Sotto mentite spoglie
Antonio Manzini
Noir
Sellerio Palermo
2025
Pag. 548 euro 17

Val d’Aosta. Dicembre 2015. Il burbero vicequestore Rocco Schiavone resta
consapevole di non sopportare i canti natalizi,
già troppo invadenti, poi i regali
e l’imminente Natale, nella scala delle rotture di coglioni all’ottavo o nono
livello. Nevica; da buon investigatore prima di alzarsi passa in ispezione i dolori
mattutini del proprio corpo; ogni giorno appena può va in ospedale a
controllare che Sandra stia meglio, medici infermiere e nuovo fidanzato
Fabiano le stanno vicino; da un po’ la moglie Marina non torna a fargli visita
(uccisa il 7 luglio 2007, stavano sparando a lui); sa che gli resta il vino la sera
e la maria la mattina; s’accende da fumare comunque, spesso e ovunque,
talvolta le canne che prepara meticolosamente e porta a eventuali cene con
amici. Martedì 15, mentre i cari Furio e Brizio recuperano a Roma diecimila
euro da un tizio che faceva marachelle, il questore di Aosta gli rimprovera che
il loro agente Deruta non ha ben seguito la denuncia circa la presenza di un
pregiudicato in città. Poi accade il marasma: rapina in corso alla Cassa di
Risparmio, presi in ostaggio personale e clienti (fra cui l’agente Casella, per
caso); nove e mezzo fra le rotture di coglioni; istituto circondato; chiamate e
trattative; qualcuno fatto uscire perché sta male (fra cui una ragazza che deve
farsi l’insulina con urgenza, povera lei); passaggio e aereo predisposti per
fuggire; sorpresa! I malviventi sono usciti con sotterfugi, fingendosi fra gli
ostaggi; miravano solo a una cassetta di sicurezza trovata aperta senza i
diamanti previsti (e forse era addirittura già vuota da prima); non vi sono
impronte o tracce; i poliziotti sono stati messi alla berlina dai furbi trucchi;
Schiavone ha fatto pessima figura. Poi si riscatta: individua con perspicacia i
nomi di tutti i responsabili, riesce a farli seguire e li arresta in campagna dalle
parti di Alessandria, intuisce che c’è molto altro sotto (anche brevetti di
lucchetti), la storia è appena all’inizio. Il 18 viene trovato un cadavere nel lago
di Maen, strada per Cervinia, una catena con pesi da 20 chilogrammi gli
avvolgeva le caviglie, puzza di omicidio della criminalità organizzata, si vedrà.

Quindicesimo ottimo romanzo con Schiavone per l’attore e regista di teatro
Antonio Manzini (Roma, 1964), eccelsa serie concepita come opera unica “alla
ricerca del tempo perduto” (e dell’amore). L’apprezzamento di critica e di
pubblico è risultato sempre straordinario e meritato (anche in televisione, uno
dei più grandi successi della storia di Rai Fiction). Oltre ai connessi tredici
racconti, a ottimi sette romanzi e due racconti “altri”, dal 2013 l’autore ha
narrato finora di fatto solo due anni valdostani del suo vedovo personaggio
romano nato nel 1966, “insubordinata” naia in aeronautica e intensi sciatica e
dolori lombari, gran scassinatore e incapace di uccidere; con incursioni nel
passato trasteverino e talora “trasferte” nella capitale (questa volta si annuncia
per Capodanno). Pure nella nuova avventura gli manca sempre Marina; riflette
molto su Sandra, che esce e progetta di trasferirsi; gira in Loden e sostituisce
Clarks; reincontra la botanica Cleo, con la quale ora trascorre ardenti notti;
chiede consiglio e aiuto (anche di presenza) sia a Caterina (che opera in un
altro ufficio della questura) che ai cari amici abbastanza fuorilegge Brizio e
Furio (che salgono per Natale a scassinare insieme); stringe maggiore
conflittuale amicizia con il questore Costa e soprattutto con il magistrato Baldi;
scherza con gli utilissimi colleghi amici “scienziati” Michela e Alberto, dopo il
loro matrimonio e viaggio di nozze; aggiorna il cartellone con nuove rotture di
coglioni (al nono tutti i vari tipi di fuochi d’artificio, compresi miccette, tric trac,
cascate pirotecniche, castagnole, bombe carta, girandole, fontane luminose,
anche a futura prossima memoria; all’ottavo proprio la memoria e “con una
certa urgenza”, oltre che presto le uova di Pasqua); arricchisce l’immediata
associazione di una nuova conoscenza a una qualche specie animale (nel
bestiario questa volta un cammello arabo, un avvoltoio calvo, un pesce
pappagallo, un Castor Linnaeus e altro ancora); gestisce la fedele Lupa; ama il
lavoro ben fatto e impara qualcosa sul mondo del doping o sul traffico di
calciatori africani verso l’Europa; attende con fiducia l’annunciato rinforzo alla
funzionale familiare squadra (infine forse arriverà Claudia). Il titolo ha plurimi
agganci, anche alla “Bauta” veneziana; il preferibile è: “solo i pazzi e i depressi
se ne fregano, per il resto viviamo tutti sotto mentite spoglie”. La narrazione
avviene in terza persona varia al passato (in prevalenza su Rocco), un capitolo
dedicato a ognuna delle quindici intense giornate fino a martedì 29 dicembre.
Lo stile appare sempre curato e coerente, fra commozione e sorriso. I dialoghi
risultano brillanti e divertenti, molti con l’affiatato vice di fatto e
sciupafemmine Antonio, che si è affezionato (anche ai metodi poco ortodossi),
altri con i noti scalcagnati agenti, alle prese con poesie o affetti. Attenzione alla
d eufonica, spesso discutibilmente “ad un”! O all’”ignorante” Neanderthal!
Come al solito ottimo abbinamento rum e cioccolato fondente. Bollicine varie,
meglio se Franciacorta. Resta suoneria l’Inno alla gioia, paradossale. Segnalo
la canzone romana Sora Monica (botta e risposta fra le ragazze de Trastevere
e quelle de Monti) e il fischiettio di Una rotonda sul mare.

