L’Archivio di Stato di Napoli è una delle straordinarie emergenze architettoniche e culturali della città e un giacimento di documenti dal valore straordinario, base per ricostruzione di storia e memoria del Mezzogiorno.
Questo spazio ha vissuto negli ultimi anni una stagione straordinaria di incontro con la città: non solo deputato allo studio e alla ricerca storica ma anche aperto ad una miriade di iniziative culturali e ai suoi protagonisti associativi:
Mostre, Convegni, Musica, Giornate dedicate al Libro; Premi; Convegni e attività legate alla crisi climatica…
La città, ricca di beni culturali ma dove è difficile trovare sale pubbliche perfino per presentare un libro, ne ha goduto nel senso più pieno del termine.


L’artefice particolare è stata una Servitrice dello Stato: la Direttrice Candida Carrino.
L’ho conosciuta così.
Con le ricerche a porte aperte che negli ultimi anni ho potuto svolgere per Infinitimondi, riportando alla luce documenti, storie e vite che hanno alimentato il lavoro su identità e memoria di una comunità: dal fascismo alla Repubblica, dalle 4 giornate alle lotte del movimento del lavoro; da Paolo Ricci a Eduardo De Filippo…
E poi perché proprio l’Archivio ha ospitato tre giornate di lavoro nel 2024 sulla lotta ai Cambiamenti climatici che con Rigenera abbiamo promosso e che insieme a centinaia di ragazzi hanno visto protagonisti ricercatori, artisti e intellettuali come Luciana Castellina, Stefano Mancuso, Franco Arminio, Sandro Dal Piaz…
Bene.
Questa estate, nottetempo è il caso di dirlo, la Direttrice è stata sollevata dall’incarico.
Non si sa perché.
Forse hanno inciso le polemiche intorno ad un matrimonio celebrato all’interno dell’antico convento.
Strano.
In quanti luoghi pubblici di grande pregio storico e culturale si celebrano matrimoni benedetti da leggi e direttive ministeriali volte a favorire introiti per le strutture pubbliche? Quindi è quelle norme che bisognerebbe cambiare in primo luogo.
L’idea di un matrimonio nel museo può piacere o meno.
A me non piace molto.
Meglio, a me non piace l’idea di fruizione di spazi pubblici per attività culturali volontarie subordinato a costi, peraltro crescenti.
Ma sia anche per il matrimonio.
Se questa è stata la ragione, dunque, come la mettiamo con il matrimonio del signor Amazon che ha affittato per piú giorni una intera città, e che città: Venezia?
Chi è che rimuove ora il Sindaco o il Soprintendente ai Beni Culturali o, perché no, il Ministro della Cultura?
E allora, nessuno cerchi di imbrogliare facendo passare per ragione burocratica una scelta che sa molto di ritorsione contro una concezione aperta della cultura e di incontro reale con la città dei suoi spazi più pregiati.
La Direttrice paga questo evidentemente.
Ed è proprio per questo che desideriamo esprimerle pubblicamente la nostra solidarietà e la nostra gratitudine.
Gianfranco Nappi


Vuoi ricevere un avviso sulle novità del nostro sito web?
Iscriviti alla nostra newsletter!

Termini e Condizioni 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *