Premessa
Il 14 settembre 2025 “ROBINSON, Il settimanale culturale della domenica di La Repubblica”, MICHELE SERRA ci ha lanciato un VADEMECUM soprattutto a NOI di Sinistra.
Non voglio qui riportare il titolo perché la sua spiazzante ironia risulta per me troppo inquietante, ma considero bene trascrivere il catenaccio
“ Le guerre. La democrazia sotto attacco. L’intelligenza artificiale al potere. La crisi economica. Tutto verissimo. Ma gli occhi al cielo non ci salveranno. Occorre ritrovare una dose di coraggio. E un senso attivo di responsabilità nella sopravvivenza quotidiana”.
Cinque pagine intervallate da due grandi disegni coloratissimi.
S Sul lato destra della pagina 2, in grassetto è evidenziato “ DI VITTORIE ALLE SPALLE IL CAMPO PROGRESSISTA NE HA A BIZZEFFE, TANTE QUANTE NE DOVREBBERO BASTARE PER AVERE VOGLIA DI TORNARE A VINCERE”.
Dopo una sua ampia e per me interessante dissertazione, Michele Serra chiude la pagina 2 con una proposta “Ecco un piccolo elenco (ognuno ha il suo) di cose da fare, e provvedimenti da prendere per vivere meno abbacchiati, meno depressi e meno deprimenti, meno sulla difensiva e con qualche ragione di conforto che possa contagiare anche gli altri. Senza nessuna pretesa didattica o manualistica, solo per inquadrare un poco meglio l’argomento “basta lagnarsi!”.
Sono presentate cinque efficaci “formule” ben argomentate, sempre di Michele Serra … in fondo, da tempo, ci sono già nella testa di tanti noi.
Riporto solo la quinta “formula” che chiude l’intero articolo a pag.5.
Riprendersi il tempo
Qui ci si richiama alla facoltà di un individuo. Basta con la lamentazione corale sul caos comunicativo, la polverizzazione dei discorsi, la compressione forsennata dei tempi di lettura e di apprendimento. È possibile, possibilissimo chiamarsene fuori, nessuno te lo impedisce. Ognuno ha la facoltà, a modo suo, di ricostruirsi una disciplina, di ricalcolare i tempi quotidiani. Sarà anche la civiltà di massa, questa: ma tu sei tu, e la massificazione non deve diventare un alibi”. Essenzialmente concreto è: Rimettiti in gioco, in un nuovo gioco.
E così ho accettato l’invito di ALDO CAPASSO (1 ) lanciato dalla sua “STANZA DELL’ARTE” : anch’io ho inviato il mio Segno artistico per Parthenope.
Parthenope è donna: in questo 2025 – in occasione della ricorrenza dei 2500 anni dalla nascita di Napoli. La nostra leggendaria Sirena, unica al mondo, si è già ripresa il trono in svariate interpretazioni artistiche: Il busto marmoreo “Marianna ‘a capa ‘e Napoli “ forse richiama Parthenope. Con la sua complicata storia iniziata nel periodo tardo – ellenistico, il busto da anni ha preso posizione in Palazzo San Giacomo. Rinnovato è il risveglio dei percorsi letterari e poetici spesso intrecciati nell’attribuire alla nostra Sirena amori intensi e fughe di amore coltivando seducenti misteri intorno al suo mito. È inconfutabile: Parthenope è nostra, di Noi Napoletani anche di questo inquietante 2025. Il suo mito tuttora alimenta energia creativa: è stata ben accolta da Aldo Capasso.

Questa coloratissima locandina, arrivata in e-mail, era seguita da pagine che ci presentavano una metodologia precisa, un orizzonte di altre idee progettuali e un insieme di regola da rispettare, rigorosamente, da ogni persona che aderiva a questa proposta, indipendentemente dalla propria importanza pubblicamente riconosciuta in campo artistico .
Dopo qualche giorno dalla data del 15 settembre, Aldo Capasso ha dato vita alla chat “SEGNO PER PARTHENOPE PER LA STANZA DELL’ARTE” che con gradualità si è trasformata in un simpatico sereno laboratorio collettivo con un continuo scambio di proposte tecniche finalizzate alla composizione della mostra. Di fatto una miriade di utili comunicazioni che già divenivano tasselli per “ costruire comunità” e dove, ben presto, è emersa la pazienza certosina dell’appassionato impegno dell’architetto ideatore, con il prezioso contributo del critico d’arte Rosario Pinto. Con un abbraccio corale, prima metaforico e poi realmente concreto, intorno ad Aldo Capasso siamo arrivati nelle ore pomeridiane e serali del 12 novembre 2025.

