Le ombre del mondo
Michel Bussi
Traduzione di Alberto Bracci Testasecca
Polar giallo noir
Edizioni e/o Roma
2025 (orig. agosto 2025, Les ombres du monde)
Pag. 591 euro 21



Ruanda, Normandia e Francia. C’era una volta un piccolo tranquillo regno ben
nascosto da qualche parte in Africa
sotto l’equatore, Espérance racconta il suo
segreto. Il 6 aprile 1994 sera nel cielo di Kigali viene abbattuto un Falcon 50
con a bordo tre cittadini francesi nonché i presidenti del Ruanda (l’hutu Juvénal
Habyarimana) e del Burundi. Il mattino dopo l’addetto militare dell’ambasciata
francese in Ruanda chiama la segreteria dell’Eliseo (a seimila chilometri di
distanza), spiega che la capitale e l’intero paese africano stanno per esplodere;
loro sono trincerati nella sede diplomatica, i primi terrificanti massacri dei tutsi
sono in corso, in città possono circolare solo i soldati francesi o belgi e i caschi
blu dell’Onu; si sentono le raffiche di mitra intorno alla residenza della prima
ministra Agathe Uwilingiyimana, i servizi segreti francesi stanno ancora
cercando la scatola nera dell’aereo. Il contatto telefonico fallisce, non riescono
a parlare con esperto consigliere di Mitterand, anzi François de Grossouvre
viene trovato morto nel suo ufficio, un proiettile 357 Magnum gli ha portato via
metà cervello. Trent’anni dopo, in un paesino normanno è previsto il cenone,
tre generazioni successive: la riccia studentessa 15enne Maé, sua madre Aline
(appena 34enne professoressa di scienze, preparata e scontrosa) e suo nonno
Jorik Arteta (60enne militare in pensione, affascinante e scapolo). La ragazza
trova tre sorprese sotto l’albero di Natale (2024). Nel primo regalo c’è un
antico mangianastri, canti registrati nell’aprile 1992 a Kibeho per il matrimonio
con Espérance (nonna mai conosciuta); poi la foto di un gorilla di montagna,
silverback, l’animale che più ama; infine i biglietti, partiranno per il Ruanda la
mattina del 25 dicembre! Quella sera non riesce ad addormentarsi, il nonno le
porge un quaderno nero, il diario della nonna dal ottobre 1990 a giugno 1994,
quando è morta. Aline non lo sa e sarebbe meglio non lo vedesse, troppo
doloroso. Il fatto è che Jorik viene rapito quasi subito dopo l’arrivo a Kigali.

Lo scrittore già professore di geografia all’università (in aspettativa dal 2016)
Michel Bussi (Louviers, 1965) vive sempre a Rouen in Normandia e pubblica
ottimi gialli di successo da quasi una ventina d’anni (avendoli cominciati a
scrivere ben prima). Fu discreto studioso della sua disciplina (specialista di
democratica geografia elettorale), continuando a prestare attenzione lirica e
scientifica alle scienze degli ecosistemi. Ha avuto straordinario successo in
Francia, è tradotto in decine di lingue, molto apprezzato in Italia. I romanzi
pubblicati hanno una precisa ricostruzione dei “luoghi” d’ambientazione e una
notevole completezza di riferimenti alle specie vegetali o animali; il “mestiere”
gli ha imposto una maggiore cura nel trattare anche le discipline biologiche e
antropologiche. I suoi godibili circa venti romanzi polar gialli sono “pezzi unici”,
finora mai seriali: trame estremamente arzigogolate con vari marchingegni
letterari di difficile trasposizione e replicazione, scritture da scienziato geografo
più che da sceneggiatore sincopato. Il nuovo romanzo è un irrinunciabile
meraviglia del noir sociale e geopolitico: la vera storia (emersa nei decenni
successivi) del terribile genocidio di oltre un milione di tutsi da parte di hutu
estremisti e invasati (capaci di attivare cieche dinamiche di massa) con le turpi
complicità della Francia (poteri costituzionali, servizi, mercenari); senza che fra
hutu e tutsi esistesse alcuna effettiva differenza etnica (sullo stesso territorio
pacificamente da millenni), religiosa (grande maggioranza cristiana cattolica),
politica (istituzioni amministrativamente comuni). In copertina le foreste del
Parco dei Vulcani sui Monti Virunga, coi personaggi principali. Il titolo riassume
il dramma: “ognuno di noi porta in sé quella parte di paura e di odio annidata
nel cervello e pronta a divorarlo là dove ballano le ombre del mondo, sul
palcoscenico marcio della nostra umanità”. I fatti raccontati sono tutti
tristemente reali. Prima della dedica a Sacha (“A tutti coloro che rifiutano di
ubbidire quando ricevono l’ordine di odiare”), l’utile semplice mappa del paese
con le principali città fiumi laghi montagne, fra Congo Uganda Tanzania
Burundi. L’autore lo ha studiato per decenni e poi meticolosamente visitato con
un amico grande giornalista, pellegrinaggio laico come dovere civile, prima o
poi da affrontare, non solo per i francesi. Risultano tanti gli indimenticabili
personaggi veri o inventati; dal 1994, Aline e Jorik non erano più tornati in
Ruanda e lì è decisivo l’immediato intervento della giornalista belga Nadine
Ickx che aveva già molto ben scritto sul Ruanda; gli stessi gorilla appaiono
naturalmente più saggi e meno ipocriti di turisti e bracconieri, come unica
specie adesso di un migliaio di esemplari (opportuni anche i riferimenti alla
grande primatologa Dian Fossey). La narrazione è in terza varia al passato,
talora in prima al presente per il diario o con Jorik, di continuo frammentando
e alternando le vicende storiche (1990-1994) con il concitato periodo recente e
con il possibile futuro (l’auspicabile arresto di tutti i genocidi e le genocide,
oggi non ancora avvenuto, ipotizzato a dicembre 2028, chissà). Tante birre e
alcol di banana. Musiche rituali e aggiornate.

