Il drenaggio fiscale, cosa diabolica per cui se nominalmente ti sale lo stipendio e ti scattano gli scaglioni di prelievo Irpef superiori, paghi molte tasse in più, molto di più di quel che ti si è incrementato, mentre l’inflazione ti aveva già colpito nel reale potere di acquisto.
Bene. Questa cosa diabolica, tra il 2022 e il 2024, tre anni, ha significato un prelievo fiscale aggiuntivo da parte dello Stato del valore di 25 miliardi di euro: 1 punto percentuale di PIL.
Lo potremmo definire come l’extraprofitto operato da uno Stato che, per responsabilità di molti Governi e sicuramente ancora e molto di quello attuale, continua a far gravare più dell’ 80% del prelievo Irpef dalle spalle di lavoratori e pensionati.
Questo extraprofitto va restituito! Punto. Non ci può essere discussione. Ed è esattamente quanto chiede la Piattaforma del 25 ottobre.
L’intervento sulle aliquote Irpef operato dalla Finanziaria del Governo restituisce ai lavoratori di questo vero e proprio maltolto 1 caffè al giorno. Da vergognarsi.

E poi c’è l’altro extraprofitto, questo davvero clamoroso, osceno, quello delle Banche. Nel 2024 hanno registrato ricavi aggregati per 74,5 miliardi di euro con una percentuale di utili netti del 34%, 26 miliardi di euro, più di 1 punto del PIL. Una enormità che registra anche la stampa non certo rivoluzionaria del nostro paese come uno scandalo quando invece i livelli di profitto medio dello stesso settore in altri paesi europei sono molto lontani da queste vette mentre, industria e servizi viaggiano con livelli di profitto tra il 10 e il 15% ( al netto degli energetici, altro scandalo enorme).
Extraprofitti generati da una compressione dei costi interni, che si scarica sul lavoro, e da una tenuta ad alto livello dei costi drogati di gestione dei circa 50 milioni di ponti correnti bancari, dei tassi dei mutui, di altre plusvalenze generate dai giochi finanziari che operano le stesse Banche.
E il Governo che fa? Nei fatti – non è ancora chiaro – si farà anticipare una parte di quanto dovuto nei prossimi anni, senza intaccare in nessun modo questo monte profitti extra.
Serve una nuova strategia di tassazione della grande rendita finanziaria in generale e per le Banche nello specifico, costituzionalmente pensata ed equamente realizzata.
Stiamo parlando del determinarsi di livelli di profitto davvero fuori mercato, abnormi, come appunto questi delle Banche: occorre qui un intervento netto, che definisca in anticipo i livelli di prelievo fiscale e li rafforzi per questi soggetti recuperando miliardi e miliardi.

Siamo così sul terreno che una sinistra coerente con il proprio nome dovrebbe agire con determinazione: quello della giustizia sociale in un paese con circa 6 milioni di italiani in condizioni di povertà e dove il 5 % più ricco della popolazione concentra nelle sua mani il 50% della ricchezza nazionale e gode di uno Stato – dei suoi servizi, delle sue istituzioni – retto all’80% dal contributo di lavoratori e pensionati, il 95% della popolazione che deve combattere per andare avanti, dovendosi dividere solo la metà rimanente della ricchezza del paese.
il 5% sguazza nel 50% delle ricchezza, ed accumula sempre di più. E il 95% si contende il 50% rimanente.
Riequilibrare questa gigantesca ingiustizia, redistribuire effettivamente la ricchezza verso chi la produce ma poi se ne vede espropriato, mentre per produrla in modo copioso, muore sempre di più lavorando ed è sempre più sottopagato e sfruttato: ma se una sinistra non costruisce su questo ogni giorno idee, proposte, alternativa, aggregazione e lotta, fiducia nel cambiamento, nuove pratiche di solidarietà e se non da’ forza a chi nonostante tutto queste lotte e queste pratiche le porta avanti, ma di che sinistra stiamo parlando?

Ecco un Progetto di nuova società a cui lavorare con urgenza.
Un tassello lo propone la CGIL sempre nella piattaforma del 25 ottobre: ottenere dall’1% più ricco della platea dei contribuenti – potremmo definirli i 500.000, tanti sono, super ricchi – un contributo piccolo dell’1,3% della loro ricchezza, raccogliendo così 25 miliardi all’anno, 1 punto percentuale di PIL.
Ecco con esempi concreti le risorse per abbassare strutturalmente la pressione fiscale su lavoro dipendente e pensioni, altro che caffè al giorno del Governo; avere risorse a disposizione per investire nella sanità, nella scuola; nell’ambiente e nel territorio; nell’innovazione delle attività produttive, come pure chiede l’industria manufatturiera, per creare lavoro buono.
Quand’è che il PD, AVS, i 5S, singolarmente o unitariamente intesi, promuovono su questi temi una grande campagna di massa; invitano il meglio del pensiero economico critico italiano ed europeo a confronto per elaborare una Piattaforma fondamentale per un’Italia Giusta a 2030 e 2035; mobilitano le migliori risorse del mondo universitario e della ricerca e supportano un protagonismo del mondo del lavoro? Una vera e propria Agenda del Cambiamento e della Giustizia Sociale?
Dimmi, quando?
Gianfranco Nappi
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le illustrazioni dell’articolo sono tratte da https://www.finestresullarte.info/focus/dieci-rivisitazioni-contemporanee-del-quarto-stato


