Intervenendo sul Corriere del Mezzogiorno nei giorni scorsi, il Professore Alberto Lucarelli ha messo in evidenza linee potenziali di tensione tra la linea dell’attuale amministrazione napoletana, cittadina e metropolitana, e quella del nuovo governo regionale a partire da una grande questione aperta come quella della gestione dell’acqua bene comune.

Trovate di seguito le sue considerazioni unitamente a quelle dei nostri Alfonso de Nardo e Bruno Miccio, sempre sull’acqua, da Repubblica.

Si tratta di riflessioni importanti quelle proposte: conducono immediatamente a verifiche di coerenza che offrono pochi margini di accomodamento politicistico.

Questa infatti è la contraddizione di fondo di questa esperienza di governo regionale che parte: segnata dalla personalità del suo Presidente, dalla sua storia e dalle sue battaglie innovatrici non meno che dall’accettazione, operata dallo stesso Presidente, di un quadro di costruzione della coalizione e, massimamente, del governo regionale tutto all’impronta del politicismo più assoluto.

Esempio di questo rischio è anche la vicenda del nuovo Assessore all’Urbanistica, in sospensione per il tempo necessario a rendere effettive le sue dimissioni da sindaco di Portici: per 20 giorni nè Sindaco e nè Assessore, non è un bell’esempio di pratica istituzionale corretta. Un pasticcio bello e buono.

Abbiamo letto un comunicato fermo dei 5S di Portici che denunciano il pasticcio e le responsabilità del -Sindaco Cuomo. Forse non sarebbe stato male ricordare anche in questa occasione che la nomina ad Assessore l’ha fatta proprio il loro Presidente….

Insomma si delinea una camicia di forza da cui se non ci si riuscirà a sottrarre, la linearità innovatrice dell’azione di governo sarà messa rapidamente in crisi, prima ancora di partire.

Così sarà anche per i rapporti con il Sindaco di Napoli con cui si è delineato una sorta di patto forte da parte del nuovo Presidente della Regione.

Ma alla fine, come rende evidente Lucarelli intorno alla questione acqua, saranno le scelte concrete a decidere: e su queste davvero non ci sono grandi margini per entrambi. C’è una linea che va cambiata radicalmente del precedente governo regionale e dell’attuale amministrazione comunale. E le scelte della Regione saranno subito decisive.

E il prossimo 7 gennaio si riunisce il Movimento Rigenera per mettere a punto il rilancio di tutta la sua iniziativa: altri temi di verifica immediate dei concreti orientamenti istrituzionali.

Interessante poi è la riflessione che lo stesso Alberto Lucarelli sviluppa sulla sua pagina social. La riporto perchè mi sembra cogliere proprio il nodo di fondo di fronte a movimenti, associazioni, costruzioni della società civile che si organizza e non rinuncia ad un obiettivo di cambiamento socialmente orientato: che fare di fronte alla crisi della democrazia, alla chiusura delle istituzioni e dei partiti per non vanificare idee, proposte, lotte ?

E’ questo un nodo che ad esempio il Movimento Rigenera sente in modo particolare ed è venuto ponendolo in modo sempre più forte, dedicandovi anche una riflessione a cui Massimo Villone ha portato un contributo di rilievo, su possibili nuove forme di partecipazione e d incidenza dal basso.

E’ proprio intorno a questo nodo che con Infinitimondi raccogliendo una sollecitazione di Luciana Castellina abbiamo promosso un Seminario di discussione con tante esperienza che proprio da lei sarà concluso per il prossimo 2 febbraio pomeriggio. Intanto, ecco il ragionamento di Lucarelli:

La formazione della Giunta della Regione Campania si è svolta tutta all interno di logiche di equilibri di potere e rapporti di forza. Questo ovviamente lacera ancora di più quello che resta della democrazia della rappresentanza, al netto dell astensionismo, e le varie forme di democrazia partecipativa, espresse nei nostri territori sempre più da movimenti, comitati, associazioni, piuttosto che dai partiti, trasformatisi in luogo di conservazione di quello che resta del potere. La forma di governo regionale e il sistema elettorale configurano un modello poco partecipativo ed escludente. E allora, il tema resta come e dove incanalare tutte queste energie che provengono dalla società. La loro forza, il loro agonismo, il loro antagonismo, la loro potentia che si contrappone alla potestas istituzionale? Certo lo Statuto della Regione Campania prevede vari istituti di democrazia partecipativa e diretta: referendum, iniziative legislative… ma basta? Io non credo. Credo piuttosto che, rispetto ad un sistema che sembra venutosi a realizzare e che lega con un filo rosso comune di Napoli, città metropolitana, regione e tanti enti e associazioni collaterali, occorrerà un quotidiano lavoro di controllo, proposta, denunzia. Una capacità e volontà di dissenso e prooosta permanente. E’ come dico da tempo, arrivato il momento di federare tutte quelle forze invisibili nella rappresentanza che tuttavia esprimono tutti i giorni una energia e vitalità essenziale per il bene comune, per interessi pubblici non omologati ad accordi di palazzo. Penso al governo del territorio, all’ ambiente, alle risorse idriche, alle spiagge, ai beni pubblici, all ambiente, ai trasporti, all edilizia abitativa, alle Università, al diritto alla salute. Solo per citare alcune questioni centrali! “.

Su tutto questo avremo modo di tornare.

Gianfranco Nappi

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