L’entusiasmo un po’ sopra le righe con cui la Segretaria del PD è corsa a festeggiare la vittoria in Campania di Roberto Fico, insieme a tutti gli altri vertici nazionali del Campo largo, Conte in testa naturalmente, la dice lunga più che sulla straripante vittoria, sufficientemente annunciata, sul pericolo scampato rispetto a non dico una sconfitta ma ad un risultato minimamente meno significativo in Campania – dati per scontati lo stato di grazia del rapporto tra De Caro e i Pugliesi e la forza della portaerei veneta di Zaia – che avrebbe condotto al fuoco dei fucili già puntati sulla Segretaria del PD ad opera delle varie anime riformiste, dentro e vicine al PD. Pronte a lanciare l’assalto per, forse, nuovi cambi di vertice del partito in tempo utile per le politiche del 2027.
L’assalto dovrà aspettare. Peraltro, incredibilmente costruito questo tentativo come se vi fosse una linea politica perseguibile diversa da quella dell’alleanza di tutte le forze progressiste, democratiche, moderate e di sinistra per costruire una alternativa alla destra.
Se la Segretaria del PD traesse però da questa indicazione una semplice conferma ad andare avanti secondo la linea tracciata, potrebbe risvegliarsi, e noi con lei, da un terribile inganno: se al momento la navigazione è ripresa, sono l’approdo e la rotta a rimanere sul terreno delle più grandi incertezze. E’ materia questa che non si affronta con la leggerezza e gli slogan ma con visione di lungo respiro, ancoraggio alla società, capacità progettuale, tensione critica: ma è esattamente questa materia che l’assetto attuale delle forme della politica a sinistra non è in condizione di fornire.
E’ su questo che occorrerebbe una rottura, altro che rilancio riformista e al centro.
Del resto, che la situazione sia grave lo dice un mondo in ebollizione nei cui confronti proprio la sinistra europea non riesce a prendere parola.
E lo dice quella che ormai sembra configurarsi come separazione delle classi e dei ceti dirigenti dalla società, con istituzioni che si conformano sempre più ai loro interessi e si allontanano da chi fuori dal perimetro di quegli interessi sta.
D’un solo colpo, oltre il10% in meno di elettori al voto: siamo al 40% degli aventi diritto che vota.
Altro dato che emerge dal voto. Le Regioni rappresentano uno dei più forti centri di potere di governo di risorse pubbliche. Tendono a costruirsi come sistemi di potere: sanità, trasporti, grandi opere pubbliche. La forza dell’elezione diretta se da un lato da’ certezza di governo dall’altro lascia nelle mani dei Presidenti una forza incredibile che si incontra con la forza incredibile dei capi-bastone delle preferenze e dei voti; il trasformismo vive nuova vita ed è tutta una pratica democratica che ne risulta stravolta in favore di una ripartizione di compiti: i grandi interessi curati dal governo regionale e le mance di consenso gestite dai consiglieri regionali che governano personalisticamente i loro pacchetti di voti: e dove trasmigrano, lì recano con se’ anche quelli.
Si profila così una contraddizione in Campania che, per la Campania, può diventare esplosiva, tra la qualità di un Presidente come Roberto Fico, che obiettivamente segna uno stacco netto con il passato, anche con quello recente, e un contesto del Consiglio regionale e degli equilibri nei e tra i partiti che invece rimane in continuità sostanziale con la stagione precedente.
Anzi, siamo in presenza di quello che Massimo Cacciari ha definito nei giorni scorsi un ‘compromesso indecente’ di cui si è reso protagonista il PD, pur definendolo lui anche ‘necessitato’, sulla qual cosa ci sarebbe anche da discutere, ma rimane la sua sintesi perfetta sulla situazione creatasi: come si può definire altrimenti una situazione che allinea insieme la direzione di un partito regionale; l’influenza diretta di un proprio personale gruppo consiliare regionale; l’influenza diretta di rappresentanti consiliari ufficiali di quello stesso partito; una proiezione nel Governo Regionale che è facile immaginare e, come già si preannuncia, un ritorno alla guida della propria città alle prossime comunali di Salerno con la benedizione dell’intero Campo largo? Un potere eterno nei cui confronti impallidiscono le migliori dinastie della prima repubblica…
E tutto questo, con la benedizione e il protagonismo anzi dei vertici nazionali del PD, e anche dei 5S. Mentre non ha pagato la scelta nazionale di AVS di abbassare il proprio profilo di radicalità. E se ancora una volta non entrano in Consiglio regionale le rappresentanze più radicali ( PRC-PAP e PER ), è anche vero che solo un veto politicista espresso dal centrosinistra le ha tenute fuori dalla coalizione di centrosinistra.
Ma quale discorso di rinnovamento che si tiene in pancia, legittimata, una contraddizione così forte, può essere credibile? Attenzione, vale a Roma non meno che a Napoli.
Ma con questa contraddizione si riuscirà a mettere davvero mano al blocco del consumo di suolo e ad una politica di conversione ecologica, all’acqua davvero pubblica? A sanità e trasporti? A una reale politica sociale e di inclusione? Ad una politica attiva del lavoro che contrasti la declinazione del lavoro come semplice variabile dipendente delle esigenze del profitto?
Ecco dove il mancato rinnovamento della politica incide direttamente sulla vita delle persone.
E dove sorge il legittimo sospetto che la condizione di soggiacenza di larghi settori di società sia più che contrastata, al meglio, vista come necessitata e immodificabile. Ma è da quella condizione di soggiacenza che nascono poi quelle filiere di voto trasmigranti e mute, espressione di una legittima ricerca di protezione dei singoli di fronte alla crisi e che pure si esprime in termini non liberatori mancandole la dimensione della ricerca collettiva della lotta per i diritto. e mancando chi in modo nuovo la organizzi politicamente questa lotta.
Auguri sinceri a Roberto Fico, alla sua freschezza e alla sua determinazione.
La Campania è anche tanto di intelligenze, di movimenti, di espressioni del mondo del lavoro e del volontariato, così come anche dell’impresa innovativa.
E’ lì che potrà trovare forza e sponda.
Aprendo una nuova stagione partecipativa, come lo sollecita tutta l’esperienza stessa del Movimento Rigenera e l’elaborazione feconda di Massimo Villone.
Se vorrà.
Per il resto, si è dimostrato che la destra può essere battuta. E certe reazioni della prima ora loro sembrano dire che, al di là della propaganda, hanno avvertito il messaggio.
Il più è da fare.
A cominciare dal prossimo Referendum sulla giustizia e contro l’assalto del potere esecutivo.
Gianfranco Nappi


È difficile non essere d’accordo con questo articolo estremamente lucido di Gianfranco. A deriva del PD e dello stesso AVS che rinnegando le motivazioni della sua stessa nascita naviga verso le piu tranquille e comode acque del protezionismo piddino, garantendosi seggi, poltrone e potere. Se voleva fare una scelta di Sinistra avrebbe potuto e dovuto allearsi con Campania Popolare, offrendo un chiaro segnale di discontinuità, una speranza per quanti non vanno più a votare, delusi e rassegnati nelle loro speranze. Ma, incredibilmente, sembra non interessare nessuno che abbia votato soltanto il 40% degli aventi diritto. Conta soltanto aver vinto, il voto di chi vede, pensa e ragiona sula miseria della politica non serve. Oggi, più di ieri, non vincono i candidati onesti, vincono quelli che hanno risorse economiche, soldi da spendere in grandi quantità. Poi si vedrà. Ma forse sarà troppo tardi. Per tutti.