Siamo attoniti per la scomparsa di Tino Santangelo. E neanche lontanamente possiamo immaginare un dolore così profondo da spingere ad un gesto così estremo.

Tino ha rappresentato una delle migliori espressioni di quella borghesia napoletana delle professioni che, quando è impegnata nella vicenda della polis, ne diventa una risorsa vitale di competenze e di spirito civico. E Tino è stato molto questo: rettitudine e probità nell’esercizio di tutte le diverse e delicate responsabilità pubbliche che ha attraversato.

Alternativa, questa borghesia, invece a quell’altra che pure segna forte la sua presenza nella storia ( e nel presente ), di Napoli, quella prenditrice, affaristica, della rendita.

Altri stanno dicendo quel che Tino infinitamente merita.

Noi, che lo abbiamo avuto prestigioso collaboratore, sostenitore dalla prima ora dell’esperienza della Rivista, amico sincero, lo vogliamo ricordare così, con il sorriso mite di quando lo scorso 30 ottobre l’abbiamo omaggiato con il segno con cui omaggiamo i migliori amici di Infinitimondi: l’opera originale realizzata da Vittorio Avella per la copertina del libro IL GIOVANE ENRICO.

Ti vogliamo bene Tino.

Un abbraccio a tutti i familiari

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