Dalle stelle alla cellula. La vita è scritta nelle leggi dell’Universo
Francesco Cacciante
Narrazione scientifica evoluzionistica
Apogeo Feltrinelli Milano
2025
Pag. 264, euro 20



Universo e Terra. Da almeno quattro miliardi e mezzo di anni fa. Siamo
abbastanza abituati
a considerare l’evoluzione della vita, i cosiddetti vari regni
di esseri viventi che si sono succeduti e intersecati negli ecosistemi planetari e
nell’ecosistema globale, di fattori sia biotici che abiotici e di individui
appartenenti alle opportune classificazioni tassonomiche che vi vivono in
parallelo, più o meno in gruppo e talora in simbiosi. Fatto sta che c’è
un’evoluzione (fisica, chimica e per certi versi biologica) prima della vita.
Ammesso che sappiamo definire questa nostra benedetta vita! In principio era
l’informazione, anche la vita è informazione, oltre che materia (ciò che
compone le cose) ed energia (ciò che fa fare cose alle cose). Nell’universo,
materia ed energia concorrono a formare gli atomi, particelle con un nucleo (e
protoni, altrettanti elettroni, variabili neutroni) che si combinano fra loro per
formare molecole diverse. Il “significato” di tutto ciò dipende dall’informazione,
che si manifesta attraverso le leggi della fisica, dando origine a stelle, pianeti e
lune, ma anche a tutte le molecole che li compongono. Le molecole che si
formano spontaneamente in natura sono informazione. Poi, i sistemi “viventi”
creano attivamente le molecole di cui hanno bisogno, a partire da altre
molecole che trovano nel contesto circostante, trasformano e fanno entrare le
molecole a far parte di un “sistema” in grado di propagarsi, ovvero
autoorganizzarsi e autosostenersi, riprodursi e replicarsi. Anche in biologia
bisogna, perciò, distinguere fra informazione analogica (molecole) e
informazione digitale (i sistemi viventi, senza corrispondenza tra forma e
informazione). Sulla Terra il sistema d’informazione è costituito da tre
componenti di polimeri: acidi nucleici e RNA, proteine, DNA. Noi macchine
biologiche (viventi umani forse sapienti) siamo informazione in grado di
studiare l’abiogenesi, riflettere e capire la propria stessa informazione.

Il giovanissimo biologo molecolare e neuroscienziato Francesco Cacciante
(dopo il dottorato a Pisa e pure attraverso la fertile pagina @acacciadiscienza),
capace di “tradurre” concetti scientifici complessi in contenuti accessibili a tutti
e tutte, affronta qui, con un competente stile colloquiale, gli elementi certi,
incerti o misteriosi dell’origine della vita. Secondo l’autore, abbiamo oggi ormai
un numero sufficiente di modelli, corroborati da prove empiriche in laboratorio,
per poter costruire una narrazione coesa e organica della storia (fatta di eventi
consequenziali) che ha portato all’origine della vita, dove nulla è lasciato al
caso, né all’intervento divino. La struttura è distinta in cinque parti (e oltre una
ventina di capitoli): la fase di raccolta (“Per astra ad inferi”), nella quale le
molecole necessarie per avviare i processi biochimici sono state prima
sintetizzate in molecole biogeniche (qui si parla di FUCA), per poi avviare un
protometabolismo (lontano dall’equilibrio), durante il quale tali molecole
biogeniche hanno cominciato a interagire fra loro attraverso varie reazioni
spontanee, dando corpo a molecole più complesse, grazie sia agli input
energetici propri del sistema (come calore, radiazioni, molecole reattive, ecc.),
sia grazie a catalizzatori inorganici prima e catalizzatori peptidici poi; l’origine
dei primi replicatori (“Il mondo a RNA”), ovvero i primi sistemi in grado di
codificare e replicare l’informazione; la comparsa delle prime membrane in
grado di ospitare le prime cellule (“Gli spazi della vita”); lo sviluppo di un
sistema in grado di costruire proteine in maniera regolata (“Dall’RNA alle
proteine”); la nascita della prima cellula, o proto-cellula, ovvero il primo
sistema definibile come vivente, risultato di una serie di contingenze storiche,
né casuali né determinate (“LUCA?”). Di come dovesse essere il metabolismo
di LUCA sappiamo ancora poco; è una di quelle pagine rovinate della nostra
storia sull’incandescente Terra dell’Adeano; sicuramente sono stati presenti la
codifica dell’informazione sotto forma di acidi nucleici, l’impiego di proteine per
l’esecuzione di funzioni e l’ottenimento di energia per sostenere tutte le
reazioni che compongono tali funzioni, caratteristiche non apparse da un
giorno all’altro (nemmeno così separate, definite, precise). La nascita della vita
non è un miracolo, è una delle tante espressioni dell’informazione che permea
l’universo, è una proprietà “emergente” in quanto nessuna delle sue singole
componenti è vivente, è il risultato di una serie di processi chimici, biochimici e
fisici che ha coinvolto le molecole presenti sul nostro pianeta. Già. Tante utili
figure lungo il testo; due brevi appendici, bibliografia minima e poche note in
fondo.

