclamazione ma solo una conferma di quanto la massa da indottrinare ha già assorbito nel suo inconscio.
12. Portare la gente a credere che le opinioni espresse siano condivise da tutti, creando
una falsa impressione di unanimità: ce lo chiedono gli italiani.
Prevenire
● Strano, straniero, nemico
Una delle curiosità che colpiscono chi si avvicina alla cultura giapponese è che la struttura linguistica del parlante cambia a seconda del posto gerarchico e del gruppo di appartenenza dell’interlocutore.
Una distinzione netta si opera tra UCHI (dentro il proprio gruppo) e SOTO (fuori dal proprio gruppo). La distinzione è in parte dinamica perché, ad esempio, se la mia famiglia è per me UCHI rispetto al resto della società che è SOTO, quando sono al lavoro il mio UCHI diventa la mia azienda.
La lingua, dunque, definisce e riproduce per i giapponesi la dialettica UCHI/SOTO con i connessi comportamenti sociali. Ancora più forte è il valore semantico-relazionale del termine GAI con cui i giapponesi designano chi è completamente al di fuori della loro dialettica UCHI/SOTO ovvero lo straniero (GAIKOKUJIN, cioè persona di un popolo straniero). Verso i GAIKOKUJIN i giapponesi hanno in genere un atteggiamento in cui la consapevolezza della propria superiorità (mitologicamente fatta scaturire dall’origine divina del proprio popolo) si colora di indulgente tolleranza per gli errori comportamentali in cui incorrono i GAIKOKUJIN o si manifesta in una marcata presa di distanza da essi per evitarne il contatto.
Tutte le società storiche hanno dovuto affrontare il problema del rapporto con chi sta fuori dal proprio cerchio ovvero dal proprio gruppo di appartenenza. E tutte le società storiche hanno cercato in qualche modo di regolamentare questo rapporto con chi, per usare un termine latino, era un “peregrinus” cioè un estraneo al proprio territorio.
La necessità di regolamentare questo rapporto si verifica storicamente quando l’estraneo viene a contatto con noi o noi con lui. È allora che si riconoscono all’estraneo, che non può godere dei nostri stessi diritti di cittadini, degli obblighi di reciprocità che costituiscono diritti e doveri che saranno poi ereditati dai suoi discendenti. La regolamentazione dei rapporti non investe, almeno nelle fasi iniziali, l’intera popolazione dello straniero ma solo lo straniero che è venuto a contatto con noi.
Così in greco XENOS designa l’ospite, quello che è legato a noi da reciproci vincoli di ospitalità, oltre che genericamente lo straniero. Così in latino HOSTIS designa originariamente lo straniero che ha con noi gli stessi vincoli del greco XENOS prima di modificare il suo significato in quello di “nemico” e di essere sostituito nel primitivo significato di “ospite” da HOSPES.
Ai nostri giorni il problema del rapporto con chi è fuori dal nostro cerchio si ripropone su una scala gigantesca che rende ancora più problematica la confusione tra la condizione e la definizione di “straniero”, “strano”, “nemico”.
In mancanza di un senso comune che l’etica dei samurai ha, in un processo secolare, trasmesso al popolo giapponese e in presenza, al contrario, di definizioni linguistiche come “invasione” o “sostituzione etnica” alle quali si abbandonano esponenti politici, da cui sarebbe lecito attendersi un’analisi equilibrata e rigorosa per tentare di governare il gigantesco fenomeno della migrazione di massa, nel nostro Paese continuiamo a dividerci tra sostenitori dell’accoglienza e sostenitori del respingimento.
● Io contro Tu. Noi contro Voi oppure Io e Tu. Noi e Voi.
● La banalità del bene
Diffondere gli esempi di persone e gruppi che, anche a costo della propria vita, si opposero alla banalità del male.
Luigi Vassallo

Luigi Vassallo, già Dirigente Scolastico, sarà alla BRUNIANA 2026 :
SABATO 21 FEBBRAIO 2026 10.30 Lezioni e Dialoghi GIORDANO BRUNO Il Nolano che non volle pentirsi di aver osato pensare. Conversazione con Luigi Vassallo.


