
Tullia Matania, Martire del 1799, della cultura. Donata dall’artista nel 1999 all’Istituto Italiano degli Studi Filosofici per il bicentenario della “Proclamazione della Repubblica Partenopea Da decenni, ogni volta che sono salita nella maestosità di Palazzo Serra di Cassano, la tua scultura Tullia – sempre con singolari emozioni – ha assunto per me un peculiare richiamo all’impegno civile e politico più solido, da coniugare sempre con la Cultura e con l’Arte. Oggi le emozioni sono diventate più intense e il richiamo più forte. Tenace. Resistente.
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Tullia Matania ci ha lasciato il 2 settembre di questo 2025, complesso nelle sue mostruosità. Le sue opere presenti in vari spazi di Napoli ci parlano sempre più.
Gaia Salvatori figlia di Tullia, mi ha ricordato che questa scultura era nata come Cristo che vuole fuggire dalla Croce, poi è diventata Martire 1799, della cultura perché Tullia Matania ha accolto il suggerimento di Gerardo Marotta: renderla in sintonia con lo spirito dell’IISF. Tuttora è una notevole testimonianza legata alla storia del Palazzo del Principe Serra di Cassano acquistato dallo Stato e sede dell’Istituto Italiano degli Studi Filosofici. La scultura nella sua sospensione emane un forte potere simbolico e non copre il portone dell’ingresso principale del palazzo in via Egiziaca: è chiuso dal 1799 in segno di lutto per l’esecuzione di Gennaro Serra, figlio del principe, riconosciuto martire della rivoluzione partenopea. Per aprirlo si attende il tempo di reale democrazia e di giustizia sociale. Di pace, oggi fondamentale più di ieri.
Gaia mi ha dato la possibilità di inserire qui, nelle pagine di InfinitiMondi, il link https://vimeo.com/820268323 per accedere alla visione del Documentario di Maria Sonneveld, cinematografa olandese, tutto dedicato all’arte poliedrica di Tullia Matania. Documentario di grande importanza perché qui l’autrice olandese ha saputo valorizzare le nuove forme d’arte create da Tullia, partenopea DOC con un patrimonio artistico familiare di inestimabile valore per Napoli. Acquistano rilievo i personaggi creati con filo di rame e i grandi pannelli di sagome composte da ritagli di giornali, anche di singole lettere. Desta singolare interesse la qualità dello specifico lavoro collettivo fatto di fatica e di cura tecnica nell’installare l’opera “Martire del 1799, della cultura”. Emerge l’energia coinvolgente che ha diffuso la passione artistica e il costante impegno civile dell’artista, immersa con sensibile acume in dolorosi fatti che hanno segnato la storia e tra i delicati e suggestivi colori dei suoi dipinti, soprattutto tra le sue Foglie. Tullia Matania, centenaria, ha sempre espresso una sua specifica originalità, anche controcorrente, ed inesauribile ostinazione a sperimentare variegate tecniche d’arte sia con materiali pregiati che con quelli di poco valore; ha coniugato straordinarie suggestioni letterarie insieme a scultura e pittura per elaborare denunce efficaci contro ogni condizione di sofferenza umana, di disuguaglianze sociali, di forme di oppressione e di schiavitù, di violenze e di guerre.
In questo terribile periodo storico, alcune sue opere esprimono un dolore universale come esortazione, richiamo al risveglio umano.
A lungo ho ricordato la forza struggente della sua OPERA TERRA ARSA, per me tuttora indimenticabile dopo la primavera del’91 in una sala del Castel Nuovo di Napoli. L’opera era stata iniziata dopo la fine della Guerra del Golfo, nell’89, ma l’acuta sensibilità di Tullia Matania ha accolto ulteriori ispirazioni dai drammi umani consumati a Tien – an -men e in Romania e non hai mai diminuito il suo immergersi nei fatti più inquietanti della storia.
Significativo è riportare qui le accurate annotazioni sulla mostra di Stefano Gallo :