***

Una storia sbagliata
Giancarlo De Cataldo
Giallo
Einaudi Torino
2025
Pag. 129 euro 15,50

Roma. Febbraio 1974 – maggio 1978. Uno degli addetti alle pulizie rinviene il
corpo di una ragazza morta,
arrivano subito l’ambulanza e la volante del vicino
commissariato Esposizione. Né ferite, né sangue in evidenza, solo una siringa
nel braccio; il medico legale dice che è morta da poche ore, forse un arresto
cardiaco, probabilmente morfina. Il sostituto procuratore della Repubblica
Gianfelice Agnello, talora scontroso e intrattabile, due figli adolescenti e il
matrimonio con Lorella che si trascina stancamente, viene coinvolto la mattina
dopo. Si tratta della bella 22enne Lucia Barrafranca, di nobile famiglia
catanese, studentessa a Filosofia. Agnello è incerto sull’autopsia, sente la
Narcotici, ma il commissario capo Ortenzi è poco collaborativo. Fra le cose
sequestrate scopre che la ragazza aveva addosso, fra l’altro, un biglietto con
nome e numero di telefono del vicecommissario della squadra Mobile Paco
Durante, alto trentenne, capelli lunghi e occhi neri, uno bravo e intelligente col
sorriso da canaglia, figlio di un insigne penalista e criminologo, da cui ha
ereditato una grande austera casa. Agnello lo convoca alla questura centrale di
via Genova: sì, la conosceva; erano stati insieme per un anno finché lei
all’improvviso lo aveva piantato dichiarando che non voleva stare con uno
sbirro; una settimana prima si erano per caso rivisti a un concerto jazz, lei era
felice dopo aver trovato la persona giusta (studente a Medicina); avevano
scherzato, le aveva scritto il nuovo recapito telefonico, finito lì. Paco è
abbastanza sconvolto, si dà malato, indossa la tuta elastica e fa un lungo giro
con la sua Ducati 750 SuperSport verde e argento, torna a tarda sera e trova
Agnello davanti al portone: Lucia è morta per overdose di eroina, la nuova
droga che sta invadendo l’Occidente e ormai anche l’Italia (evitano di vendere
il fumo e la propongono a prezzi stracciati); il magistrato ha disposto l’autopsia
e aperto un fascicolo a carico di ignoti; vuole indagare su spacciatori e
mandanti, incarica direttamente Durante. Dovranno insieme immergersi nei
misteri italiani, economici criminali politici, di cinquanta anni fa (e non solo).