***

Mandorla amara
Cristina Cassar Scalia
Giallo
Einaudi Torino
2025
Pag. 263 euro 18,50

Eolie e Catania. Luglio 2017. L’enorme yacht Almond di Edoardo Lavinato (ricco
imprenditore delle mandorle)
sarebbe allegramente diretto al porto di Salina;
proprio il bel comandante Giacomo Villari sta per sposare la 29enne Vanessa
Furci che là gestisce due b&b e una specie di ludoteca, fra l’altro è incinta;
sono a bordo sette persone apparentemente amiche. Però dall’imbarcazione
arriva in Capitaneria una chiamata d’emergenza nelle acque antistanti il litorale
di Marina di Cottone, subito diramata in Vhf (canale 16) e ascoltata a bordo del
motor yacht cabinato Cranchi di quarantanove piedi (quattordici metri), poco
prima partito verso nord dal porticciolo di Ognina, gestito dall’avvocata Maria
Giulia Giuli De Rosa che sta scarrozzando tre cari, il medico legale gay Adriano
Calì, l’amica dalla prima elementare Luce con il marito Gaetano, molto
competente di nautica. Avevano oltrepassato (beati loro) La Timpa, Santa
Maria La Scala, Santa Tecla, Strazzo ed erano verso Pozzillo. Col binocolo
vedono la grossa barca ferma al largo, si avvicinano insieme a un altro
gommone con famigliola, salgono a poppa, trovano sette morti, avvelenati, col
cianuro probabilmente. La 40enne palermitana Giovanna Vanina Guarrasi,
poliziotta vicequestore aggiunto a Catania, era a risistemare la casa di
Castelnuovo sulle Madonie, nel paese dei propri nonni paterni. Riceve la
telefonata del carissimo amico Adriano, anche a nome della carissima Giuli,
non può che allarmarsi, la Capitaneria sta già affrontando la scena del crimine,
gli dice di far avvisare la sua squadra alla Mobile di Catania, sezione Reati
contro la persona. E parte in auto: non vede l’ora di buttarsi “con tutte le
scarpe” nel caso davvero complicato che si profila. Ritorsione mafiosa?
Incidente? Uno o più omicidi con vittime collaterali? Un suicidio con
conseguenti omicidi? Vi sono sette morti in contemporanea in mezzo a quello
splendido mare: che relazioni avevano fra loro e con chi altro?

