La violazione di ogni più elementare riferimento di diritto internazionale operata dagli USA e tesa, senza troppi giri di parole, a recuperare il controllo ad opera della superpotenza più potente del mondo , come ha rivendicato il suo Presidente in conferenza stampa dopo l’aggressione, su un paese sovrano che è dotato delle principali riserve petrolifere ed energetiche, mette a nudo verso quale mondo si sta andando.

USA, Cina e Russia stanno plasticamente disegnando un mondo di equilibri e relazioni nel quale per tutti gli altri paesi in buona sostanza si tratta di scegliere da che parte stare e goderne degli effetti o pagarne le conseguenze.

E’ questo il nuovo diritto che si sta affermando legato molto direttamente alla forza militare.

Secoli e millenni di cultura, di civiltà, di sedimentazioni di raffinate visioni dell’uomo e dei suoi destini si vanno bruciando in questa fornace del vince il più forte.

Tenderanno a trovare un equilibrio tra di loro.

E la guerra rappresenterà sempre di più lo strumento di costruzione di sempre nuovi e sempre precari e provvisori equilibri.

E in questo percorso, tutto ciò che sa di regola, di diritto, di sovranità cederà sempre più il passo alla logica degli interessi di ciascuno dei tre attori: per gli USA, a tutto campo e con tutti i mezzi; per la Russia con la disperata aggressione all’Ucraina per affermare un proprio spazio considerato vitale; per la Cina, ancora oggi ( ma per quanto?), affidata al potere della tecnologia e delle politiche di aiuto agli altri paesi mentre sullo sfondo cresce una sua potenza militare.

Eccola squadernata di fronte a noi quella che possiamo definire come vera e propria crisi di civiltà dell’umanità.

E in questa crisi pesa il vuoto lasciato dall’Europa , minata nel suo ruolo e nella sua funzione da una crescente, nazionalista e aggressiva destra non meno che dalla sua deriva, non interrotta neanche oggi, di centralità di politiche neoliberiste in tutte le sue strutture di governo, della sua tecnocrazia, dell’indirizzo dei suoi principali governi.

Ancora una volta miserevole la reazione del Governo italiano.

E su tutto, rimane il dato che a me sembra di fondo: è solo da una ripresa di visione e di soggettività politica critica che potrà venire la ricostruzione difficile e perigliosa di una Europa protagonista attiva di un’altra visione del mondo, del suo sviluppo, del suo futuro.

A questo occorrerebbe dedicarsi come ad una priorità , anche per la pace.

Gianfranco Nappi

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