Il brillante ex magistrato e grande scrittore Giancarlo De Cataldo (Taranto,
1956) abbandona provvisoriamente la serie di gialli con il bel signorile
melomane Manrico Spinori (dopo sei avventure ambientate nel 2018-2019) e
torna agli anni Settanta (quelli anche di Romanzo criminale). Si comincia
tristemente con la morta, ma non è un’indagine classicamente “gialla”. A
infuriare sono altri “morbi”, storie brutte oltre a quella sbagliata (da cui il
titolo): il narcotraffico e la criminalità organizzata, servizi segreti vari e agenti
con accenti internazionali (come Jay Dark e Blue Moon) in combutta con
potenti della finanza e delle istituzioni, retrogusti di mafia e di Cia, di
geopolitica e di terrorismo. Tenendo sempre al centro i paralleli percorsi
esistenziali di Durante e di Agnello, due perbene abbastanza e sempre più
affiatati, la scansione dei capitoli fissa tre momenti cruciali: il travolgente
“spaccio” dei primi mesi del 1974, il marzo del 1976 a pochi mesi dalle elezioni
politiche dell’avanzata comunista, la connessa drammatica vicenda del
sequestro e dell’omicidio di Aldo Moro. L’agile magistrale narrazione è in terza
al passato sui due, perlopiù negli ambienti della capitale, con puntate nelle
carceri, nelle ville e a Londra. A un certo bell’ambivalente punto, Paco e Sara
s’innamorano: lei è laureata in Medicina, specializzanda in Psichiatria (va pure
spesso a Trieste per incontrare Franco Basaglia), militante; lo introduce nel
salotto di sinistra a casa Trebbi, gente del cinema, giornalisti, compagni di un
po’ tutti i gruppi e anche del Partito; capitò di frequentarli, con circospezione. E
pure Jay Dark era lì, oltre ad aver frequentato anni prima la casa del
professore inglese Laing (un altro di “quei pazzi che sostengono che non
esistono i pazzi”, in parte non con tutti i torti). Varcando controlli di sicurezza,
Paco canticchia You Are My First, My Last, My Everything, non a caso.
Sauvignon ghiacciato con fave e pecorino.

***

Storia di Venezia. Secondo volume. Dal 1400 alla caduta della Repubblica.
John Julius Norwich
Storia
Sellerio
2025 (orig. 1981, Venice. The Greatness and the Fall, prima edizione italiana Mursia,
stessa traduzione)
Trad. Aldo Sparagni
Pag. 726 euro 19

Alto Adriatico. Quasi mezzo secolo fa il visconte di Norwich John Julius Cooper
(1929-2018)
narrò la “Storia di Venezia”, nel primo volume dalla controversa
fondazione fino all’età d’oro, in questo secondo volume (quattro anni dopo)
dall’apogeo del XV secolo al lento affievolirsi della magnificenza, fino alla caduta
della Serenissima per mano di Napoleone (1797). Ogni dinamica storica viene
affrontata nel contesto “internazionale” (non solo mediterraneo) e coniugata
attraverso tre punti di vista: l’alto sviluppo culturale attento a una visione urbana
complessiva; il sistema di governo “equilibrato”, fondato su una costituzione
aristocratica, pur con contropoteri e controlli elettorali; la civiltà della ricca vita
sociale, con laboriosi artigiani, artisti anche attirati e finanziati, divertimenti vari.
L’autore precisa di continuo che non è “erudito” e non ha la pretesa di uno studio
accademico. Quasi una trentina di capitoli, l’elenco dei dogi, bibliografia, indice dei
nomi e mappe.

***

Assassinio sotto il vischio
Rev. Richard Coles
Traduzione di Eva Kampmann
Giallo
Einaudi Torino
2025 (orig. 2024 Murder Under the Mistletoe)
Pag. 122 euro 14

Vigilia di Natale. Villaggio inglese di St Mary Champton. Il reverendo Daniel
Clement
, alto e brizzolato, solitamente calmo, come sempre sta organizzando il
pranzo del 25 dicembre per amici e parenti nella casa in cui vive con la madre. Sta
allestendo l’albero con gusto impeccabile ma ancora si sente in ansia, sta attaccando
in particolare le lucine bianche insieme al sergente Neil Vanloo, più giovane di
quindici anni, e non si sono ancora dati un metodo: ogni tanto gli interruttori non
funzionano. Il dì di festa tra gli ospiti figurano anche Jane Cabot, aristocratica
sofisticata egocentrica, e suo marito Victor, enigmatico silenzioso, di riservate origini
ebraiche. Durante una partita di sciarada mimata, Victor cade a terra stringendosi la
gola e muore, proprio un “Assassinio sotto il vischio”. Richard Keith Robert Coles
(Northampton, 1962) è un sacerdote della Chiesa d’Inghilterra, conduttore
radiofonico, polistrumentista e ottimo scrittore, qui al quarto romanzo della bella
serie.

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