***

Il lupo nero. Le indagini del commissario Armand Gamache
Louise Penny
Traduzione di Letizia Sacchini e Alessandra Montrucchio
Noir
Einaudi Torino
2025 (orig. 2025)
Pag. 550 euro 17

Inizio ottobre. Three Pines (così piccolo da non comparire sulle mappe),
Québec orientale,
sud di Montréal, quasi al confine con gli Usa (il Vermont). È
confermato: c’è un problema. Poche settimane dopo aver sventato un attacco
terroristico all’impianto di depurazione idrica di Montréal (che avrebbe
sterminato la popolazione della metropoli e scatenato un panico continentale),
Armand Gamache, sul finire della cinquantina, capo della Omicidi della Sûreté
du Québec (udito compromesso nella sparatoria finale), si è convinto di aver
commesso un errore grave e che gli è sfuggito qualcosa, sarebbe ancora in
corso un piano terribilmente più pericoloso, forse il lupo grigio è morto e hanno
preso uno dei colpevoli (certamente Marcus Lauzon, ex vicepremier del
Canada, ora in carcere), ma non il lupo nero. Potrebbe esserci nuovamente di
mezzo Jeanne Caron, la capa dello staff del vice, che pure all’ultimo aveva
salvato Gamache. Probabilmente la portata della minaccia si cela ancora nelle
parole e nei numeri criptici, su una cartina appuntata o nei diari, nei due
quaderni lasciati da Charles Langlois, un barbone biologo marino, falciato sotto
i suoi occhi all’inizio della precedente storia. I due vice Isabelle Lacoste e Jean-
Guy Beauvoir (genero di Armand) tendono a essere d’accordo con lui, pure la
preoccupata moglie archivista e bibliotecaria Reine-Marie (figli e nipoti abitano
vicino ma non con loro, intorno altri amici e cani di ogni sorta). Le indagini
proseguono, la sicurezza dell’acqua ha tante sfaccettature, incombono
cambiamenti climatici e incendi, servono la consulenza di biologi e sopralluoghi
sui laghi (mortali). Loro appaiono consapevoli che è coinvolto il potente
ammanicato clan mafioso di don Joseph Joe Moretti, che spie e complici si
nascondono nel privato e nel pubblico ad alto livello, che in qualche modo la
presidenza statunitense è coinvolta. Gamache cerca consigli e aiuto proprio lì,
sente il generale Bert Whitehead, capo del Joint Chiefs of Staff a Washington.
Si vedono sulla linea del confine, anche al teatro lirico. A sventare umani
complotti e disastri si rischia e si fanno recidere o compromettere altre vite.