La brava medica oftalmologa Cristina Cassar Scalia (Noto, 1977) continua a
scrivere bei gialli, la notevole serie di Vanina va a gonfie vele. Iniziò solo nel
2019; questo di fine 2025 è il decimo, ambientato in piena estate, sequel delle
precedenti avventure, che si svolgono tutte a pochi mesi di distanza l’una
dall’altra, fra il 2016 e il 2017 (molto prima della pandemia); nel 2023 erano
usciti due romanzi, un prequel (ambientato nel 2015) e l’ottavo (aprile 2017),
uno poi nel 2024 (giugno 2017). Questa volta è trascorso circa un altro mese,
il luogo principale scelto per l’ambientazione non è più solo l’Etna, bensì
soprattutto il tratto di mare che collega Catania a Messina alle Eolie (in
copertina l’ormeggio con il vulcano sullo sfondo). Costanza Cocò Calderaro, la
23enne sorella di Vanina (differente padre e stessa madre, Marianna
risposatasi dopo essere restata tragicamente vedova) è tornata a Palermo, lei
non ha capito perché l’amato magistrato palermitano Paolo Malfitano si è preso
una settimana di riflessione (dopo che avevano ricominciato a consolidare un
intenso rapporto). La vicequestora si scuote, deve prendere di petto i nuovi
efferati delitti, scavando con profondità nelle relazioni e nei tradimenti, insieme
a tutta l’affiatata squadra, vari i personaggi coprotagonisti: l’83enne
commissario in pensione Biagio Patanè (che assiste la moglie malata ricoverata
nel capoluogo regionale); l’esperto l’ispettore 57enne Carmelo Spanò
(entusiasmato dalla relazione con la carusa 30enne Valentina); l’avvocata
Giuli, ancora dispiaciuta per le fugace (fertile) avventura con il giornalista
compagno del dolce sensibile medico legale, tutti grandi amici. In alcune specie
vegetali, tipo la mandorla amara (da cui il titolo) o i noccioli di alcuni frutti tra
cui per esempio ciliegie, pesche, albicocche, il cianuro è presente sotto forma
di amigdalina, ce ne vorrebbe tantissimo per avvelenare litri di bevanda (vasta
letteratura gialla lo ha comunque usato). La narrazione come di consueto è in
terza al passato, fissa (quasi) su Vanina, oppure su Patanè: loro due maturano
sempre assieme la soluzione, ognuno per proprio conto, e partendo da
presupposti diversi. Vanina gira immancabilmente con la pistola sotto il sole
cocente, preserva fondente (al settanta) nei cassetti, fuma Gauloises come una
turca, ama vecchi film, ingozza dolci e altre specialità. Si è ormai pure ben
sistemata nella casetta alle pendici dell’Etna, a Santo Stefano, un’oasi di pace
all’interno di una proprietà più grande, circondata da giardino e agrumeto, con
l’edificio principale abitato dalla padrona di casa, la materna amabilissima
76enne vedova Bettina, originaria di Ragusa e brava solidale cuoca. Quelli che
amiamo, colleghi parenti magistrati amici amiche, ci sono tutti: come ben
sanno gli editori (almeno dai tempi di Holmes e Conan Doyle), ogni nuova
avventura di personaggi seriali è per il lettore una sorta di ritorno in famiglia.
Scopriamo molto di interessante su ristoranti, alberghi, strade, negozi dei
comuni delle Eolie. Citati spesso i continui lavori ostruenti sulle varie poche
autostrade siciliane (verificati personalmente).

***

Il loro grido è la mia voce. Poesie da Gaza
AAVV
Raccolta di poesie di varie autrici e autori
A cura di Antonio Bocchinfuso, Mario Soldaini, Leonardo Tosti
Prefazione di Ilan Pappé
Con interventi (2024) di Susan Abulhawa e Chris Hedges
Traduzione dall’arabo di Nabil Bey Salameh
Traduzione dall’inglese di Ginevra Bompiani ed Enrico Terrinoni
Fazi Roma
2025
Pag. 143 euro 12 (per ogni copia venduta, 5 euro saranno donati a Emergency a Gaza)



Gaza, ultimi tempi, ancor più tristi. Dieci coraggiosi autori e autrici palestinesi hanno
scritto alcune splendide poesie
ora contenute (con successo di vendite e
presentazioni) nella raccolta “Il loro grido è la mia voce”, perlopiù redatte a Gaza e
pubblicate in rete tra ottobre 2023 e dicembre 2024. Si tratta di: Hend Joudah,
Ni’ma Hassan, Yousef Elqedra, Ali Abukhattab, Dareen Tatour, Marwan
Makhoul, Yahya Ashour, Heba Abu Nada (uccisa nell’ottobre 2023), Haidar al-
Ghazali (da novembre 2025 può studiare all’Università di Macerata, 21enne) e
Refaat Alareer (ucciso nel dicembre 2023). Per ognuno, i bravi giovanissimi curatori
hanno predisposto una breve nota bio-bibliografica, testo originale arabo a sinistra,
traduzione italiana a destra. “Tutte costituiscono l’esito di una letteratura selvaggia…
fraintesa, degradata, misconosciuta e, più colpevolmente, ignorata… La poesia ci
richiama allora all’ascolto” proprio per non “considerare la Palestina una semplice
espressione geografica”!

***

Inseguendo un’ombra
Andrea Camilleri
Romanzo storico
Con una nota di Pietrangelo Buttafuoco
Illustrazione di copertina di Lorenzo Mattotti
Sellerio Palermo
2025 (1° ed. 2014)
Pag. 256 euro 16

Sicilia. Quattrocento. Forse nel 1980 il grande Andrea Calogero Camilleri (Porto
Empedocle, Agrigento, 6 settembre 1925 – Roma, 17 luglio 2019) trovò un cenno di
Sciascia a un personaggio reale, il figlio del rabbino della popolosa Judicca di
Caltabellotta, piccola cittadina prossima a Girgenti, rinnegato e persecutore della
propria gente; capace, grazie a efferatezze illusionismi abilità peregrinazioni, di
elevarsi e cadere e risorgere con nuove allusive identità: Samuel ben Nissim Abul
Farag (all’uso arabo), Giuda Samuel figlio di Sabbetai Farachio (all’uso ebraico),
alias Guglielmo Raimondo Moncada, alias Flavio Mitridate. Ne fu molto colpito e,
decenni dopo, scrisse “Inseguendo un’ombra”, romanzo d’invenzione sorto da
precise, esatte e vere, ancorché frammentarie, notizie biografiche e storiche
(influenza dell’ebraismo sull’isola prima della cacciata del 1492). Nel centenario
della nascita, Sellerio ha meritoriamente deciso di ripubblicare una scelta di
meravigliosi dodici titoli.

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