La vicenda della Flottilla sta dimostrando molte cose per le quali bisogna essere grati a queste donne e a questi uomini che su queste fragili imbarcazioni stanno costringendo tutti ad un’altra lettura della vicenda drammatica del popolo palestinese e del massacro genocida di Gaza.

Intanto stanno dicendo a quelle donne e a quegli uomini di Gaza che non sono soli, che c’è tutto un mondo che trepida per loro, che si indigna di fronte alle morti e ai massacri, di fronte a questo abisso di crisi di civiltà.

E lo stanno facendo nel modo più diretto possibile, e questa è la cosa decisiva: mettendoci i loro corpi. Sì, i loro corpi. Su quelle fragili imbarcazioni esposte alle incertezze del mare e soprattutto esposte ad una violenza cieca incombente o fosse anche solo al tragico errore: in questo, fosse anche per un momento solo, stanno condividendo la sofferenza reale e il dolore di quel popolo.

Del resto non a caso, su quelle barche c’è anche Greta che, ragazzina, aveva posto il suo corpo davanti al Parlamento del suo paese come inciampo inaggirabile innescando quel che poi è venuto con un vero e proprio movimento globale sulla crisi climatica.

Questa a mio modo di vedere è la forza straordinaria del messaggio che queste donne e questi uomini stanno lanciando al Mondo. E donne e uomini cattolici, musulmani, probabilmente anche di fede ebraica. O semplicemente donne e uomini che hanno cura di altre donne e di altri uomini. Il germe possibile di una nuova umanità.

Ma anche gesto estremo appunto che la dice lunga su quanto estrema sia la situazione nella quale siamo.

E gesto di una potenza straordinaria che infatti sta allarmando governi e Stati, li sta costringendo a non far finta di niente.

E, ancora una volta miserevole lo spettacolo di questo nostro Governo che invece di intimare al Governo israeliano di non azzardarsi ad impedire lo sbarco degli aiuti umanitari; di non immaginare neanche lontanamente di recare offesa a donne e uomini così pacificamente protesi; di stabilire alleanze e iniziative comuni con gli altri Governi dei paesi diversi delle diverse imbarcazioni, con la sua Presidente del Consiglio continua a non fare onore al suo Paese.

E allora, al tempo della comunicazione globale che tutto massifica ma che anche ha la capacità di trasmettere e far condividere sentimenti in tempo reale moltiplicando l’impatto mobilitante, questa manciata di corpi, lì nel Mediterraneo orientale, in rotta incerta verso incerto approdo stanno dimostrando che non è vero che non c’è niente da fare.

Basterebbe questa semplice e fondamentale lezione per ringraziarli: ci stanno dimostrando che c’è tanto da fare. E che si può.

Noi siamo una Rivista piccolissima e però abbiamo che tutti i nostri prossimi numeri saranno aperti dalle poesie che con due bellissime iniziative e editoriali Tommaso di Francesco con i Poeti Palestinesi e Mario Soldaini, proprio con i ragazzi di Gaza, hanno raccolto in volume: e noi con il prezioso contributo di Mario Grasso le pubblichiamo anche tradotte in napoletano.

Cominciamo già con il prossimo numero tra poco in distribuzione e aperto anche dall’editoriale di un altro quasi ragazzo, Arturo Scotto, che, Parlamentare della Repubblica, sta anche lui lì su una di quelle barche.

Gianfranco Nappi

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