La giornalista, conduttrice radiofonica e grande pluripremiata scrittrice
canadese Louise Penny (Toronto, 1958) è giunta all’ottimo ventesimo romanzo
della serie del mitico Armand; la prima avventura uscì nel 2005, poi un
romanzo ogni anno (talvolta viene ricompreso come ventunesimo anche un
racconto breve del 2011); circa la metà sono tradotti in italiano, ma non molti
dei primi; iniziò Piemme nel 2013, poi sempre Einaudi dal 2017 in avanti
(recuperando finora un paio di precedenti); dal 2023 circola anche la prima
stagione della serie televisiva; questa novità cartacea esce quasi in
contemporaneo in inglese e italiano. Come il precedente titolo anche questo
prende propriamente spunto dal racconto di un capotribù Cree: nel corpo
umano possono coesistere due lupi, uno grigio e compassionevole, l’altro nero
e vendicativo; li si può riconoscere e forse si può scegliere a quale dei due
ciascuno vorrà dare a mangiare; talvolta sono perciò entrambi coinvolti nel
bene o nel male. La metafora torna di continuo attraverso molteplici fili
culturali ed emotivi, ovviamente con dinamica univoca: nelle indagini criminali
il lupo nero va comunque fermato, prima o dopo, ammesso che si stabilisca
bene l’attribuzione. La narrazione, avvincente e accattivante (nei momenti sia
turbolenti che placidi), è in terza varia al passato sulla prosecuzione del
concitato caso; i piani temporali differenti emergono con le biografie dei vari
personaggi (compresi quelli cui siamo ormai affezionati), storie personali e
vicende intrecciate. Il protagonista indiscusso è il tenace sensibile ispettore
capo, madrelingua francese, per l’inglese un accento britannico (studente di
storia a Cambridge), d’animo nobile e calmo per pesanti esperienze, gentile
per convinzione, esperto di espressioni metaforiche, dotato di pistola solo
quando è certo di doverla usare (spera mai più, soprattutto qui dove rischia di
essere più volte ufficialmente arrestato). La poetessa abbastanza pazza
continua con le sue godibili rime. Vino più rosso che altro, Pinot Noir in tenda
sul lago, al gelo. Soft jazz e Bach, Armand a letto ascolta il Concerto per due
violini, sicuro e rassicurante.

***

Le ali dell’Africa. Istantanee da un continente che cambia
Alberto Magnani
Geopolitica
Il Mulino
2025
Pag. 237 euro 18



Africa. Oggi (e domani). “Le ali dell’Africa” mostra sia le potenzialità che i
paradossi di un intero continente
in grande fermento e complessa trasformazione, una
pluralità di volti e realtà, senza stereotipi e visioni semplificate. Il bravo giovane
competente giornalista Alberto Magnani (Verona, 1990) narra, attraverso dieci
capitoli geopolitici (e brevi note finali bibliografiche), gli hub tecnologici di Lagos e
di Nairobi e le (relative) campagne sprovviste di corrente elettrica, i ristoranti di lusso
di Johannesburg accanto alle permanenti drammatiche diseguaglianze in Sudafrica,
l’orgoglio democratico del Senegal e la limitrofa girandola di colpi di stato del Sahel,
stabili autocrati e fresche generazioni, parlamenti (più o meno davvero eletti) a
maggioranza femminile e testacoda sui diritti (universali), ponti e tesori, ius migrandi
e opportune instabili migrazioni (libere e forzate), exploit demografici e odissee
burocratiche, tante afriche in Una, al plurale, come le ali.

***

Nei luoghi più oscuri
Carlo Lucarelli
Undici racconti noir
Einaudi Torino
2025
Pag. 363 euro 19,50

Bologna e non solo. 1980, 1939 e non solo. Una giovanissima giudice “la
Bambina”, un killer apparentemente insospettabile, Grazia Negro incinta e incerta,
una poliziotta che non si fida della collega, un maggiore impazzito in piena guerra
coloniale, un commissario di bordo, sospetti e ritorsioni, omicidi. Spiega
direttamente il grande Carlo Lucarelli (Parma, 1960) come ci si gira “Nei luoghi
più oscuri”: “i racconti vanno via veloci, e non soltanto perché sono più rapidi dei
romanzi, ma perché si disperdono più facilmente, antologie, riviste, collaborazioni,
prendono direzioni diverse e a volte si perdono. Per questo ogni tanto è bello
raccoglierli, inseguirli e ritrovarli, quelli nati da una intuizione improvvisa o da
un’occasione, che è come un dito che indica una direzione in cui non avevi ancora
pensato di andare. È una mandria di cavalli diversi che una volta riuniti raccontano
dove sono stati e tutte le volte è di nuovo una scoperta”. Ovvero un’avvincente
affilata tesa sorpresa!

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