Il cielo vomerese – striato a tratti di giallo e di rosso – ha reso più suggestivo il cammino nella viuzza che costeggia un lato del Castel Sant’Elmo. Subito di grande fascino sono apparse le immagini di opere proiettate sulle pietre che compongono il muro protettivo del giardino del Castello. Da lontano si percepiva un gioioso brusìo : già in tanti fuori la “La Stanza dell’Arte” contenti di ritrovarsi; in tanti dentro la “Galleria” accogliente e intrigante per l’incrocio di sguardi complici, per un fluire di sorrisi nel ri-scoprire il linguaggio del proprio “Segno per Parthenope” e nello scoprire, accogliere quello degli altri. Nessun respiro competitivo, nessun atteggiamento a trovare il più bello, nessun comportamento saccente ma solo una bella atmosfera di piena condivisione di leggerezza, di emozioni e di sentimenti amicali. Di rinnovata potente fiducia nei linguaggi dell’Arte. Delicate e rispettose entrate ed uscite di tanti di noi per dare spazio ai nuovi arrivati e a chi voleva rivedere. Piccoli capannelli di amici per scambio di idee e osservazioni: si aprivano come corolle di fiori un po’ vaganti. Sì: abbiamo costruito una singolare comunità, fatta da persone da sempre antifasciste, progressiste, tante autodefinitesi tuttora di sinistra che si sono ritrovate tra decennali e/o nuove amicizie con pregiata semplice libera creatività intorno al mito di Parthenope. Mito che non deve rimanere fermo nella sua classicità.
Sì: perché Parthenope? Perché la rassegna un Segno per Parthenope aperto alle più svariate forme di libera creatività alla Stanza dell’Arte, nella viuzza che costeggia il Castel Sant’Elmo?
Aldo capasso ha scritto:


Assemblaggio delle opere presentate, di Aldo Capasso


Questa pagina è stata condivisa nella chat “Segno per Parthenope” soltanto qualche giorno prima dell’inaugurazione della mostra. Tutti noi, gli “80”, abbiamo preso “possesso” dell’insieme dei nomi degli artisti con l’obbligo etico di non renderla pubblica e di non “lasciarsi andare” a qualche presentazione di sé stessi su FB. Nessuno si è “lasciato andare” ma certamente – da remoto – c’è stato un fluire di sorrisi di bella complicità. Da questo elenco – suddiviso in specifiche aree artistiche definite dall’architetto e il critico d’arte – si ricavano dati oggettivi: un certo numero di stranieri, una buona partecipazione di donne, un rilevante contributo di uomini. Età anagrafica dei partecipanti? Eterogenea. Ci sono anch’io.
Bruno Aymone ha filmato parti significative della serata :https://youtu.be/pE4it11Jj1E?si=bXLWuZZvozz2DYL-
È da ascoltare con attenzione l’intervento di Laura Valente, direttrice artistica delle celebrazioni per i 2500 anni di Napoli, che – al di là del suo ruolo ufficiale -ha espresso sincera gioia di ritrovarsi tra tanti “ vecchi ”amici in “Un segno per Parthenope” mostra originale per metodologia e risultati. Da valorizzare.
La mostra, nella piccola accurata galleria d’arte al Vomero, sotto il Castel S. Elmo, ha accolto quotidianamente – sia nelle mattinate di sole che in quelle di pioggia forte, sia in crepuscoli pomeridiani miti che in quelli ventosi – tanti visitatori: piccoli gruppi di amici anche non napoletani, persone interessate all’arte e altre richiamate dal nome Parthenope, turisti di passaggio incuriositi che poi hanno manifestato vivo interesse. Dialoghi in più lingue hanno fatto piacevoli irruzioni.
Ecco un turista di passaggio. Si è fermato a lungo. Con inaspettata immediatezza, tra le “Parthenopi” della piccola galleria, ha scritto e recitato la sua nuova poesia. Firmata Sebastian Olan, poeta argentino. Famoso.
Prigioniero della sua arte va
l’artista,
e nell’equilibrio delle sue
emozioni
vaga il suo strumento.
Tra storie del passato
discute il suo presente senza dare
credito
al futuro, inedito e prematuro
per avventurare un sentimento,
essendo il castigo del proprio pensare.
Invasore del personaggio,
approdo incredulo,
presenza fisica in assenza
vibrazionale.
Respira per il viaggio
l’aroma dell’ignoto,
improvvisa il contenuto
di una storia senza finale,
follia tra le più lucide.
Suona lo strumento senza note,
cavalca il viaggio all’infinito.
Deve sempre perdurare
l’arte come cura
la somma delle tue follie
e l’anonimato dell’energia
che trascende te stesso.
Basta eufemismi,
parafrasando il destino,
cammino in eternità.
In un altro pomeriggio altri turisti per caso: una giovane giapponese e un giovane messicano si fermano, osservano, chiedono spiegazioni ad Aldo ed esprimono sempre più entusiasmo verso tutto ciò che notano. Anche i “volti” del Capasso.
La bella ragazza giapponese comunica con allegria: domani tornerò da sola.
Prende appuntamento. Ritorna. Prepara il te per amici casualmente presenti.
Lascia la sua testimonianza e soddisfatta va via.
Questa opera con sobrietà fa da regina
posta su un tavolo quadrato non grande