“ Terra Arsa consta di sedici pannelli in legno dell’altezza di 2 metri e di larghezza variante tra i 56 e i 140 centimetri, di cui otto recano figurazioni e otto testi verbali; di un monumento in terra nera che si prolunga, intriso di fiammiferi bruciati e serrato da quattro pannelli di plexiglas, nella forma di un grande parallelepipedo; e di un coro a quattro voci – tre adulti e un bambino – recitante le parole delle tavole su un arrangiamento musicale. I pannelli, alternando in sequenze figure e testi, vengono disposti secondo due file affrontate che convergono verso il parallelepipedo, alle spalle del quale è collocata un’ultima tavola, culmine dell’intera rappresentazione. ( …) Tutti i pannelli di legno sono rivestiti con pagine di giornale ed esse sono la materia di cui l’artista si è avvalsa in ogni sua operazione; solo in misura parziale interviene l’uso della matita e, in un caso, di un materiale quale il filo spinato. L’elemento generatore dell’opera è la parola a stampa dei giornali o addirittura la singola lettera stampata: questa diviene scrittura visiva, diviene figura (…) la sua attenzione è stata sempre più captata dal dramma patito dai palestinesi e nell’89 ha incominciato a lavorare a quest’opera. Essa è nata subito come dramma reale e la sua ricezione nel canale dell’informazione, affrontando il dato centrale della questione, che coinvolge una delle una delle più profonde difficoltà esistenziali d’oggi, ovvero l’inconciliabilità tra l’enorme flusso di eventi reali che i mezzi di comunicazione ci destinano e la nostra facoltà di esperirli: l’impossibilità a trattenere, ad approfondire in concreto, a reagire, ad agire, che mette fuori gioco l’esistere di fronte alla notizia dell’evento. Il dramma in Terra Arsa si presenta già secondo lo statuto di notizia e l’eventoè già cosa esposta : Matania serra questa identità utilizzando la lettera stampata e la pagina di giornale, ma insieme ne fa emergere tutto il vissuto che ella ha salvaguardato e nutrito ribellandosi alle parole scritte, al succedersi delle pagine. Da esse trae le figure e le parole dell’umanità, dispersa oltraggiata riconquistata, in un intreccio che è irrisolvibile e realizza e pone in essere l’agghiacciante conflitto tra violenza esercitata dalla notizia sull’esistere e lo sforzo di ritrovare nel corpo frantumato dell’informazione quello degli uomini, con la loro storia.” ( Stefano Gallo “Tullia Matania e Terra Arsa “ Storia di un’opera e di un percorso artistico a Napoli tra modernità e tradizione”. Edizioni Scientifiche Italiane s,p.a., Napoli, 1992 pagg.9, 11,12. ).
Era il 1991. Mai avrei immaginato la dirompente e ancora più struggente attualità di Opera Terra Arsa di Tullia Matania in questo ottobre dell’ inquietante 2025, con il sopravvento della tecnologia digitale più sofisticata, di algoritmi, dell’AI, di piattaforme social, di social network, della cybersecurity ecc… quasi con sentimento profetico emerge la centralità alla <<parola, all’uso delle parole>>, al loro potere che deve essere conoscenza, acquisizione di consapevolezza e verità, dialogo e messaggio di umanità mentre prende spazio un loro uso manipolatorio, distruttivo, deviante e di propagazione di odio. Di riarmo. Di guerre.
Sento il dovere di ricostruire qui, tra le pagine di InfinitiMondi, un essenziale percorso con immagini di opere annodate a Terra Arsa di Tullia, mia amica dall’ inverno 1986. Carissima oltre la sua preziosità.
La scelta delle poche immagini segue un percorso di pensieri ed emozioni di me in questo ottobre 2025.
Come non ritrovare qui la disperazione e l’orrenda paura di un ragazzino di Gaza ?
O dell’Ucraina ? O di qualsiasi parte del mondo dove dominano sistemi autoritari, schiavitù e odiose forme di sfruttamento?

