da Il Quotidiano del Sud del 24 settembre 2020

di Gianmaria Roberti

Parlano chiaro i risultati delle regionali in Campania: un buco nero ha inghiottito quanto si muoveva a sinistra del Pd. Azzerati Potere al Popolo e gli ambientalisti di Terra, senza risparmiare Democratici e Progressisti, lista del centrosinistra rimasta a bocca asciutta. Per alcuni, però, è un dato paradossale. «Mai come in questo momento, e la pandemia ce lo ha detto in modo clamoroso – osserva Gianfranco Nappi-, la crisi ambientale e la crisi dei sistemi pubblici di sanità, di scuola, di tutela sociale invoca un bisogno di politiche di sinistra». Nappi parla con cognizione di causa: tre volte deputato, ha attraversato tutto lo spettro storico della sinistra, dal Pci ai Democratici di sinistra, di cui è stato segretario regionale, passando per  Rifondazione Comunista e i Comunisti Unitari. Da un decennio è lontano dall’impegno politico, ed oggi ha il distacco per un’analisi obiettiva. «C’è una incapacità dei livelli di rappresentanza politica – afferma – di assumere una centralità nella rappresentanza di istanze che sono ben presenti e ben vive nella società».

Insomma, questa catastrofe lei se la aspettava.

Poiché la politica è quasi una scienza esatta, se si analizzano bene i dati della situazione, questo quadro era già tutto in nuce prima del voto. Dal mio punto di vista non è una sorpresa.

Tutto previsto quindi?

Non è una sorpresa anche se si manifesta in modo assolutamente grave, e in qualche modo inquietante. Perché nell’idea che in Campania, e non solo in Campania, il Pd si qualifica come una forza che trova la sua legittimazione solo nell’azione di governo, e diventa quasi una forza di centro, con un presidente della Regione che addirittura tende ad occupare tutto il campo politico, come lui stesso ha detto – ha costruito una coalizione che racchiudeva dentro sé dalla destra alla sinistra – il dato inquietante che emerge è questo: possibile che a sinistra non sia rimasto niente?

E lei come risponde a questa domanda?

Rispondo che sembrerebbe proprio così. Ma io credo che qui ci sia una grande contraddizione, perché nella società sono tutt’altro che scomparsi gli ideali di giustizia, di eguaglianza. Quindi, in questo vuoto, secondo me si sono misurati due effetti insieme.

Quali sono?

Uno riguarda il fatto che in una società come quella campana o meridionale – ma questo è un discorso anche più generale, che riguarda l’Italia – nel 2018 c’era l’effetto pesante della crisi economico sociale e settori larghi di società erano esposti, frantumati, precarizzati, deboli e arrabbiati. E nel 2018 hanno espresso un voto di protesta e un bisogno di protezione sociale indirizzato verso i due vincitori delle elezioni di allora, che alle politiche furono Salvini e i 5 Stelle. Oggi alle regionali, dopo la pandemia – la crisi che ha portato nel profondo della società un’inquietudine, la paura, la preoccupazione, l’ansia – sono emerse figure di gestione della crisi sanitaria di carattere monocratico, commissariale, che hanno accentrato tutti i poteri. E tra queste, le figure che in apparenza o in realtà hanno saputo meglio fronteggiare la crisi e meglio hanno saputo rispondere ad un bisogno di protezione sociale, sono state premiate dal voto. Però non c’è solo questo, questo è il dato inquietante.

E cosa altro?

L’altro aspetto  che voglio sottolineare è l’assoluta incapacità di questi gruppi alla sinistra del Pd di esprimere un progetto unificante e una capacità di radicamento sociale. Addirittura nel 2018 c’erano tre forze che si presentarono insieme sotto la sigla di Liberi e Uguali – Articolo 1, Sinistra Italiana e Possibile di Pippo Civati -, non ebbero un’aggregazione improvvisata e costruita all’ultimo momento. Non ebbero il risultato che speravano, però presero un milione di voti.

E questo cosa sarebbe potuto significare?

Un milione di voti a livello nazionale poteva essere la base per costruirlo questo progetto. Invece il giorno dopo le elezioni, le dinamiche di relazione tra questi gruppi e tra ceti politici non hanno mai fatto partire il progetto. La sera stessa della chiusura delle urne si sono trovati divisi. E paradosso dei paradossi, quando l’anno scorso si è costituito il governo Conte, sono entrati nel governo. E quindi oggi nel governo LeU c’è, ma non c’è nella società.

E cosa la induce a pensare questo paradosso?

C’è stata una sorta di tradimento dell’elettorato.

Quindi oggi ci sono le conseguenze anche di queste scelte?

Questo lo si paga, e questo risultato ci dice questo.

Ma questa “domanda” di sinistra, non corrisposta da una “offerta”, come si esprime?

Nella società abbiamo avuto in questo ultimo anno un movimento straordinario sui temi del cambiamento climatico, dell’ambiente, che ha visto protagonisti i giovanissimi. Con mobilitazioni a livello globale, in tutta Europa, in Italia e anche in Campania. È nato l’anno scorso un movimento, e anche questo vede in primo luogo i giovani protagonisti, come quello delle Sardine. Abbiamo migliaia e miglia di persone e di giovani impegnati in esperienze di associazioni di volontariato, nei confronti dei migranti, dei più poveri, con la Chiesa. Abbiamo esperienze di battaglie per l’ambiente, per la legalità. Durante la crisi pandemica si sono sviluppate esperienze di comunità, di solidarietà, di economia critica del mercato, di autogestione, di cooperative. Ci sono riviste, giornali, radio, circoli culturali. C’è un tessuto straordinario che è la sinistra. Per non parlare del mondo del lavoro e del sindacato, pur con tutte le sue difficoltà e le sue crisi, con quello che rappresenta di positivo in questo momento la guida della Cgil con Landini.

E questa crisi è irreversibile?

Noi siamo in presenza di un pericolo e di una cultura nazionalistica, revanscista, isolazionistica, con tratti anche di xenofobia, di maschilismo, che è molto forte. Questo non dobbiamo mai dimenticarlo. E non dobbiamo dimenticare che occorre fare un argine contro queste derive, e quindi l’insieme di queste forze di cui stiamo discutendo può assolvere ad una funzione positiva. Però sulla prospettiva io penso che occorrerebbe un terremoto politico a sinistra. Per dirla tutta, io penso che con queste forze c’è poco da illudersi.

In definitiva: la via d’uscita a sinistra qual è?

Io penso che si aprirà una prospettiva diversa se tutti quelli che fanno politica a sinistra, o l’hanno fatta e non la fanno più, e sono tantissimi, si predisporranno a mettersi al servizio di una nuova generazione che è ora che prenda nelle sue mani il destino di una sinistra nuova del futuro.

INTERVISTA-QUOTIDIANO-DEL-SUD

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2 commenti

  1. Grazie, Massimiliano. Purtroppo non riesco a leggere bene tutto. Ingrandisco, ma si sgrana un po’

  2. …….Massimiliano ben fatto ! !!

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