Aldo Capasso Parthenope e l’uovo. Bellezza e fragilità della città
Napoli, Settembre 2025
Dimensione: 45×45 h 60, Tecnica: assemblaggio spaziale in rame, acciaio inox,
ottone e legno. Artigiano esecutivo Renato Reita/Rua Catalana/Napoli
Motivazioni dello stesso autore. L’intreccio delle leggende e dei miti: la sirena Partenope e l’uovo di Virgilio. Partenope approda sulle coste del golfo, fuggendo al rifiuto di Ulisse, e dà origine a Neapolis. Virgilio, mago e poeta, nasconde un uovo nei sotterranei del castello affinché la sua rottura non causi sventure alla città. Due miti contrastanti che racchiudono il fascino delle antinomie partenopee : la bellezza e la fragilità, la magia e la realtà, l’amore e la perdita. Le onde del mare disegnano il corpo di Partenope, che custodisce e protegge l’uovo: simbolo di equilibrio e mistero, cuore fragile di una città eterna.
- È doveroso riportare ciò che lo stesso Aldo Capasso ha scritto su questa opera: “L’opera, oltre a essere un omaggio alla sirena Parthenope, vuole rappresentare anche la sintesi della lunga produzione di disegni, pitture e fotografie che l’artista ha dedicato alle donne nelle loro diverse declinazioni”.
- È da evidenziare che per Aldo Capasso è importante oggi più che mai realizzare un concorso pubblico per giungere alla creazione di una scultura contemporanea dedicata a “Parthenope”, da collocare con vista sul mare guardando il Castel dell’Ovo. È da proporre l’elezione di una “Parthenope” come “Donna dedicata al mare”: non come icona di bellezza fisica secondo canoni convenzionali nel flusso delle mode, ma come “Donna impegnata nella tutela, nella conoscenza e nella valorizzazione del mare”.
- La Stanza dell’Arte, a conclusione della rassegna dedicata al mito della sirena Parthenope, prosegue nella serie di mostre – sempre in piccolo formato – dedicate ad altre figure femminili che hanno lasciato un segno significativo nella memoria della città.
- La Stanza dell’Arte conclude la rassegna “ Un segno per Parthenope” con il finissage programmato per martedì 2 dicembre 2025, alle ore 17,30.
Rosanna Bonsignore


E’ opportuno aggiungere qui una nota linguistica:
AI Overview
La differenza tra Partenope e Parthenope è solo ortografica e linguistica: Parthenope è la forma originale in greco antico e latino, mentre Partenope è la traslitterazione italiana, derivata dal latino Parthenopeius. Entrambi i termini si riferiscono alla leggendaria sirena che, secondo la mitologia, diede il nome all’antico insediamento greco su cui sorse Napoli.
Parthenope
Origine: Greco antico (Παρθενόπη) e latino (Parthenŏpe).
Significato: Deriva dal greco parthenos (fanciulla) e ops (voce), un nome che evoca il “suono affascinante di una fanciulla”.
Uso: È la forma originale del nome della sirena della mitologia greca, come menzionata nell’Odissea, e del primo insediamento greco della zona.
Partenope
Origine: Traslitterazione e adattamento italiano del nome latino Parthenope.
Uso: Viene usato in italiano in riferimento alla sirena, alla città antica e in modo più comune per indicare tutto ciò che è “partenopeo”, ovvero napoletano.
Esempio: Si parla di “Napoli Partenopea” o del “napoletano”
R.B.
ottimo intervento