Tullia Matania. Pannello parte dell’installazione Terra Arsa, cm.200 x 125, matita, collage di giornali, filo spinato, unico elemento concreto. Questo insieme, le due tavole da me ravvicinate, esprimono un’intensa tragica disperata poesia visiva : Perché?

Tullia Matani Pannelli parte dell’installazione Terra Arsa [La madre], cm.200 X86, cm. 200x 56 Matita, collage di giornali, collage di giornali
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Un uomo è acciuffato da più mani, oggetto del potere altrui. Tullia Matania, Pannello parte dell’installazione Terra Arsa,
cm.200 x 95, matita, collage di giornali

Tullia Matania, Soccorso,
maglia in rame cm.200×180, 1994
in affido all’Osservatorio Astronomico di Napoli

Tullia Matania, Kabul: Reti d’ombra. Origini di un’idea, 2002.
in affido alla Biblioteca Nazionale di Napoli
Nel dicembre 1995 , all’Osservatorio Astronomico di Capodimento, in occasione delle manifestazioni del <<Congresso degli Scienziati a Napoli 1845 – 1995 >> sono state esposte 4 opere di Tullia Matania “Indagine”, “La madre”, “La preda” e “Soccorso”, scultura in tondino e filo di rame e maglia, tuttora presenre nell’Osservatorio Astronomico. La brochure dell’ evento, un rettangolo di cm.17 x 43, riporta al suo interno – oltre a tre stampe delle opere dell’artista – l’intero ”Appello per l’ uomo” firmato da innumerevoli persone di inconfutabile prestigio, le cui firme sono riportate in copertina dove domina il titolo APPELLO PER L’UOMO con le singole lettere a caratteri cubitali, disposte in successione verticale. Ancora oggi è necessario evidenziare ciò che è stato scritto trenta anni fa “La presenza artistica nel momento in cui si celebra la scienza non deve stupire. Ben lungi dall’essere esornativa, è una scelta volta ad ampliare, se è possibile, l’orizzonte delle riflessioni positive su un secolo e mezzo di costante progresso delle conoscenze sulla natura e le sue leggi, aprendo a considerazioni apparentemente estrane al tema, eppure ad esso inesorabilmente collegate alla laicità della scienza, che si presta ad usi ed abusi, e dal suo ruolo di vettore della coscienza dell’uomo” . Era Il1995.
Oggi ancora una volta emerge una sconcertante attualità che esprimono le opere di questa nostra indimenticabile artista: è giusto qui trascrivere una pregatia sintesi nello stesso documento del 1995 con le parole di Gaia Salvatori “Naturalmente tanto l’artista quanto lo scienziato “inventano, scoprono, innovano”, e se nell’artista spesso i mezzi vogliono essere evidentemente il veicolo di un discorso umano che va anche determinatamente al di là dello specifico artistico. Così, mentre nel contemporaneo mondo tecnologico delle informazioni, l’uomo, pur dibattendosi nei vincoli della fisicità, deve fare i conti continuamente con l’immaterialità della comunicazione e con il venir meno della corporeità nelle relazioni, Tullia Matania con le sue opere sembra dare a suo modo una risposta alle più sconcertanti implicazioni nel mondo della comunicazione telematica.”
E ancora una volta un frammento di storia. Incisivo.
Nel sole più fresco di questo settembre 2025 cercavo pensieri di evasione, orizzonti di fiducia nell’umano e rinnovata mia creatività. Poi ho sentito il saluto delicato di Tullia e mi sono ritrovata in un fluire di ricordi – dai più lontani ai più recenti – che volevano spazi narrativi e di testimonianza …. e come sempre mi accade di fronte ad una perdita percepita imponderabile, padroneggia l’esigenza di un mio tempo meditato al di là di ogni fretta riduttiva. In ottobre ho capito di voler comporre un mio saluto a Tullia.
Si è trasformato in un dovere: impegnativo, irrimandabile, utile. Da condividere.
Mi fermo qui, ma non posso farlo senza un profondo
Grazie, Tullia Matania. Sempre.
Grazie Tullia,
per avermi accolto tante volte nella tua casa-studio-laboratorio-museo di dinamicità unica, tra le sale o i piccoli spazi sempre generosi nell’offrire sorprese d’arte, sulle scale dove trovavano posto anche le tante meraviglie di passate tradizioni artistiche. Grazie Tullia per le splendide passeggiate nell’esplorare il tuo terrazzo giardino aperto sul golfo della nostra Napoli , in tutte le stagioni e nelle varie ore del quotidiano, che con le sue bellezze ha reso ineguagliabile l’ unicità del tuo mondo. Grazie Tullia per avermi dato la possibilità di vivere pomeriggi di musica e poesia, di lezioni di pittura quando rimanevo incantata davanti al piccolo bronzo che tu madre avevi dedicato alla tua bambina Gaia: viso bellissimo. Grazie per gi incontri significativi con amici durati negli anni con la complicità del sorriso del tuo Raffele Salvatori a cui mi rivolgevo anch’io chiamandolo “Lello”, indimenticabile la cena di inverno a cui avete invitato me e un caro amico per assaporare la tua/vostra regale calda pietanza <<scorrevole>>. Tullia, soprattutto grazie per i tanti dialoghi con gli sguardi sul mondo che negli ultimi anni abbiamo vissuto insieme, per le tue telefonate inaspettate. per aver conversato con placidità tra i tuoi piccoli lavori all’uncinetto nel tuo angolo preferito della tua dimora, per avermi letto tue poesie e per aver realizzato insieme memorabili iniziative di “VIS ROBORIS”.
Splende ancora la giornata settembrina trascorsa ad Amalfi con un’ esplorazione attenta della storica Cartiera Amatruda, tutta dedicata a te Tullia Matania e ad Aldo Masullo. Il diario della giornata in un pregiato quaderno di carta di cotone Amatruda.
Fa da re il DocumFilm “L’INCONTRO Arte e Filosofia: Dialogo di Poesia. Tullia Matania e Aldo Masullo”.
https://we.tl/t-uKYPzFtRR4,Archivio Matania, Archivio VIS ROBORIS.
https://www.youtube.com/watch?v=cnnyUOJcqpY Casa della Cultura Ascione
Incancellabili tappe del peculiare efficace percorso insieme a te.
Rosanna Bonsignore

Ritengo opportuno segnalare un rilevante accurato libro sulla vita e le opere dell’artista:
G Cioffi, G. Salvatori, Matania, Napoli, 2011.


La tua scrittura incisiva ed elegante è sempre fonte di grande emozione per me, perché partecipi intimamente a ciò che racconti…Grazie per avermi fatto conoscere l’arte di Tullia, madre della mia ex docente del corso di specializzazione. Mi ha colpito molto vedere come eventi lontani possono toccarci e scuoterci attraverso la concretezza delle parole stampate, trasformate in corpi…