Intanto sulla riflessione che ho proposto ieri, martedì 23 settembre ( https://www.infinitimondi.eu/2025/09/23/note-a-margine-44-il-successo-dello-sciopero-di-lunedi-indetto-dai-sindacati-di-base-per-la-fine-del-massacro-e-di-solidarieta-con-gaza-la-flottilla-e-per-la-richiesta-di-riconoscimento-dello-stato/ ), faccio mie oggi le due riflessioni in interlocuzione di Adriana Buffardi e Pasquale Trammacco. Le trovate di seguito.
Adriana Buffardi
Manifestazione ieri : grave assenza Cgil in sé e perché mostra una difficoltà a rapportarsi a società e al suo sentire
Spero ci sia al suo interno una riflessione a tutto campo perché una grande organizzazione col suo passato di fronte difficoltà del presente non si può chiudere in una sorta di bolla della propria organizzazione.
Pasquale Trammacco
È sicuramente un’ottima idea quella di lavorare per organizzare una giornata di mobilitazione europea per la pace e per bloccare il genocidio a Gaza e in Cisgiordania. Viviamo in tempi oscuri che ricordano gli anni trenta del novecento. La sensazione netta è che stiano arrivando disastri immani di fronte ai quali ci sentiamo impotenti nel reagire. Mancano gli strumenti e le politica fatica ad indicare le vie possibili. Lunedì scorso, in Italia si è prodotto un fatto di prima grandezza. L’indizione di uno sciopero nazionale per Gaza che ha portato a 85 mobilitazioni in tutto il paese con grandissima partecipazione senza l’appoggio dei sindacati confederali e delle principali forze di opposizione. Visto il successo della iniziativa, la qualità delle presenze ( tanti giovani, bambini e tantissime donne), possiamo osservare come i cosiddetti sindacati di base siano riusciti ad intercettare quello che un tempo si sarebbe chiamato il sentimento della Nazione. Gianfranco Nappi ha richiamato pericolosità e protervia della destra sovranista ma è vero che anche lunedì sia apparso chiaro per chi suona la campana mentre proprio quella destra urla urlano contro i seminatori di odio: come sempre danno uno schiaffo e denunciano che lo schiaffeggiato gli ha fatto male alla mano. Prima che arrivi il peggio a cui come e’ noto non c’è mai limite dovremmo avere la capacità di riflettere su come sono cambiate tante cose e come le ragioni della unità vadano coltivate in modo innovativo. Io banalmente penso, con tutti i distinguo e le differenze, i fascisti sono tornati e bisogna agire di conseguenza.
Penso che Adriana e Pasquale abbiano toccato punti decisivi.
Intanto sulla CGIL. Non si può non esprimere sostegno allo sforzo che molto in solitaria la CGIL di Landini sta facendo per dare corpo ad uno spazio di alternativa sociale: dalla Via Maestra ai Referendum alle mobilitazioni contro le politiche del Governo. Lunedì è emerso però che questa ‘forza’ sociale e democratica sembra avere difficoltà ad incontrare un ampio settore di società che si muove su coordinate diverse da quelle economico sociali; che nulla sa delle divisioni sindacali e nulla vuole sapere; che non si pone il problema di chi indice una manifestazione ma, poichè sente di condividerne le ragioni, vi partecipa: giovani e donne soprattutto , come sottolinea Pasquale.
Ha ragione secondo me Andrea Fabozzi che proprio ieri sul giornale che dirige con intelligenza, il Manifesto, ha scritto : Centinaia di migliaia di lavoratori che fanno i conti con la povertà pure non hanno esitato a scioperare per Gaza. Bene avrebbe fatto il sindacato confederale a convocare lo sciopero generale, come da queste pagine gli avevamo chiesto. I suoi iscritti erano nelle piazze chiamate ieri dal sindacato di base che dunque va ringraziato. Ma non è più questione di sigle come non avrebbe mai dovuto essere questione di primogenitura. La partecipazione ha travolto anche i promotori. Ragazze e ragazzi si sono presi la scena, sono anche loro i protagonisti della lotta contro un destino che non può essere nero. Ma nero, rosso, bianco e verde come la bandiera che la guida.
Un sentimento di indignazione che sta rompendo gli argini a livello internazionale e che ritrova, e non è un caso, proprio in giovani e donne una particolare sensibilità.
Questo è il tema che è esploso lunedì e che è di fronte anche alla CGIL e a tutto il mondo associativo più tradizionale: c’è un cambio di fase possibile che però richiede lungimiranza e spirito di apertura per evitare di essere considerati, ingenerosamente, fuori contesto.
Di contro, appunto, è una straordinaria opportunità per la CGIL per rovesciare il tavolo, per aprirsi, per fare leva su questa spinta per mettere a sua disposizione storia, cultura, rete organizzativa: cioè tutto quello che serve ad essa per evitare di chiudersi o in un orizzonte rabbioso, che certo anche noi dobbiamo vedere come pericolo e contrastare, o in uno di riflusso di delusione.
Questa spinta può durare, può estendersi ulteriormente e diventare potenza sociale e democratica.
Serve però, per questo, una visione. Serve l’idea di una strategia. Serve la politica.
Ecco, come passo da giocare subito, l’idea della Giornata Europea per Gaza e la Pace e il Disarmo in tutte le capitali: dopo i riconoscimenti all’ONU per lo Stato di Palestina e di fronte alla mobilitazione crescente perfino il governo Italiano è stato costretto, seppur al prezzo di un indecente giochetto, ad assumere il tema.
Ecco l’idea, ancora attualissima , che Fabozzi rilancia di uno Sciopero Generale indetto da tutte le organizzazioni sindacali unitariamente, almeno da tutte quelle che ci stanno.
E serve poi la politica, appunto.
Nella storia democratica del nostro paese i movimenti sono stati sempre un fattore critico verso i partiti e verso tutte le forze organizzate della sinistra: : interlocuzioni e scontri. Ma poi, il meglio delle loro spinte quei partiti, almeno quelli più intelligenti, sapevano metabolizzarlo, sapevano trarre da quelle esperienze intelligenze che poi diventavano quadri, dirigenti, militanti politici.
Questo flusso si è interrotto da quando i partiti non sono più partiti: e quel Berlinguer di cui discutiamo oggi a Firenze e di cui discuteremo poi il prossimo 30 settembre a Napoli, tra gli altri, proprio con una autorevole dirigente della CGIL come Serena Sorrentino, è stato tra i primi a porsi il tema e a proporre una risposta.
Ma il tema rimane in ogni caso.
E, non per tornare sempre a battere dove dente duole, dico solo che aspettare che l’equilibrio dentro questo partito di centrosinistra cambi o cambi un segretario in quell’altro o aspettiamo ora quel congresso che forse….o ora ci sono le elezioni locali o regionali, vediamo cosa succede e poi….
Ecco, questa davvero sfracassante attesa va spezzata.
Prima ce ne rendiamo conto e prima cominciamo a costruire quella dimensione politica che i tempi richiedono e che, dentro questi tempi, possa incontrare la sensibilità e il volto pulito di quei ragazzi e di quelle ragazze di lunedì scorso.
Gianfranco Nappi


