di Gianfranco Nappi

Bisogna essere grati a Vito Nocera che con tenacia e intelligenza continua un suo percorso di riflessione che lo conduce a misurarsi con alcuni dei nodi di fondo della crisi della sinistra.

Come ha scritto giustamente nel suo commento al libro Fausto Bertinotti : ” Parlerei allora di letteratura politica a proposito del testo di Vito. Il racconto, la storia, le storie, alimentano questa ricerca e si intrecciano con l’analisi dei processi, delle realtà, dei protagonisti.”

Nell’agile volume si incrociano così le riflessioni sui passaggi che la sinistra ha attraversato e su quelli ancora di fronte ad essa con quelle sulle esperienze personali, di impegno politico e istituzionale nella realtà napoletana e campana.

Da un lato vi è un’ansia fortissima, che poi è il cuore del suo lavoro di questi anni, di reimmaginare un forte insediamento sociale per la sinistra, un suo ancoraggio nel mondo del lavoro, pur con tutte le sue trasformazioni : in assenza di questo la politica diventa asfittica e autoreferenziale.

Qui poi le sue sono pagine di ammirazione per una storia operaia napoletana che è stata anche lievito di civilizzazione dell’intera società con i suoi due poli fondamentali di Bagnoli e Pomigliano d’Arco.

Forse una osservazione che si può aggiungere al quadro che fa Vito di un lavoro scomposto e frantumato dalla rivoluzione neocapitalistica e tale da rendere più difficili tutte le operazioni di ricomposizione e di rappresentanza dei produttori è che questo quadro è reso ancora più complesso da un’altra realtà: la creazione di ricchezza, la sua estrazione, o la sua rapina se volete, nel capitalismo informazionale o della sorveglianza, oramai è ampiamente uscita dai luoghi della produzione, pur così cambiati, e si è estesa direttamente alla vita stessa che in tutto il suo tempo e in tutti i suoi aspetti è tendenzialmente sussunta entro una logica mercantile.

Dall’altro lato vi è poi la ricostruzione di un percorso di militanza e di impegno politico che da Torre del Greco è arrivato a Napoli, da DP a Rifondazione Comunista.

Belle le pagine su quella Via Stella sede prima di Lotta Continua e poi di Democrazia Proletaria ricca di vita e di incontri, per diventare poi anche sede di Rifondazione Comunista e nella io stesso quale ho avuto modo di condividere alcuni anni di militanza entro Rifondazione Comunista e a partite dai quali è sempre vissuto un confronto per me fecondo con il lavoro di Vito.

E poi il rapporto con l’esperienza di Antonio Bassolino, dal Comune alla Regione, e quasi la sorpresa di Vito per un partito, il PD, che ancora oggi non riesce a misurarsi con questa storia che è ancora, nonostante tutto e nonostante tanti, una realtà con la quale fare i conti.

Questo filo di riflessione che il libro ci presenta – processi profondi e evidenze dell’oggi – è quanto mai utile per tutti coloro che non abbiano dismesso la passione civile e la voglia di far vivere un punto di vista critico sul presente.

E un punto di vista critico proprio guardando alla gravità della crisi della politica e della sinistra oltreché utile è anche urgente.

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1 commento

  1. Nel PCI e nelle sue continue diramazioni troppi funzionari e dirigenti di partito ancorché onesti e sinceri non hanno mai assaporato il peso vero degli operai dei Campi e delle industria nonché quello dell’impiegato.

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